Rifiutate da pazienti e ospedali: dottoresse col velo costrette ad abbandonare l'Italia

In un anno sono andati via 5mila medici stranieri. Soggetti anche ad aggressioni, ma l'80 per cento di loro non denuncia

Rifiutate da pazienti e ospedali: dottoresse col velo costrette ad abbandonare l'Italia

Nonostante la crisi nelle corsie ospedaliere, mai come in questi anni pesa la carenza di medici, sia nelle strutture pubbliche che private, 25 dottoresse sono costrette a lasciare l'Italia perché, essendo straniere, vengono rifiutate dai pazienti. Risultato: non vengono assunte o vengono allontanate subito dopo il periodo di prova. Eppure sono professioniste specializzate, con curriculum adatti per i posti ai quali ambiscono. Ma il velo che portano, per via del loro credo religioso - sono per lo più islamiche -, suscita pregiudizi in pazienti particolarmente sensibili agli allarmismi legati alla presenza di stranieri in Italia. Molte di loro sono costrette ad andarsene e cercare lavoro in altri Paesi. 

A denunciarlo è l'Associazione italiana medici stranieri che spiega come in una regione quale il Venetoginecologhe, interniste, specialiste della riabilitazione, odontoiatre vengono rifiutate dai pazienti e dagli ospedali nonostante l'intero comparto nella Regione sia sotto organico di ben 1300 ospedalieri, a fronte di 9150 in attività. "Tre ginecologhe somale, non riconfermate a Vicenza e a Verona, sono dovute tornare in patria — conferma Foad Aodi, palestinese, presidente dell’Associazione medici stranieri in Italia (Amsi) e consigliere nazionale dell’Ordine dei Medici, al Corriere del Veneto —. E due odontoiatre provenienti dallo Yemen per lo stesso motivo se ne sono andate in Qatar, perché nemmeno negli studi dentistici del Veneto le hanno tenute".

Mediche col velo costrette ad andare via

Eppure ce ne sarebbe davvero bisogno, visto che mancano medici specializzati, in Veneto come in tutte le altre parti d'Italia. "Hanno potuto vivere solo una breve parentesi professionale qui, dopodiché i direttori sanitari, di fronte alle lamentele di pazienti e familiari, per il timore di perdere clientela - spiega ancora il medico - hanno accampato scuse per non stabilizzarle o per non rinnovare il contratto a termine. E ogni volta che l’allarme terrorismo si riacutizza, altre dottoresse rischiano il posto. Ormai nelle strutture pubbliche sono pochissime e nel privato saltano appena un paziente si rifiuta di farsi visitare da loro".

Ora il problema si sta verificando per altre 22 mediche appena arrivate dall'Egitto. "Portano il velo, è difficile riuscire a sistemarle — racconta Aodi —. Purtroppo in questa regione, come in altre, abbiamo trovato un muro di ignoranza e diffidenza. La gente ha paura di tutto ciò che è diverso dalla routine, è un fatto culturale. Non lo dico per sollevare polemiche, ma per cercare di fare opera di sensibilizzazione e spazzare via pregiudizi dannosi. Per i medici ma pure per il sistema, che ne ha bisogno e non può permettersi di perdere forza lavoro". 

Andati via 5mila sanitari stranieri

L'Amsi, nel novembre dello scorso anno, ha pubblicato dati drammatici: in 24 mesi medici e professionisti d’origine straniera diminuiti di 5mila unità. In Italia al momento ci sono 20mila medici stranieri, 5mila odontoiatri e 36mila infermieri, 5mila fisioterapisti, 5mila farmacisti e 1000 psicologi. "Un esercito di professionisti abbandona il nostro Paese, laureati e specializzati, preferiscono andare a lavorare in Università, Ospedali e Cliniche del Medio Oriente, del Nordafrica, dell’Europa dell’Est ed anche della Gran Bretagna", scrive l'associazione, richiamando l'attenzione sui rischi per la tenuta delle strutture pubbliche, ma in alcuni casi anche di quelle private. 

E non è tutto, perché nell'ambito del dibattito delle ultime settimane sulla sicurezza di medici e infermieri, in particolare quelli del 118, è sempre l'Amsi a denunciare che una parte cosistente dei medici stranieri che nell'ambito del loro lavoro in Italia subiscono violenze e aggressioni, non denunciano. "L'80% dei colleghi stranieri non lo fa per paura di perdere il posto e di essere attaccato per vittimismo", spiega Aodi.