"Le persone trans sono corpi di resistenza, corpi di orgoglio". Si celebra la Giornata Internazionale della visibilità Transgender

In tutto il mondo è il Transgender Day of Visibility. Cosa significa questo ai tempi del Coronavirus

'Le persone trans sono corpi di resistenza, corpi di orgoglio'. Si celebra la Giornata Internazionale della visibilità Transgender

Dici “trans” e ancora oggi, purtroppo, sono in molti a lasciarsi andare a pregiudizi e a cattiverie di ogni genere. Come se chi si ritrova ad essere imprigionato in un corpo non suo e a scegliere – con gran fatica e dolore, non soltanto fisico – di cambiarlo in quello da sempre sentito prima che desiderato, non abbia diritto ad essere quello che è e a viverlo con tranquillità. Per tutte le persone trans è necessaria la visibilità e la stessa – come spiega Cristina Leo, psicologa e assessora alle politiche sociali e abitative e alle Pari Opportunità al settimo Municipio di Roma – “è un atto politico, è l’affermazione della propria identità che troppo spesso è stata negata”. Quella della prima assessora transessuale è una delle tante dichiarazioni che sono arrivate oggi – 31 marzo – in cui si celebra in tutto il mondo il Transgender Day of Visibility (TdoV), la Giornata Internazionale della visibilità Transgender che non ha nulla a che vedere con il Trangender Day of Remembrance, celebrato invece a novembre per commemorare le vittime della transfobia.  

La giornata della visibilità

La giornata della visibilità è stata istituita nel 2009 da Rachel Crandal - attivista trans del Michigan – per sopperire alla mancanza di una data specifica dedicata alla visibilità delle persone transgender all’interno della collettività Lgbti e alla sensibilizzazione contro le discriminazioni verso le stesse. Non una giornata di lutto, quindi, ma una maniera per dire ‘basta’ anche in piena emergenza Covid-19 e per celebrare i traguardi raggiunti, riflettendo sull’importanza della visibilità al fine di ridurre la discriminazione e le difficoltà che le persone trans affrontano quotidianamente.  

Di visibilità i trans hanno sempre bisogno, visto che “è fondamentale per combattere gli stereotipi e i pregiudizi”, continua l’assessora. “La visibilità è una rivoluzione”. “La visibilità trans è tutti i giorni, è il mio corpo che parla”, aggiunge Valentina Coletta, portavoce politica del MIT (Movimento d’Identità Trans), nel video realizzato dal sito Gay News assieme ad altre persone transgender, dal presidente di Gender X Giole Hyland all’artista e attivista Vladimir Luxuria, dal sindaco di Tromello Gianmarco Negri alla presidente di Arcigay Napoli Daniela Lourdes Falanga, oltre all’agente di polizia locale Edoardo Cofani, alla responsabile dello Sportello Trans di Milano Antonia Monopoli, all’architetta Ottavia Voza e all’operatrice sociale e vicepresidente di Atn (Associazione Transessuale Napoli) Loredana Rossi. Si sono uniti tutti assieme al grido di #iorestoacasa - un appello alla responsabilità da chi è e si sente parte integrante di questo Paese – che ha come obiettivo di trasformarlo, dopo questa emergenza, nell’hashtag #iononrestopiùacasa.  

Il dramma della solitudine

Stando ad una recente statistica, sono 400mila le persone transgender in Italia, ma molte di esse sono ridotte di fatto alla solitudine, alla invisibilità e a ogni forma di discriminazione. La popolazione transgender è poi una fascia marginalizzata anche nelle politiche sanitarie, con ostacoli nell’utilizzo dei servizi sanitari generali e specialistici. Un esempio in tal senso è dato dal fatto che le possibili interazioni farmacologiche tra i trattamenti ormonali e le altre terapie siano spesso ignorate o dalla difficoltà che possono avere le persone transgender che hanno ottenuto il cambio anagrafico, ad accedere ad alcuni programmi di screening previsti invece per tutto il resto della popolazione.  

Il primo passo da fare è senza ombra di dubbio quello di mostrare l’enorme spettro di variabilità che sta dietro alla parola “transgender”, facendo vedere cioè che dietro quella parola ci sono donne, uomini, persone non binarie, modelle, attrici e prostitute, ma anche sindaci, medici e avvocati, persone giovani e non, di ogni ceto sociale, di ogni cultura, razza e credo religioso. Occore poi normalizzare l’esistenza delle persone trans, un qualcosa che si può ottenere comprendendo, da un lato che che esserlo è solo un aspetto della vita di una persona, che non la definisce né la esaurisce; dall’altro cominciando a pensare che chiunque può esserlo, dai colleghi ai parenti, dagli amici ai vicini di casa, e non quelle solite persone che facciamo rientrare in orrendi luoghi comuni. È sicuramente poi giusto parlare “di” persone trans, ma è molto meglio parlare “con” persone trans, ascoltandole direttamente e senza filtri. 

Ecco quindi questa giornata per non dimenticare e cercare di migliorare, un mero simbolo, perché la visibilità trans dovrebbe essere tutti i giorni, perché – come ricordano molte di loro – “una transizione non finisce mai”.  È stata una conquista di libertà e di parola, una giornata il cui obiettivo non è una mera richiesta di inclusione, ma la rivendicazione di un protagonismo politico nell’emancipazione di ogni superamento del condizionamento etero-patriarcale. La visibilità è il sogno della felicità di essere sé stessi che solo gli audaci riescono a realizzare. Per permetterlo anche a tutti gli altri, sono necessarie giornate come queste, perché – come ricorda l’architetta Ottavia Voza, “tutti noi trans siamo le nostre radici, siamo l’involucro inviolabile delle nostre ragioni, siamo corpi di resistenza, siamo corpi di orgoglio”.