Carcerati al voto: perché solo 1 su 10 lo esercita e perché è ancora un diritto negato

La possibilità di accedere le urne deve essere richiesta almeno tre giorni prima della consultazione. Antigone: "Votare è riconoscere che un detenuto fa parte della comunità"

Carcerati al voto: perché solo 1 su 10 lo esercita e perché è ancora un diritto negato
TiscaliNews

Le elezioni in Emilia Romagna e Calabria - prime due ad andare al voto nel 2020 - si avvicinano e il corpo elettorale delle due Regioni si prepara al via. Ma c'è una categoria di cittadini per cui esercitare il diritto di voto è sempre una chimera. Parliamo dei carcerati che per la condizione di ristretti in carcere o ai domiciliari non sono di fatto messi nelle condizioni di votare agevolmente. 

E' chiaro che parliamo di quella fetta di persone recluse che per la lievità del reato compiuto (con condanna sotto i 5 anni, ai quali al massimo il diritto viene sospeso) o per non aver ancora ottenuto una sentenza passata in giudicato possono esercitare il voto attivo - compreso coloro che si trovano in custodia cautelare - garantito dalla Costituzione per tutti i cittadini. Due categorie di condannati perdono invece il diritto: chi ha una condanna a più di cinque anni e chi è condannato all'ergastolo. Tirando le somme meno della metà dei carcerati. Il numero di coloro che però, di fatto, mette la scheda nelle urne è infatti bassissimo.

L'associazione Antigone, che si occupa dei diritti dietro le sbarre, è sempre puntuale nel denunciare le lentezze della macchina amministrativa che deve mettere i detenuti nelle condizioni di esercitare il diritto di voto: solo 1 su 10 riesce a esprimere il suo voto. Per avere un numero possiamo citare le elezioni politiche del 2013 quando gli elettori dalle carceri sono stati 3.426, su un totale di circa 60mila detenuti. Numeri forse datati ma significativi anche oggi. 

Come funziona il diritto di voto in carcere

La legge dice che nelle carceri deve essere istituito un seggio speciale, con tutti i problemi che comporta. Ma sono le stesse norme a chiedere che l'iniziativa deve essere degli stessi detenuti che devono fare richiesta al comune di residenza. La dichiarazione va presentata entro tre giorni dalle elezioni avvalendosi del supporto dell’Ufficio Matricola del carcere.

Il detenuto viene quindi inserito dal Comune nell'elenco da consegnare al presidente del seggio e inviare la richiesta della tessera elettorale per permettere al carcerato di votare. Un procedimento che appare complicato e che rende indispensabile un'azione attiva dell'amministrazione a vari livelli. E che visti i numeri forse dovrebbe essere portata all'attenzione del Garante per i diritti dei detenuti. 

Le denunce e le esortazioni

Lo scorso anno Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, nel corso di un convegno sui diritti dei carcerati, ha sottolineato la sua speranza affiché il governo contribuisse a portare un cabiamento, dando il diritto di voto ai detenuti in Italia. Alcuni paesi danno ai detenuti il diritto di voto, anche se stanno scontando lunghe condanne. Il presidente ha concluso la conferenza dicendo: "Votare è riconoscere che un detenuto fa parte della comunità".