Essere gay in 2 mondi in conflitto, la difficile scelta del calciatore inglese

Thomas Beattie: “Ho dovuto sacrificarne uno per sopravvivere". L’ex centrocampista dell’Hull City ha deciso di fare coming out

Essere gay in 2 mondi in conflitto, la difficile scelta del calciatore inglese
Thomas Beattie

Non si capisce perché, o forse sì, ma ancora oggi, nel 2020 - in un anno e in un secolo in cui tante cose sono state fatte per il riconoscimento dei diritti LGBTQ+, ma tanto è ancora da fare – essere gay nel mondo del calcio è ancora un tabù. Un po’ come nel cinema o nella pubblicità dove, purtroppo, se a un ragazzo piace un bel ragazzo e deve interpretare la parte di un eterosessuale, non è credibile. Perché? E, soprattutto, sulla base di cosa? L’omosessualità è ovunque e questa frase non ha nulla di minaccioso, è solo un’oggettiva constatazione. 

Calcio e gay 

Quindi, c’è anche nel calcio. Solo che non si dice, ma per quale motivo? Per l’idea erronea che si ha del “macho”? Per paura di eventuali commenti sgradevoli o insulti dentro e fuori lo stadio? Perché qualcuno potrebbe imbarazzarsi sotto la doccia e negli spogliatoi? Domande, queste, che chi scrive si è posto più di una volta, ma non ha trovato risposta. Qualcuno, dalla Federcalcio in giù, può darne? Un tuffatore, un tennista, un pallavolista, un rugbista e tanti altri sportivi possono dichiararsi gay e vivere liberamente, ma un calciatore no: perché? Quando si smetterà di obbligare a nascondersi e si permetterà a chiunque di vivere liberamente? 

Beattie ha deciso di fare coming out 

Ha deciso di dire basta in tal senso e di far sentire le sue ragioni Thomas Beattie, oggi trentatreenne. Per anni ha fatto del calcio la sua professione e anche ad alti livelli, visto che ha giocato per l’Hull City - società calcistica inglese della città di Kingston upon Hull, nota più semplicemente come Hull, nella contea dell'East Riding of Yorkshire – per poi trasferirsi negli Stati Uniti per frequentare il college e giocare tra USA, Canada e Singapore. Nel 2015 si era ritirato per un infortunio alla testa - fratture facciali ed emorragia cerebrale in seguito a uno scontro di gioco con un avversario - ma oggi che è tutto passato ha appeso definitivamente gli scarpini al chiodo e ha fatto coming out. 

Prima di lui solo altri 3 hanno avuto coraggio 

Beattie, che ora lavora nel mondo degli affari a Singapore, è solo il quarto calciatore professionista maschio che ha giocato in Gran Bretagna a fare coming out, dopo Justin Fashanu (primo giocatore al mondo a farlo, morto poi suicida), il centrocampista tedesco Thomas Hitzlsperger e l’americano Robbie Rogers. 

"Sono un fratello, un figlio, un amico, un ex calciatore professionista, imprenditore e un ragazzo competitivo”, ha dichiarato in un’intervista. “Sono molte cose e una di queste è essere gay". "Mi sentivo di non poter essere calciatore", ha aggiunto. "Di solito sono super social, ma stavo diventando 'anti-sociale' per evitare situazioni che potessero espormi. Questo era uno schema che mi aveva portato anche in tutto il mondo. Mi distesi sul letto e fissai il soffitto, sentendomi il ragazzo più solo del mondo". "Le lacrime – ha aggiunto -sgorgarono; un’ondata di emozioni mi travolse. Tutto il mio corpo stava bruciando; mi formicolavano le braccia e il cuore batteva forte. Ho pregato di svegliarmi sperando che tutto sarebbe scomparso, anche se in fondo sapevo che stavo pregando per la cosa sbagliata. Dovevo trovare la forza per accettarmi".

Troppi pregiudizi nel calcio 

Secondo Beattie – e non solo secondo lui come già anticipato - verso gli omosessuali nel calcio esistono forti pregiudizi. "Essere gay e avere una carriera nel calcio – ha spiegato - non è mai sembrata un’opzione. La società ha detto che la mia mascolinità era legata alla mia sessualità, qualcosa che ovviamente sappiamo essere una falsa ipotesi. Mi sentivo come se non potessi essere un calciatore e accettare chi ero. Tutto intorno a me ha suggerito che questi due mondi erano in conflitto e ho dovuto sacrificarne uno per sopravvivere e c’è ancora paura che un compagno di squadra gay possa sconvolgere l’ambiente della squadra".

Qualcosa potrà mai cambiare in tal senso? Si aspettano risposte, ma – prima ancora – dei fatti.