"Anna e Marco" e i rischi del sesso non protetto: il corto che racconta il bello dell'amore sicuro

Un video promosso dall'Anlaids che ricostruisce scene e luoghi di quotidianità dei giovani. L'associazione si batte per promuovere la cultura della prevenzione e favorire la ricerca per il contrasto alle malattie sessualmente trasmissibili

TiscaliNews

Anna e Marco sono una ragazza e un ragazzo, si incontrano in discoteca, si piacciono e fanno sesso. Il giorno dopo però li assale l'angoscia e il dubbio: perché fare sesso non protetto e rischiare la vita? C'è chi li può aiutare. Il messaggio contenuto in un cortometraggio è chiaro e l'Anlaids ha pensato bene di affidarsi a due registi bravi come Alice Lombardi e Daniele Barraco per dare ai giovani più consapevolezza. Il corto si intitola "Anna e Marco" ed che è stato rilasciato sui social, inserendosi nell’ambito del Progetto Smart Aids finanziato da ATS (Agenzia di Tutela della Salute) della Città Metropolitana di Milano con ha lo scopo di sensibilizzare i giovani attraverso il racconto di momenti di vita quotidiana vissuti dai protagonisti. 

La storia è bella e delicata, raccontata con eleganza e girata in una discoteca, luogo classico di incontro tra i giovani. Perché proprio a loro è rivolto il messaggio, un messaggio positivo che stimola a non abbassare la guardia nei confronti delle malattie sessualmente trasmissibili e in particolare dell'Hiv, virus sempre in agguato. La colonna sonora è una delle più belle canzioni di Lucio Dalla, appunto "Anna e Marco" che come i due protagonisti "si scambiano la pelle", si incontrano e si amano. Poi "qualcuno li ha visti tornare insieme". Ogni anno sono circa seimila i nuovi contagi da Hiv, come rilevato dall'associazione Anlaids. 

Il lavoro di Anlaids

Anlaids, Associazione Nazionale per la Lotta contro L’Aids è stata fondata nel 1989 con l’obiettivo di promuovere la diffusione della ricerca clinica e sociale nel campo dell’HIV, migliorare la qualità di vita delle persone con HIV e delle loro famiglie e contrastare lo stigma legato alla patologia. Oggi la ricerca clinica ha permesso alle persone con HIV di avere un’elevata qualità e aspettativa di vita; così la sensibilizzazione e l’informazione giocano un ruolo importante: discriminazione, disinformazione e una strano imbarazzo ruotano ancora intorno alla patologia