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Usa: le sindache guidano il femminismo in politica

Negli Stati Uniti sono le donne alla guida delle amministrazioni locali a promuovere istanze femministe, tra cui il contrasto alla violenza di genere, i diritti riproduttivi e il cambiamento climatico — di Elena Magagnoli

di La Svolta   
Usa: le sindache guidano il femminismo in politica

Negli Stati Uniti dove il dibattito politico è tutto incentrato sull’elezione del futuro presidente – ruolo che continueremo con grande probabilità a declinare al maschile visto che lo scontro annunciato è tra Joe Biden e Donald Trump – c’è anche una rete di donne in politica che opera dal basso per promuovere l’uguaglianza dei diritti e dare ascolto alle istanze dei propri elettori e soprattutto delle proprie elettrici.

Parliamo delle sindache americane alla guida delle amministrazioni locali. Le battaglie politiche su cui sono più attive riguardano interventi di contrasto alla violenza e all’uso delle armi, il cambiamento climatico, le questioni intersezionali collegate alla razza e al genere.

Tra le prime cittadine che hanno ottenuto risultati degni di nota nelle loro città, la rivista femminista Ms. Magazine menziona la sindaca di St. Louis (Missouri), Tishaura Jones che, stando ai dati da lei stessa condivisi, tra il 2022 e il 2023 ha contribuito a ridurre del 21% gli omicidi commessi in città, del 22% la violenza totale e del 50% la violenza giovanile. Siccome “le assemblee legislative statali e il Congresso non si preoccupano di rendere più sicuro il nostro Paese, dobbiamo essere creativi a livello locale per proteggere le persone dalle armi e dalla violenza”, ha spiegato Jones, che ha appositamente creato un ufficio per la prevenzione della violenza.

Regina Romero, sindaca di Tucson (Arizona) dal 2019, è la prima donna di origine messicana a ricoprire questo ruolo dal 1870. È impegnata in prima linea contro la crisi climatica, che a Tucson è particolarmente sentita perché: «Ha le temperature con l’aumento più rapido nel Paese e uno dei climi più terribili, con una siccità che dura da 22 anni», ha riferito la sindaca. Nel 2022, poco prima che la Corte Suprema eliminasse il diritto federale all’aborto, quando era già nell’aria un possibile rovesciamento della sentenza Roe v. Wade, Romero ha fatto adottare la risoluzione “nessun arresto”: impedendo così l’arresto di chiunque aiutasse una donna ad abortire anche in violazione delle leggi statali.

Queste figure chiave della politica locale si riuniscono periodicamente nella Women Mayors Leadership Alliance, un gruppo bipartisan molto influente tramite il quale si confrontano sulle sfide che devono affrontare nel loro ruolo e scambiano idee su temi importanti per le donne, come l’uguaglianza economica, la salute femminile e i diritti riproduttivi. L’Alliance oggi è presieduta dalla sindaca di Albany (N.Y.), Kathy Sheehan che è convinta che: “Gli uomini devono ascoltarci. Non si tratta solo di questioni femminili. Ci sono temi che hanno un impatto sulle nostre comunità e su tutti i sindaci e tutti comuni del Paese”.

La proporzione di donne sindache in città e distretti americani con una popolazione superiore a 30.000 abitanti è di 417 su un totale di 1616 sindaci (quasi il 26%), stando ai dati aggiornati a settembre 2023 forniti dal Center for American Women and Politics della Rutgers University. Tra le 12 città più popolate, 4 sono guidate da donne (tutte democratiche): Karen Bass a Los Angeles, Kate Gallego a Phoenix, Cherelle Parker a Philadelphia e Donna Deegan a Jacksonville.

In un parallelismo con il nostro Paese in cui purtroppo ci distinguiamo in negativo, in Italia nel 2023 (dati Openpolis di agosto) solo 9 donne ricoprivano la carica di sindaco di un comune capoluogo: un numero bassissimo (l’8,4%) se consideriamo gli oltre 100 capoluoghi di provincia nel nostro Paese.

Questo arretramento si spiega con quanto emerso da un report del 2019 della fondazione americana Barbara Lee Foundation, cioè che “quando concorrono per incarichi amministrativi, le donne devono affrontare ostacoli che i concorrenti uomini semplicemente non hanno”. Lo dimostrano dati costanti: gli elettori sono più a loro agio nel vedere le donne elette come membri del parlamento piuttosto che in posizioni amministrative dove avrebbero potere decisionale esclusivo.

di La Svolta   
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