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Quando bisogna considerarsi vecchi?

Lo studio della società britannica di assistenza sanitaria privata Practice Plus Group ha analizzato le opinioni di 2.000 Baby Boomer (over 60) e membri della Gen Z (under 30): le risposte sono praticamente opposte — di Elisabetta Beretta

di La Svolta   
Quando bisogna considerarsi vecchi?

“Quando bisogna considerarsi vecchi?”. Bella domanda. Oltretutto, si tratta di un quesito che suscita risposte molto diverse, addirittura opposte in alcuni casi, a seconda di chi risponde. Lo studio della società sanitaria Wellsoon at Practice Plus Group, ha posto proprio questo interrogativo ai membri della Generazione Z (ragazzi e ragazze nati tra il 1996 e il 2010, quindi adolescenti e adulti under 30) e ai Baby Boomer (le persone nate tra il 1946 e il 1964, ovvero gli over 60), intervistando complessivamente 2.000 persone.

Secondo le risposte date dalla Gen Z, quasi tutti i giovani credono che la vecchiaia bussi alla porta al 60° anno di età. Lo scatto di lancetta che fa sparire il numero 5 e lo rimpiazza con quel temuto e lontano 6 decreta l’ingresso nella fascia definita "terza età": un periodo della vita caratterizzato da giornate tutte uguali tra loro, trascorse in casa a riposare, a leggere, seduti sul divano. Solamente il 16% di loro ha citato la parola "lavoro" in associazione alla quotidianità delle persone che hanno spento almeno 60 candeline.

Tutt’altra musica se si ascoltano le risposte dei Baby Boomer. Infatti, circa il 70% degli intervistati sostiene che "oggi i 60 anni corrispondono ai nuovi 40" e affermano di rifiutare l’etichetta di "anziano" perché il loro stile di vita è attivo, e li fa sentire bene sia fisicamente sia mentalmente. Effettivamente, le statistiche danno loro ragione, perché tra tutte le generazioni quella dei Baby Boomer risulta essere la più attiva: gli "over" amano fare attività fisica e trascorrere il tempo all’aria aperta, anche quando non hanno ancora raggiunto la pensione e sono in età lavorativa (anzi, lo fanno mediamente più dei loro colleghi di lavoro più giovani).

Infatti, se il 56% di loro si dedica all’esercizio fisico con regolarità, questa percentuale tra i membri della Gen Z scende al 39%. Inoltre, dall'indagine è emerso che quasi la metà dei giovani under 30 ha dichiarato di essere troppo impegnati con il lavoro e troppo stanchi per dedicarsi all’attività fisica come vorrebbero.

A questo si aggiunge un oggettivo vantaggio economico dei Baby Boomer nei confronti della Generazione Z: gli "over" hanno una vita lavorativa e risparmi accumulati alle spalle o comunque hanno raggiunto una stabilità nella sfera professionale. Inoltre, non può essere dimenticato un fattore fondamentale che solo la pensione può regalare in forma continuativa: il tempo libero. La fusione di questi due elementi fa sì che i Baby Boomer abbiano maggiori possibilità di viaggiare.

Quindi, secondo l'indagine condotta da Wellsoon, i Baby Boomer hanno una visione positiva dell’invecchiamento, ben lontano dal sentimento di negazione di cui spesso si sente parlare.

Probabilmente, il motivo per cui i membri della Generazione Z credono che dopo i 60 anni si è ormai anziani (in maniera negativa) rivela quanto i giovani si sentano già vecchi e stanchi oggi. In fondo, anche dal World Happiness Report 2024 è emerso che la Gen Z è meno felice e appagata rispetto ai Baby Boomer. E che mentre per questi ultimi il livello di soddisfazione aumenta con l’età, tra i giovani under 30 avviene l’esatto contrario.

di La Svolta   
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