L'ambientalismo si fa stile di vita: è lotta fra "refrattari" e "coinvolti". Come i giovani vedono la sostenibilità

In questa doppia sintesi di pensiero rientrano i giovani compresi in una fascia d'età tra i 18 e i 34 anni. I diversi fattori che influenzano le scelte ambientaliste

L'ambientalismo si fa stile di vita: è lotta fra 'refrattari' e 'coinvolti'. Come i giovani vedono la sostenibilità
TiscaliNews

In milioni sono scesi in piazza in tutto il mondo per protestare contro l'indifferenza dei governi nei confronti dei cambiamenti climatici. Ma la domanda che molti si fanno è "a che cosa siamo disposti a rinunciare" nella transizione verso un'economia sostenibile e - possibilmente - un futuro meno apocalittico di quello che sembra ci aspetti. E' interessante notare che esiste una categoria di giovani definiti "Refrattari", composta da coloro che non credono che cambiare il proprio stile di vita possa servire a qualcosa, ovvero "con una visione estremamente parziale e quasi scorretta della sostenibilità, vivendola in un'ottica di beneficenza".

Giovani più e meno ambientalisti

In questa sintesi di pensiero rientrano i giovani compresi in una fascia d'età tra i 18 e i 24 anni. Che non sono molto meglio degli amici più grandi, visto che nella striscia successiva (25-34) la quota di chi si tiene ad adesguata distanza dallo sviluppo sostenibile è la stessa percentuale: 32 per cento gli uni, 32 per cento gli altri. Tirando lòe sosmme possimo dire che ben un terzo dei giovani è "refrattario".

E non è una bella notizia perché si tratta di ben un terzo dei giovani. Ma a ben vedere dall'altro lato della barricata c'è altrettanta "polarizzazione" con giovani delle stesse fasce d'età che invece vengono definiti dallo studio di Astarea, società di ricerche indipendente guidata da Laura Cantoni e ripresa dal Corriere della Sera, "coinvolti a 360 gradi". Si tratta di giovani disposti a spendere per assecondare qualunque tipo di nuova tecnologia che aiuti nella transizione verso uno stile di vita più sostenibile. Si parla cioè di due classi di consumatori agli antipodi. 

Le categorie mediane

In mezzo ci sono gli "Attenti tra non spreco e risparmio", che agiscono in chiave di sobrietà, gli "Individualisti possibilisti" che "vivono la sostenibilità in modo personalistico senza una articolare visione sociale" (e qui viaggiamo intorno al 17 per cento) e i "Distratti auto riferiti" che "esprimono comportamenti sostenibili molto sporadici". Insomma la fotografia dei giovani rispetto all'ambiente ci dice che la consapevolezza sta crescendo e non si tratta solo di borracce fashion e più trasporti pubblici piuttosto che mezzi di trasporto privati, così per darsi un tono. L'ambientalismo sta diventando un vero e proprio stile vita, culturalmente accettato, che serve per dare il giusto stimolo all'economia in transizione forzata.

Dice l'Istituto di ricerca che i giovani sono tranchant, "vedono in pianco e nero". Ma i ragazzi nella fascia 18-34 anni sono il 42 percetno dei refrattari e il 32 per cento dei coinvolti. Quindi i giovani sono attenti ma non così tanto - come si tende a dire, generalizzando, di questi tempi - a meno che non si faccia riferimento all'intera popolazione italiana: sono loro i più ambientalisti.