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Scrivi la rabbia (e buttala), che ti passa!

Secondo uno studio condotto dall'University of Nagoya annotare la rabbia legata a un evento su un foglio di carta e distruggerlo aiuta a eliminare il sentimento negativo — di Alexandra Suraj

di La Svolta   
Scrivi la rabbia (e buttala), che ti passa!

Se dopo un evento negativo della tua vita vuoi scaricare tutta la rabbia che provi nei confronti di ciò che è accaduto, prova ad annotarne le emozioni su un foglio di carta. Poi distruggilo, trituralo, appallottolalo e gettalo via. Ti senti più leggero?

Secondo uno studio condotto dai ricercatori dell’Università of Nagoya, la risposta dovrebbe essere “sì”.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Nature, infatti, ha dimostrato che annotare su carta i propri sentimenti in reazione a un insulto o a un torto subito, per poi distruggere o gettare il supporto cartaceo potrebbe contribuire a ridurre le emozioni negative derivanti dall’esperienza e a eliminare il sentimento di rabbia.

«Ci aspettavamo che il nostro metodo sopprimesse la rabbia in una certa misura», ha detto a The Guardian Nobuyuki Kawai, ricercatore capo dello studio presso l'University of Nagoya. «Tuttavia, siamo rimasti stupiti dal fatto che sia stata eliminata quasi del tutto».

In Anger is eliminated with the disposal of a paper written because of provocation, i ricercatori hanno voluto indagare meglio le dinamiche delle correlazioni già consolidate e verificate sull'associazione esistente tra la parola scritta e la riduzione della rabbia, oltre che quelle di studi precedenti che mostrano come le interazioni con oggetti fisici siano in grado di controllare l'umore di una persona.

Per farlo, hanno coinvolto 50 studenti volontari, di età media di 21 anni, a cui è stato chiesto di scrivere brevi opinioni su importanti problemi sociali, come il fumo in luoghi pubblici, che sarebbero poi state valutate da uno studente di dottorato. Al termine della scrittura del saggio, i partecipanti hanno compilato un questionario per valutare il loro livello di rabbia di partenza.

Tutte le opinioni scritte dagli studenti coinvolti nell’indagine hanno ricevuto di proposito punteggi molto bassi in termini di intelligenza, interesse, cordialità, logica e razionalità e valutazioni aggiuntive molto critiche e offensive, come “Non posso credere che una persona istruita possa pensare in questo modo. Spero che questa persona impari qualcosa mentre è all’università”.

A questo punto dell’esperimento, ai partecipanti è stato chiesto di leggere in silenzio le valutazioni per 2 minuti, compilare un secondo questionario per valutare il livello di rabbia “post provocazione” e sfogare in forma scritta le loro emozioni e la loro rabbia causati dai feedback negativi ricevuti, concentrandosi sui sentimenti provati.

Dopo di che, a un gruppo è stato chiesto di accartocciare il foglio e gettarlo in un cestino oppure triturarlo, mentre a un secondo gruppo è stato chiesto di conservarlo in una scatola di plastica o in un raccoglitore sulla scrivania.

Dai risultati della ricerca, è emerso che, come prevedibile, tutti i partecipanti hanno riportato un aumento del livello di rabbia dopo aver ricevuto critiche e valutazioni negative alle loro opinioni, tuttavia, gli studenti che avevano distrutto i fogli su cui avevano annotato la loro rabbia e le loro emozioni dopo i commenti ricevuti hanno mostrato un miglioramento quasi radicale del proprio umore, a differenza di chi, invece, aveva conservato il foglio: in quest’ultimo caso la rabbia era solo lievemente diminuita.

«Siamo rimasti stupiti dal fatto che la rabbia sia stata eliminata quasi del tutto nel gruppo che ha distrutto il supporto cartaceo», ha il professor Kawai, per poi sottolineare: «Non ci aspettavamo risultati così notevoli. Molte tecniche di gestione della rabbia proposte dagli specialisti mancano del supporto della ricerca empirica. Il nostro approccio, invece, è molto semplice e potrebbe migliorare le condizioni di moltissime persone che hanno difficoltà a gestire i propri sentimenti».

Secondo gli studiosi, i risultati ottenuti potrebbero essere correlati al fenomeno del “contagio magico all’indietro”, ovvero quella convinzione per cui le azioni intraprese su un oggetto associato a una persona possano influenzare l’umore degli individui stessi. In questo caso, liberarsi dell’entità fisica negativa – cioè il pezzo di carta – servirebbe a far scomparire anche l’emozione originaria.

Chissà che la scoperta dei ricercatori, ora, possa servire a far luce anche sulle origini della tradizione culturale giapponese dell’ hakidashisara, un festival annuale - che si celebra presso il santuario Hiyoshi a Kiyosu, appena fuori Nagoya - in cui le persone rompono piccoli dischi che rappresentano cose che li fanno arrabbiare: i risultati dello studio, infatti, potrebbero spiegare la sensazione di sollievo e liberazione che i partecipanti riferiscono di provare dopo aver lasciato il festival.

di La Svolta   
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