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Perché le malattie autoimmuni colpiscono di più le donne?

Le malattie autoimmuni colpiscono maggiormente le donne: colpa della molecola Xist, presente solo nel genere femminile, che rende inattivo uno dei due cromosomi X innescando, però, alcuni complessi legati a patologie come artrite reumatoide, lupus, psoriasi — di Valeria Pantani

di La Svolta   
Perché le malattie autoimmuni colpiscono di più le donne?

Secondo la Autoimmune Association, negli Usa l’80% delle persone colpite da una malattia autoimmune (ovvero una disfunzione del sistema immunitario che induce l'organismo ad attaccare i tessuti sani e che, in molti casi, non prevede una cura definitiva) è donna.

In realtà, non c’è nulla di sorprendente in questo dato: già da tempo la comunità scientifica sa che, nella maggior parte dei casi, gli uomini sono meno colpiti da queste patologie. Ma perché?

I ricercatori di Stanford hanno scoperto che la causa di questa “disuguaglianza di genere” è la molecola Xist, presente solo nelle donne, che rende inattivo uno dei due cromosomi X (gli uomini hanno un cromosoma X e uno Y) per evitare una sovrapproduzione di proteine che potrebbe rivelarsi pericolosa.

Tuttavia, Xist crea anche alcuni complessi molecolari legati alle malattie autoimmuni; ma, ovviamente, non è la sola responsabile: anche fattori genetici e ambientali contribuiscono all’insorgere di queste patologie.

Sarebbe sbagliato, però, precisa David Karp, capo della divisione delle delle malattie reumatiche allo UT Southwestern Medical Center di Dallas, demonizzare l’attività di Xist nei confronti del cromosoma X: è un processo importante di cui «non ci si vuole necessariamente sbarazzare o modificare», ha dichiarato Karp.

Lo studio del team di ricerca di Stanford è partito da un gruppo di topi maschi in cui è stata “forzata” la produzione della molecola, rivelando un aumento dell’insorgenza delle malattie autoimmuni rispetto ai topi maschi senza “forzatura” (quindi senza molecola) e con livelli molto vicini a quelli registrati nel target femminile.

Nonostante questa scoperta, che è stata pubblicata sulla rivista scientifica Cell, non è chiaro il motivo per cui alcune patologie autoimmuni (come il diabete di tipo 1) colpiscano maggiormente gli uomini. Tuttavia, questo nuovo contributo potrebbe dare una svolta nella ricerca di possibili cure per le malattie autoimmuni (come l’artrite reumatoide, il lupus, la psoriasi, la sclerosi multipla e tante altre).

«Penso che una volta compresi i meccanismi fondamentali, si potrebbe pensare allo sviluppo di terapie, alla diagnosi precoce e alla prevenzione» ha dichiarato Jeffrey A. Sparks, medico e direttore del reparto di immuno-oncologia e autoimmunità del Brigham and Women's Hospital (che non ha preso parte allo studio).

Il percorso, però, si prospetta lungo e articolato secondo alcuni esperti; ma in passato, non è stato (quasi) sempre così? «Nel 1950, se ti fosse stato diagnosticato il lupus, sarebbe stato grave quanto ricevere una diagnosi di cancro - ha spiegato Keith B. Elkon, direttore associato del Center for Innate Immunity and Immune Disease alla University of Washington - Ma negli ultimi 15, 20 anni ci sono stati progressi davvero sorprendenti nella comprensione delle malattie».

D’altronde, quale grande scoperta scientifica non ha avuto alle spalle anni e anni di esperimenti e studi? Intanto Stanford ha fatto il primo passo, gettando le basi per capire meglio l’origine delle malattie autoimmuni.

di La Svolta   

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