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Le sostanze chimiche presenti nella plastica sono più di quanto pensassimo

Secondo un nuovo rapporto finanziato dal Norwegian Research Council, le sostanze tossiche associate alla produzione di plastica sarebbero 16.000, e non 13.000 come precedentemente ipotizzato dall’Unep — di Emma Cabascia

di La Svolta   
Le sostanze chimiche presenti nella plastica sono più di quanto pensassimo

Nel maggio 2023, attraverso la pubblicazione del report Chemicals in Plastic: A technical report, l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep) aveva identificato la presenza di circa 13.000 sostanze chimiche associate alla plastica e alla sua produzione in una vasta gamma di settori. Tra i più colpiti, il settore dei giocattoli, quello degli imballaggi (inclusi materiali a contatto con gli alimenti), apparecchiature elettriche ed elettroniche, veicoli, tessuti sintetici ma anche materiali da costruzione, dispositivi medici, prodotti per la cura personale, agricoltura e pesca.

Lo sappiamo: i danni all’ambiente causati dalla plastica sono esorbitanti.

Numeri alla mano, più di 400 milioni di tonnellate di plastica vengono prodotte ogni anno nel mondo, la metà delle quali è progettata per essere utilizzata solo una volta. Di queste, secondo dati Onu, meno del 10% viene riciclato. E non finisce qui: si stima che tra 19 e 23 milioni di tonnellate finiscano nei laghi, nei fiumi e nei mari ogni anno - approssimativamente il peso di 2.200 Torri Eiffel.

Come evidenziato dall’Unep, l’esposizione a sostanze tossiche contenute nella plastica non rappresenta soltanto un problema ambientale di inquinamento, ma mette in serio pericolo anche la nostra salute, soprattutto quella delle persone più fragili, come donne e bambini.

Le esposizioni durante lo sviluppo fetale o duranti gli anni dell'infanzia possono causare, per esempio, disturbi correlati allo sviluppo neurologico. Anche gli effetti sulla popolazione maschile non vanno sottostimati: studi recenti stanno documentando che le esposizioni combinate a sostanze chimiche contenute nella plastica possono aumentare il rischio di infertilità.

In un quadro già abbastanza grigio, è della scorsa settimana la notizia che l’Unep abbia persino sottostimato la presenza delle sostanze chimiche presenti nella plastica, che sarebbero 3.000 in più rispetto a quanto precedentemente ipotizzato.

Secondo State of the Science on Plastic Chemicals, un nuovo rapporto finanziato dal Norwegian Research Council, sarebbero più di 16.000 le sostanze identificate dal team di scienziati europei che ha collaborato a questo progetto di ricerca. Di queste, si pensa che un quarto siano potenzialmente nocive per l’ambiente e per la salute umana.

Com’era logico aspettarsi, la pubblicazione di questi dati ha sollevato non pochi interrogativi sullo stato attuale dell’inquinamento da plastica e sui rischi che questo comporta in termini di sicurezza dei consumatori, che chiedono maggiore trasparenza e tutele sui loro acquisti.

L’ubiquità delle sostanze chimiche presenti nella plastica è ormai cosa nota nel dibattito pubblico.

Per utilizzare le parole di Martin Wagner, tossicologo ambientale presso la Norwegian University of Science and Technology, tra gli autori principali del report: «Quando esaminiamo i prodotti che usiamo quotidianamente, di solito troviamo centinaia, se non migliaia, di sostanze chimiche in un singolo prodotto di plastica».

In questo senso, è fondamentale sottolineato che per affrontare efficacemente l’inquinamento da plastica non è possibile limitarsi alla fase di produzione, ma bisogna prendere in considerazione l’intero ciclo di vita del materiale.

Le sostanze chimiche della plastica, infatti, migrando nell’acqua o negli alimenti, confluiscono, in ultima istanza, anche nei nostri corpi. A questo proposito Jane Muncke, co-autrice del rapporto e direttrice del Food Packaging Forum, un'organizzazione non profit svizzera, ha aggiunto: «Stiamo trovando centinaia, se non migliaia, di sostanze chimiche della plastica nelle persone ora e alcune di esse sono state associate a esiti negativi sulla salute», principalmente riconducibili a fertilità e malattie cardiovascolari.

Se al momento l'industria della plastica e numerosi enti ambientali stanno spingendo affinché si arrivi alla stesura di un trattato internazionale che promuova riciclaggio e riutilizzo della plastica, va specificato che occuparsi soltanto delle conseguenze provocate dai rifiuti non aiuta la prevenzione e non incoraggia politiche mirate alla protezione dei consumatori. Per questo sarebbe necessario compiere maggiori sforzi in termini di trasparenza, fare chiarezza su quali sostanze chimiche vengano impiegate in fase di produzione.

Non si tratta di un compito facile. Come fanno notare gli scienziati autori del rapporto, un problema cruciale riguarda la complessità chimica della plastica. Wagner, che è anche membro del consiglio della Scientists' Coalition for an Effective Plastics Treaty si è ulteriormente espresso, mettendo in evidenza l’importanza di aumentare le regolamentazioni su scala globale: dal momento che appena il 6% delle sostanze chimiche presenti nella plastica è regolamentato a livello internazionale, in mancanza di pressioni normative, le aziende “non hanno alcun incentivo a rendere nota la natura delle sostanze contenute nella plastica”.

Sul piano delle negoziazioni, lo scorso novembre il terzo round di trattative tenutosi a Nairobi e coordinato dall’Intergovernmental Negotiating Committee (INC-3) si è concluso in un nulla di fatto. Tra un mese, a Ottawa, le consultazioni riprenderanno.

L’obiettivo è quello di raggiungere un accordo preliminare sul testo così che a dicembre, quando le parti converranno nella città sudcoreana di Busan, si arrivi all’approvazione definitiva. In gioco c’è la realizzazione del primo trattato internazionale sull'inquinamento da plastica.

di La Svolta   
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