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Nel 2023 i Governi di 25 Paesi hanno preso di mira critici in esilio

Il nuovo rapporto di Freedom House mostra che, dal 2014, oltre il 20% dei Governi del mondo ha oltrepassato i propri confini per reprimere attivisti politici, giornalisti, membri dell’ex regime e di minoranze etniche o religiose — di Chiara Manetti

di La Svolta   
Nel 2023 i Governi di 25 Paesi hanno preso di mira critici in esilio

Omicidi, rapimenti, aggressioni, detenzioni e deportazioni illegali: solo nel 2023 i Governi di 25 Paesi sono stati responsabili di 125 episodi di repressione fisica transnazionale. Lo rivelano i dati diffusi da Freedom House, un'organizzazione pro-democrazia con sede a Washington DC. Dal 2014 più del 20% dei Governi nazionali del mondo ha oltrepassato i propri confini per mettere a tacere con la forza attivisti politici, giornalisti, membri dell'ex regime e membri di minoranze etniche o religiose in esilio, commettendo un totale di 1.034 incidenti fisici in 100 Paesi presi di mira.

Tra i 44 Paesi (significa più di un quinto dei Governi del mondo) che si sono macchiati di questi crimini negli ultimi dieci anni, in cima alla lista ci sono i governi di Cina, Turchia, Tagikistan, Russia ed Egitto. Da solo, il regime cinese rappresenta il 25% di tutti gli episodi documentati di repressione transnazionale, che Freedom House definisce come "un insieme di tattiche fisiche e digitali utilizzate dai governi per soffocare il dissenso tra gli esuli politici o le comunità della diaspora in altri paesi". I primi cinque responsabili nel 2023 sono stati i governi di Russia, Cambogia, Myanmar, Turkmenistan e Cina.

L'anno passato ha registrato anche i primi casi in sei Paesi: Cuba, Repubblica Democratica del Congo, El Salvador, Myanmar, Sierra Leone e Yemen. Tra gli episodi più "notevoli" registrati nel 2023, Freedom House punta i riflettori su quattro Paesi: in India gli agenti del Governo sono stati accusati dalle autorità canadesi e statunitensi di essere responsabili dell'uccisione di un attivista sikh canadese, Hardeep Singh Nijjar, e del tentato omicidio dell'attivista sikh residente negli Stati Uniti Gurpatwant Singh Pannun. Hardeep Singh Nijjar era stato etichettato come terrorista dall'India e accusato di essere la mente dietro a un gruppo militante bandito nel Paese. Sosteneva la creazione di una patria separata per la minoranza sijh, il Khalistan, così come Gurpatwant Singh Pannun, sopravvissuto all'attacco di un sicario.

Il Governo russo, ora sospettato di essere responsabile della morte improvvisa di Aleksei Navalny in prigione, si è macchiato di almeno 18 episodi documentati di repressione transnazionale nel 2023: il Cremlino ha preso di mira attivisti contro la guerra e altri disertori russi in paesi tra cui Armenia, Georgia, Kazakistan e Kirghizistan, spiega Freedom House, con vittime che rischiavano deportazione, consegne o incarcerazione nei Paesi in cui si erano trasferiti.

In Cambogia il Governo è stato responsabile di almeno 15 casi di repressione transnazionale, con 4 attivisti aggrediti in Thailandia e altri 8 arrestati. In Iran sono stati presi di mira i giornalisti in esilio come parte della campagna del Governo per reprimere i resti delle proteste interne innescate dalla morte di Mahsa Amini nel 2022. A febbraio 2023 il personale del notiziario in lingua farsi di Iran International TV è stato costretto a trasferirsi temporaneamente da Londra a Washington per le gravi minacce ricevute.

«Non possiamo accettare un mondo in cui non esiste un porto sicuro per giornalisti, attivisti e altri che criticano i regimi repressivi - ha dichiarato Michael J. Abramowitz, presidente di Freedom House - Il fenomeno degli autoritari che abbattono i dissidenti che hanno cercato rifugio all’estero non è destinato a scomparire. Le democrazie dovranno fare di più, e presto, per proteggere la loro sovranità e i loro valori fondamentali».

Katie LaRoque di Freedom House ha scritto su X che il Congresso degli Stati Uniti dovrebbe approvare "ulteriori aiuti all'Ucraina, poiché un'Ucraina vittoriosa è necessaria per una Russia libera. Questi problemi sono strettamente collegati". E, inoltre, afferma che il Dipartimento degli Stati Uniti d'America dovrebbe designare il politico e prigioniero di coscienza Vladimir Kara-Murza "detenuto ingiustamente ai sensi della legge Levinson e farlo uscire dalla prigione russa". L'uomo è stato condannato a 25 anni di carcere in Russia per "alto tradimento" e altri reati di natura politica per aver contestato l'invasione dell'Ucraina. Insieme ad altri, tra cui l'attivista politica Aleksandra Skochilenko e Igor Baryshnikov, condannati rispettivamente a sette anni e sette anni e mezzo di prigione, è uno dei dissidenti che al momento rischia la vita a causa delle condizioni di salute precarie che lo affliggono in carcere.

di La Svolta   

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