Contro il caporalato: nasce la prima filiera etica del pomodoro che toglie dalla schiavitù 100 persone

L'iniziativa è dell'associazione internazionale No Cap e dell'intesa tra il Gruppo Megamark di Trani che mira a far emergere il lavoro nero nelle campagne del Sud. L'appello: "Comprate i prodotti 'Iamme'"

Contro il caporalato: nasce la prima filiera etica del pomodoro che toglie dalla schiavitù 100 persone
TiscaliNews

E' un progetto rivoluzionario che promette di restituire dignità al lavoro nei campi del profondo Sud, quelli dove le persone vengono sfruttate, quando non schiavizzate, e dove prolifera il caporalato. Parte dalle campagne del Foggiano la prima filiera etica in Italia contro lo sfruttamento: i prodotti, 5 tipi di conserve di pomodori biologici, frutta e verdura, sono contrassegnati dal bollino etico "NoCap" mentre il marchio del prodotto è Iamme. Di cosa si tratta? "Di un sogno che si realizza".

Cento lavoratori sottratti allo sfruttamento

Iamme-No CAP è un progetto sperimentale, nato dall'intesa tra il Gruppo Megamark di Trani (Bat), l'associazione internazionale anticaporalato NO CAP e Rete Perlaterra. Le aree interessate per ora sono tre: la Capitanata in Puglia, dove vengono impiegate 60 persone che producono pelati e passate, il metapontino in Basilicata, con un centinaio di lavoratori che raccolgono e confezionano prodotti freschi (tra cui finocchi, carciofi, peperoni, uva, insalata, ortaggi e frutta) e il ragusano in Sicilia le cui produzioni sono focalizzate su alcune varietà di pomodoro (pachino, pomodori gialli, ciliegino), come sottolinea Yvan Sagnet, presidente dell'associazione No Cap. In tutto si parla di più di una ventina di imprese agricole con 100 lavoratori sottratti alle condizioni estreme di lavoro e di vita.  

Con questo progetto vengono rispettati per la prima volta i diritti dei lavoratori, selezionati nei ghetti per migranti ai quali vengono assicurati "contratti nazionali, dignitose strutture per alloggi, con acqua, luce e gas", mezzi di trasporto adeguati, visite mediche, dispositivi di sicurezza sul lavoro (scarpe antinfortunistiche, tute, guanti, mascherine) e bagni chimici nei campi di raccolta.

Il prossimo anno, si legge in una nota dell'associazione, verranno assunti altri 700 lavoratori alle stesse condizioni etiche. "Faccio quindi appello a tutti i consumatori la cui consapevolezza e le cui scelte saranno in grado di determinare il successo di questa operazione", dicono iresponsabili di NO CAP.