L'addio amaro di Aluko alla Juventus: "Non ne potevo più di essere trattata come Pablo Escobar"

L'attaccante torna in Inghilterra e in un'intervista al Guardian dice: "A volte Torino sembra un paio di decenni indietro nei confronti di 'persone differenti'"

L'addio amaro di Aluko alla Juventus: 'Non ne potevo più di essere trattata come Pablo Escobar'

Il 22 novembre scorso con una lettera l'attaccante della Juventus femminile, Eniola Aluko, a sorpresa, saluta i tifosi e annuncia che lascerà Torino. Nel bagaglio non ci saranno solo gioie: dopo aver vinto in bianconero uno scudetto, una Supercoppa e una Coppa Italia, e con un un bottino di 15 gol in Serie A, la calciatrice torna nella patria inglese e rilascia un'intervista al Guardian con la quale esprime non poca amarezza. "A volte Torino sembra un paio di decenni indietro nei confronti di 'persone differenti' - racconta caustica -. Sono stanca di entrare nei negozi e avere la sensazione che il titolare si aspetti che rubi".

Aluko, che alla Juventus è rimasta per un anno e mezzo vestendo la maglia numero 9, lascia dietro di sé l'immagine di un Paese che in fatto di accoglienza e integrazione ha ancora molto da imparare. E non è escluso che siano stati proprio questi fastidiosi episodi ad aver determinato la sua decisione di tornare a casa. "Non sono poche le volte in cui arrivi all'aeroporto e i cani antidroga ti fiutino come se fossi Pablo Escobar...", spiega ancora.

"Cambiare mentalità per far sentire le atlete a casa"

L'attaccante di origine nigeriana precisa però di "non avere avuto esperienza di razzismo da parte dei tifosi della Juventus né tantomeno nel campionato di calcio femminile. Il tema, però, in Italia e nel calcio italiano esiste e mi preoccupano le risposte di alcuni presidenti e di parte del pubblico che minimizza e lo derubrica a mera cultura del tifo". Aluko non manca di lanciare un messaggio alla società per la quale ha giocato per molti mesi, anche se il suo messaggio sembra rivolto a tutto il mondo del calcio. Per continuare ad attrarre i talenti dell'Europa, l'Italia deve lavorare per "farli sentire a casa". E questa è una "parte imprescindibile per un progetto a lungo termine". Sabato 30 novmbre, l'attaccante già stella del Chelsea e della nazionale inglese giocherà la sua ultima partita in bainconero.