#Actout: il grido necessario di 185 attori e attrici LGBT tedeschi

Tutti insieme hanno permesso che i loro volti fossero pubblicati sulla Sueddeutsche Zeitung per dire “basta” alle discriminazioni e reclamare più riconoscimento nel mondo del teatro, del cinema e della tv

(foto Süddeutsche Zeitung)
(foto Süddeutsche Zeitung)

Finalmente è successo. Il coming out nel cinema è stato da sempre tenuto nascosto, evitato, inespresso o abilmente ‘trasformato’ in una presunta eterosessualità da agenti, case di produzione, sponsor, registi e quant’altro girasse attorno a quell’attore o a quell’attrice conosciuto o conosciuta per fare in modo che lo stesso o la stessa continuassero a lavorare rispettando una consensuale “tranquillità” collettiva. Da Laurence Harvey a Montgomery Clift, senza dimenticare Rock Hudson o Marlene Dietrich, si possono fare tanti esempi celebri del passato: uomini e donne, spesso icone sexy, costretti a vivere la loro vita vera nell’ombra, nascondendo al pubblico amanti o fidanzati. Oggi però, in Germania, 185 attori “che si identificano come gay, bi, trans*, queer, inter e non-binari, e molte altre cose” hanno deciso di dire “basta” a tutto questo, firmando il manifesto #ActOut e rilasciando un’intervista sul Süddeutsche Zeitung.

"Siamo attori. Non dobbiamo essere ciò che recitiamo"

"Fino ad ora - si legge - non siamo stati in grado di parlare apertamente della nostra vita privata senza temere ripercussioni sulla nostra vita professionale, ma qualcosa deve cambiare”. L’appello è volto per avere una maggiore inclusione nel mondo della TV, del cinema e del teatro - che tanto inclusivi non sono da questo punto di vista – ottenendo parità e rispetto. “Siamo attori. Non dobbiamo essere ciò che recitiamo”, fanno sapere. Tra i firmatari dell’appello c’è anche Eva Meckbach, 40 anni, conosciuta per aver interpretato “Home for the Weekend” e la serie crime “Tatort” che va in onda da oltre 50 anni sul primo canale della tv pubblica tedesca. A promuovere il coming out di massa sono stati poi Karin Hanczewski, l’attore di teatro Mehmet Atesci, 34 anni, e Godehard Giese, che hanno poi coinvolto gli altri colleghi. “Quando ne abbiamo parlato in gruppo è apparso subito chiaro che in questo modo avremmo potuto cambiare qualcosa, come gruppo, come grande gruppo”, ha spiegato Hanczewski a cui, precisa, hanno sempre consigliato di non portare la compagna sul red carpet. “Eravamo ad un festival del cinema sei mesi fa dove avevo un film in concorso e la mia ragazza mi aveva accompagnato. Sapevo che ci sarebbe stato un tappeto rosso e i fotografi. La mia agente di allora mi consigliò di non portare sul tappeto rosso la mia fidanzata”. “Che cosa c’è che non funziona con noi?”, si chiede l’attrice, “visto che gli altri possono portare partner maschi e femmine e se sono omosessuale, better not do it?”. In tanti colleghi avevamo avuto la stessa esperienza, prosegue nel racconto l’attrice, e da questo l'estrema necessità di un passo avanti verso il coming-out collettivo. “Se non faccio coming out, se mi rendo invisibile, contribuisco a un mondo in cui non voglio davvero vivere, e alimento il terreno per l’omofobia”.

"Se non faccio coming out – scrivono gli attori tedeschi - se mi rendo invisibile, contribuisco a un mondo in cui non voglio davvero vivere”. E in Italia?
“Alcuni di noi sono attori che hanno coraggiosamente fatto coming out da soli in passato - si legge nel manifesto – altri stanno decidendo di farlo ora. Siamo nuovi arrivati, nomi noti. Siamo cresciuti quando l’omosessualità era ancora illegale, e siamo anche più giovani di Elliot Page. Siamo cresciuti in villaggi e grandi città; siamo persone di colore, persone con esperienze da immigrati e persone con disabilità; non siamo un gruppo omogeneo”.
Sarebbe bello, sano e molto più semplice se l’#actout fosse fatto anche da noi in Italia e riconosciuto, ma per ora, a quanto pare, tranne qualche spasmodico episodio di regista o attore che ha deciso di farlo, non c’è questo “coraggio” e molti e molte vivono ancora nell’ombra. La scelta di dirlo o non dirlo, soprattutto a sé stessi, lo sappiamo e lo ripetiamo ogni volta, è una cosa personale e ognuno ha i suoi tempi, qualcuno addirittura non li trova mai, ma la cosa fondamentale è che ognuno possa lavorare – in questo caso, interpretare un ruolo - indipendentemente dalla propria sessualità. Se l’obiettivo degli attori e delle attrici tedeschi è quello di “creare dibattito sulla diversità nella società tedesca”, come hanno spiegato, ci son riusciti. Nel frattempo, aspettiamo fiduciosi, perché un giorno accadrà anche da noi e in tal senso contiamo soprattutto sulle nuove generazioni, anche perché – come ha risposto al cronista il giovane attore Jonathan Berlin, “i tempi sono maturi” e farlo “è un atto di amor proprio”.