Rifugiati e corridoi per l'accesso alle Università. Il Manifesto e gli atenei che li hanno attivati

Sono 40 gli atenei che hanno risposto alla chiamata dell'Unhcr per aiutare i beneficiari di asilo (in Italia sono in tutto 153mila) ad accedere agli studi

Rifugiati e corridoi per l'accesso alle Università. Il Manifesto e gli atenei che li hanno attivati
TiscaliNews

"Solo il 3% dei rifugiati a livello mondiale è iscritto all’istruzione superiore, contro il 37% della popolazione in generale. Abbiamo l'obiettivo di innalzare questa percentuale al 15% entro il 2030: ci impegniamo a promuovere l’inclusione dei rifugiati nelle università". L'obiettivo dell'Unhcr, l'agenzia speciale dell'Onu che si occupa dei rifugiati, come sostiene la portavoce, Carlotta Sami, è diffondere i programmi di inclusione per i richiedenti asilo lungo il cammino che porta al massimo livello di istruzione. Sami ha parlato durante l'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Sassari, come riferisce l'agenzia Agi. 

L'ateneo sardo è uno dei 40 che hanno aderito al "Manifesto dell'università inclusiva" dell'Unhcr, presentato nell'ottobre dello scorso con il fine di portare le Università. Il Manifesto, si legge nel sito dell'agenzia delle Nazioni Unite, prevede che "le Università che aderiranno al documento si impegnano, nello specifico, ad intraprendere o ad ampliare attività e programmi a favore degli studenti rifugiati, come i servizi di informazione e tutoraggio, il riconoscimento dei titoli conseguiti all’estero, borse di studio e incentivi, e corridoi universitari per l’ingresso regolare di studenti rifugiati residenti in Paesi terzi". Molti e prestigiosdi gli atenei che hanno risposto alla chiamata: oltre Sassari si contano Bologna, la Statale di Milano, l'Università studi orientali di Napoli, la Normale di Pisa, la Sapienza, Roma Tre, Cagliari e tante altre (qui l'elenco provvisorio).

Rifugiati in Italia e nel mondo

Intanto i dati. Sami ha sottolineato come il numero dei rifugiati nel mondo sia "il più alto mai registrato", mentre la loro presenza si registra per lo più nei Paesi a reddito medio basso, quelli in Via di sviluppo. "Nel 2018 sono stati 71 milioni le persone costrette a fuggire, la metà sono bambini. Lo scenario richiede uno sforzo considerevole della comunità internazionale", ha spiegato ancora Sami durante il suo intervento, ricordando il Global Compact on Refugees, un patto globale sui rifugiati adottato dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite a fine 2018.

In Italia i rifugiati sono 153mila e, ha detto la protavoce, ripresa dall'Agenzia Italia, "gli investimenti per l'integrazione producono una significativa crescita del Pil; al contrario, la mancata integrazione produce costi sociali che richiedono investimenti nel welfare molto piu' elevati. Per inclusione sociale intendiamo un processo dinamico a due vie, che richiede l'impegno di tutti i soggetti interessati, compresa la volontà dei rifugiati ad adattarsi, senza rinunciare alla loro identità culturale, e l'impegno delle istituzioni pubbliche ad accoglierli. Serve anche lo sforzo dei privati e della società civile". E la via per l'integrazione passa necessariamente attraverso l'istruzione.