[Il caso] Asili nido gratis e lavoro femminile: le misure della ministra già attuate (con successo) in alcune città

La titolare del dicastero delle Pari Opportunità Bonetti parte col botto, ma alcune città si sono portate avanti. L'esempio di San Lazzaro di Savena e Spresiano

[Il caso] Asili nido gratis e lavoro femminile: le misure della ministra già attuate (con successo) in alcune città

A beneficiarne saranno soprattutto le donne che, senza i costi aggiuntivi sul bilancio familiare, saranno libere di tornare a lavoro dopo la maternità o di cercarselo nel caso in cui, ad esso avessero rinunciato per accudire i figli. L'asilo nido gratis è una delle prime esternazioni che la ministra delle Pari Opportunità e della Famiglia, Elena Bonetti, ha fatto nell'assumere il suo ruolo ministeriale. "Asili nido gratis e assegno unico familiare", ha promesso la ministra già nella prossima finanziaria, annunciando anche altre misure. Temi fino a qualche mese fa tabù, rivoluzionari, rispetto alle idee propugnate dal precedente governo, che aprono a scnari nuovi, moderni, per una società che sia realmente inclusiva. 

Di cosa si tratta. "Il tema 'nidi gratuiti' è un primo passo di diritto all’educazione garantito ai bambini nella fascia 0-3 anni. Un sostegno alla cura dei figli per le famiglie (non sarà l’unico), di contrasto alla povertà educativa e di promozione di equità sociale. Sostenere le famiglie nell’accesso al nido significa eliminare quelle potenziali disuguaglianze sociali che nelle prime fasi della vita rischiano di creare divari non più risanabili", spiega la ministra in un'intervista ad Avvenire.

Solo un bimbo su 10 accede al nido

Secondo i dati ufficiali solo un bambino su 10 riesce ad accedere al nido pubblico, molto al di sotto del 33% indicato dall’Europa. La media nazionale è del 22,8% dei bambini accolti in strutture pubbliche con picchi negativi in Calabria e Campania, dove si arriva solo al 7.6%, e in generale al Sud. Misura sacrosanta dunque a cui si aggiunge l'assegno unico familiare "che accompagnerà i genitori fino alla maggiore età dei figli". Il costo? I primi calcoli parlano di 9 miliardi di euro per avviarla. 

Tenendo conto che l'ulteriore misura è il congedo parentale per i padri che, dice, "produce valore sociale". E, aggiunge la ministra, "non significa che le donne possano permettersi di dedicare maggior tempo al lavoro", ma "riconoscere che il ruolo di un padre è fondamentale sia nei confronti della cura del figlio che nella relazione di coppia". 

Abbattere il muro

E questo porta al tema principe della crescita di una società: abbattere il muro che separa le donne dal lavoro. L'Italia resta ai piedi della classifica dei Paesi in Europa per occupazione femminile con dati che dicono che più di una donna su due non lavora. L'accesso al mondo del lavoro quindi "in Italia deve essere attivato perché dove all'uomo viene riconosciuto un ruolo di alleanza educativa rispetto alla donna, allora si libera anche la donna rispetto a quella visione relegata in certi contesti che poi non le dà modo di insistere maggiormente nel mondo del lavoro". E questo fa un passo avanti sulla strada della conciliazione.

Nidi gratis: fatto

Ma tornando al tema degli asili nido gratis, c'è più di un esempio virtuoso già messo in campo. Spresiano, in Veneto che offre il nido gratis a tutti e la Regione Lombardia che sperimenta il servizio gratuito con una serie di strutture che aderiscono al progetto. Di un altro caso virtuoso parla Il Fatto quotidiano che cita l'esperimento riuscito di San Lazzaro di Savena, alle porte di Bologna, dove la sindaca Isabella Conti, ha inaugurato i nidi gratis per tutti a prescindere da Isee e reddito. La misura era prevista per il 2020, ma gestendo nel modo giusto le finanze comunali, la prima cittadina è riuscita ad avviare la misura già dal 2019. Una rivoluzione nella cittadina di 30 mila abitanti.

Oltre agli effetti positivi sull'occupazione femminile - non dimentichiamo che le rette per il nido possono raggiungere anche i 400 euro a bambino - si attua un meccanismo virtuoso che attiene più strettamente all'educazione dei bambini, 300 distribuiti in 6 poli per l’infanzia (da zero a sei anni). "A chi dice che i più ricchi dovrebbero pagare rispondo che il nido, come l’asilo, le elementari e le medie, fa parte di un progetto educativo più ampio. Di un percorso pedagogico di lungo respiro, che si traduce in minori tassi di abbandono scolastico e azzeramento statistico di rischi di bullismo", ha spiegato la sindaca.