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DrugGTP affiancherà medico e paziente nella terapia farmacologica

Il chatbot, elaborato dai ricercatori dell’University of Oxford, avrà un doppio ruolo. Che ti raccontiamo qui — di Ilaria Marciano

di La Svolta   
DrugGTP affiancherà medico e paziente nella terapia farmacologica

Se è vero che i farmaci rappresentano una pietra angolare della medicina moderna, consentendo di curare malattie, alleviare sintomi e, in generale, migliorare la qualità della vita dei pazienti, è anche vero che la loro efficacia può essere compromessa da errori umani, come per esempio un’errata prescrizione da parte del medico o la mancata aderenza alla terapia da parte dei pazienti.

Ed ecco che, in questo spiraglio, si inserisce l’intelligenza artificiale: si chiama DrugGTP, e sta emergendo come una soluzione innovativa. Sviluppato dalla University of Oxford, si pone l’obiettivo di fornire una rete di sicurezza per i medici durante il processo di prescrizione dei farmaci, offrendo non solo il supporto ai professionisti sanitari nel selezionare i trattamenti più appropriati per i loro pazienti, ma fornendo anche informazioni dettagliate che possono aiutare i degenti a comprendere meglio l’importanza e il corretto utilizzo dei farmaci.

Ma come funziona? L’approccio di DrugGTP è incentrato su accessibilità ed efficienza: i medici e gli operatori sanitari possono ottenere un secondo parere immediato inserendo semplicemente le condizioni specifiche del paziente nel chatbot. In risposta, il software fornisce un elenco di farmaci consigliati, segnalando anche possibili effetti avversi e interazioni farmacologiche. Ma ciò che distingue davvero questo strumento è la capacità di spiegare il ragionamento dietro le raccomandazioni, offrendo guide, ricerche, diagrammi e riferimenti che supportano le decisioni.

Tuttavia, il professor David Clifton, a capo del laboratorio AI for Healthcare di Oxford, ha sottolineato l’importanza di mantenere l’essere umano al centro del processo decisionale: «Immagina di essere un medico di famiglia: stai cercando di rimanere aggiornato su tutte le indicazioni mediche diverse che vengono aggiornate goni anno. È dura. Ma è importante non escludere l’essere umano: la macchina è però una rete di sicurezza, qualcosa con cui confrontarsi».

L’intelligenza artificiale di DrugGTP, dunque, agisce come un copilota, offrendo una rete di sicurezza per confrontare e valutare le scelte mediche, un approccio ibrido che combina l’efficienza dell’AI con l’esperienza umana e si propone, come fine ultimo, di migliorare la qualità complessiva della cura.

Una pratica non nuova, ma più efficace

L’utilizzo di tecnologie di intelligenza artificiale nella pratica medica non è però una novità: alcuni medici utilizzano già chatbot generativi come ChatGPT e Gemini di Google per verificare diagnosi e redigere documenti medici. Tuttavia, questa nuova applicazione si distingue per la sua specificità nel campo della prescrizione farmacologica e per la sua capacità di offrire una panoramica completa dei trattamenti disponibili.

Inoltre, un aspetto cruciale su cui DrugGTP si concentra è la riduzione degli errori terapeutici, un problema che può avere conseguenze gravi per i pazienti e costi significativi per il sistema sanitario. In questo senso, una ricerca pubblicata dal British Medical Journal ha evidenziato che ogni anno in Inghilterra si verificano circa 237 milioni di errori, con costi che superano 98 milioni di sterline e, purtroppo, oltre 1700 vite umane perse.

La dottoressa Lucy Mackillop, consulente ostetrica presso l’NHS Foundation Trust degli ospedali della University of Oxford, ha sottolineato il potenziale vantaggio di DrugGTP nell’educare i pazienti sui farmaci che assumano in quanto, quando comprendono meglio il trattamento prescritto, è più probabile che lo seguano correttamente, garantendo così una maggiore efficacia complessiva del farmaco. «Se ne discuti con il paziente, è più probabile che comprendano e rispettino i farmaci, e quindi è più probabile che l farmaco nel complesso funzioni e svolga il lavoro che è destinato a fare», ha detto.

Anche Michael Mulholland, vicepresidente del Royal College of GPs, ha evidenziato l’importanza di integrare misure di sicurezza avanzate per ridurre gli errori umani soprattutto in contesti di intenso carico lavorativo: «Siamo sempre aperti all’introduzione di misure di sicurezza più sofisticate che ci aiuteranno a ridurre al minimo l’errore umano: dobbiamo solo garantire che tutti i nuovi strumenti e sistemi siano robusti e che il loro utilizzo sia pilotato prima di un’implementazione più ampia per evitare conseguenze impreviste e non intenzionali».

E conclude: «In definitiva, la soluzione più efficace e duratura per fornire un’assistenza sicura ai pazienti è garantire che la medicina generale sia adeguatamente finanziata e dotata di personale sufficiente con un numero sufficiente di medici di base e altri professionisti sanitari che lavorano a livelli di sicurezza».

di La Svolta   
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