"No all'accordo con la Libia sui migranti": l'appello di politici e Ong. E parte la campagna social

Il 2 febbraio verrà rinnovato il memorandum, senza modifiche. Bartolo, Schlein e Migliorino contro Lamorgese, Emergency: "Non delegare a Paesi che violano i diritti umani su mandato"

'No all'accordo con la Libia sui migranti': l'appello di politici e Ong. E parte la campagna social
TiscaliNews

Il rinnovo del memorandum Italia-Libia è previsto per il 2 febbraio del 2020, senza modifica alcuna. La ministra dell'Interno, Luciana Lamorgese, aveva però sostenuto che l'accordo sui migranti stipulato nel 2017 sarebbe stato rivisto, annunciando modifiche che invece non arriveranno: il documento sarà siglato e rinnovato nell'identico testo per altri tre anni. La decisione è stata accolta con preoccupazione sia dalle Ong che operano con i migranti, sia da alcuni esponenti di sinistra, tra cui gli eurodeputati del Pd Pietro Bartolo e Pierfrancesco Majorino, e Elly Schlein, capolista di “Coraggiosa”, la lista progressista che ha raccolto moltissimi consensi alle regionali in Emilia Romagna. Serve un atto di coraggio per bloccare l'intesa, chiedono le Ong mentre parte una campagna social legata all'hashtag #ioaccolgo.

"Serve una svolta radicale"

"In Italia e in Europa c’è bisogno di una svolta radicale in materia di politiche di immigrazione. Per questo rivolgiamo al governo un appello preciso: ci si faccia carico di scelte più nette rispetto a quelle operate fin qui", fanno eco in un appello pubblico i tre esponenti politici. "Serve una nuova legge quadro su di una materia che fin qui è stata affrontata attraverso le lenti dell’insicurezza, della paura, della fragilità dei progetti di inclusione e integrazione. E serve una nuova legge sulla cittadinanza che cancelli l’odiosa differenza tra bambini che nascono e crescono in questo paese e che devono essere sempre riconosciuti come italiani", scrivono nell’appello.

Superare la Bossi-Fini e rilanciare gli Sprar

"La cancellazione dei decreti Salvini - aggiungono - il superamento della Bossi-Fini, il potenziamento dell’accoglienza diffusa, il rilancio di Sprar, un grande piano nazionale per la piena integrazione, il sostegno al soccorso in mare, la nuova gestione dei flussi contro qualsiasi illegalità, l’annullamento del memorandum con la libia in cui la situazione non garantisce il rispetto diritti fondamentali e la cancellazione di quella autentica vergogna costituita dai campi di detenzione: tutto ciò deve e può essere il cuore di una nuova pagina da scrivere immediatamente attraverso il nostro paese. Un paese che, ovviamente, non va lasciato solo”.

"Anche per questo - concludono - è sempre più necessario che in sede europea si approvi davvero la riforma di “Dublino” e vinca la logica della comune responsabilità nella gestione dei processi di accoglienza e non quella della continua deresponsabilizzazione che aiuta i trafficanti e tratta i migranti come un nemico da respingere”.

Le Ong: la Libia non è un porto sicuro

Anche le Ong lanciano l'appello al governo perché torni sui suoi passi e apporti modifiche all'accordo con cui la cosiddetta Guardia costiera libica, i cui membri sono stati accusati ripetutamente dalle agenzie Onu di traffico e detenzione di esseri umani, continuano a esercitare il lavoro di pattugliamento delle coste, spesso in collusione con si legittimano le carceri libiche mascherate da centri di accoglienza in territorio libico dove migliaia di persone confluiscono prima di affotnare la traversata verso l'Italia e l'Europa. 

"È lo stesso memorandum che, negli stessi tre anni, tutte le organizzazioni e agenzie internazionali per i diritti umani hanno condannato per il rischio effettivo che rappresenta per la tutela dei diritti delle persone migranti - scrive Emergency in un comunicato  -. Come è ormai documentato, in Libia vengono sistematicamente violati i diritti fondamentali di migliaia di persone, detenendole abusivamente e sottoponendole a violenze e torture di ogni tipo. Il racket delle migrazioni, la corruzione e, negli ultimi mesi, l’inasprirsi della guerra escludono nel modo più assoluto che la Libia possa essere considerata il 'porto sicuro' in cui rimpatriare i migranti che vengono intercettati in mare dalla guardia costiera”. 

Nei mesi scorsi ci sono stati tentativi di riaprire il confronto con le autorità libiche per rivedere i termini di accoglienza dei migranti in Libia, ma il tavolo è andato deserto. L'accordo quindi - compresi i finanziamenti - verranno riconfermati così come sono. L’Italia dice di aver fatto la sua parte, ma non è così. Non ha mantenuto la promessa di modificare il memorandum rendendo il nostro Paese complice – se non il committente - delle innumerevoli violazioni dei diritti umani perpetrate in Libia”.  Per Emergency si tratta di un “vergognoso accordo con la Libia” e chiede all’Italia e all’Europa di dare risposte serie e credibili per affrontare ciò che avviene ogni giorno nei luoghi di detenzione libici e nel Mediterraneo. “È necessario ripensare le politiche sull’immigrazione in Italia e in Europa, che non possono essere più delegate a Paesi che violano i diritti umani su mandato. Se vogliamo veramente parlare di cambiamento di rotta, è imprescindibile fare scelte civili forti, per le quali non possiamo più aspettare”.