Tiscali.it
SEGUICI

Demenza: e se si potesse diagnosticarla con lo smartphone?

I ricercatori della University of California hanno sviluppato un’app in grado di rilevare precocemente i segni della malattia, con un’affidabilità pari a quella di valutazioni mediche effettuate in clinica — di Alexandra Suraj

di La Svolta   
Demenza: e se si potesse diagnosticarla con lo smartphone?

Un’app per smartphone potrebbe aiutare a diagnosticare con largo anticipo la degenerazione lobare frontotemporale a esordio precoce (Ftld), una patologia neurodegenerativa che comporta cambiamenti nella personalità, nella cognizione, nel movimento, nella parola e nel linguaggio, nelle persone ad alto rischio di svilupparla.

È il risultato di una ricerca condotta dagli scienziati della University of California - San Francisco Parnassus Campus (Ucsf) e pubblicata sulla rivista Jama Network Open.

«Nella maggior parte dei casi di pazienti con demenza frontotemporale, la malattia viene diagnosticata relativamente tardi perché si tratta di individui giovani, i cui sintomi vengono scambiati per disturbi psichiatrici», ha affermato l'autore senior dello studio, il professor Adam Boxer, dell'University of California.

Ma per ottenere un vantaggio sul disturbo e una diagnosi precoce della malattia, Boxer e i suoi colleghi hanno collaborato con la società di software statunitense Datacubed Health per sviluppare un'app utile a sottoporre a dei test, per un totale di 3 incontri nell’ arco di 2 settimane, individui già inseriti in piani nazionali di ricerca sulla demenza.

L’app, infatti, è stata testata su 360 adulti di età media di 54 anni, alcuni con malattia diagnosticata e altri ad alto rischio genetico di sviluppare demenza frontotemporale, ma che non avevano ancora sviluppato alcun sintomo evidente, che hanno effettuato attraverso i loro telefoni diversi test cognitivi - come la pianificazione e la definizione delle priorità, il filtraggio delle distrazioni e il controllo degli impulsi - e di funzionamento esecutivo, tra cui test sulla deambulazione, sull'equilibrio, sui movimenti rallentati e su vari aspetti del linguaggio.

Già i primi risultati sono stati sorprendenti: secondo i dati raccolti, tramite il software installato nello smartphone potrebbe diventare possibile diagnosticare in modo estremamente preciso i segni della malattia e, addirittura, potrebbe essere molto più facile rilevare i sintomi già nel corso delle prime fasi della condizione rispetto alle valutazioni neuropsicologiche standard che vengono solitamente eseguite nelle cliniche.

Lo studio, infatti, ha dimostrato che i test cognitivi eseguiti tramite app da remoto avevano un indice di affidabilità, calcolato mettendo in relazione i risultati degli individui con malattia non ancora certificata con quelli dei pazienti che presentavano il disturbo in maniera manifesta, che oscillava tra “moderato” e “eccellente”, tanto da far ritenere i test da remoto pari alle valutazioni mediche effettuate in clinica nel rilevare i primi segni di demenza frontotemporale nelle persone con una predisposizione genetica alla condizione del disturbo neurologico.

Attualmente non ci sono piani immediati per rendere l’app disponibile al pubblico, ma il professor Adam Staffaroni, neuropsicologo clinico presso l'University of California, e primo autore dello studio è convinto che, con successivi sviluppi ed evoluzioni, potrebbe diventare uno strumento utile a rafforzare la ricerca sulla condizione.

«Ci auguriamo che le valutazioni effettuate tramite smartphone facilitino nuove sperimentazioni di terapie promettenti - ha affermato a The Guardian, aggiungendo che - Alla fine, l'app potrebbe essere utilizzata anche semplicemente per monitorare gli effetti del trattamento, sostituendo molte o la maggior parte delle visite di persona ai siti degli studi clinici e garantendo un servizio a distanza».

Grazie a ricerche come questa, sta emergendo la consapevolezza che le valutazioni basate su smartphone e implementate in remoto possono essere strumenti affidabili e assolutamente validi per valutare lo stadio di diverse malattie, dall’Alzheimer alla demenza frontotemporale, e possono migliorare le tecniche per una diagnosi precoce: supportare l'inclusione di valutazioni digitali negli studi clinici per la neurodegenerazione, dunque, potrebbe essere la scelta giusta per la medicina del futuro.

di La Svolta   
I più recenti
Cosa c’è tra i rifiuti? Te lo dice un robot
Cosa c’è tra i rifiuti? Te lo dice un robot
Le donne vivono di più rispetto agli uomini, ma peggio
Le donne vivono di più rispetto agli uomini, ma peggio
È possibile prevedere la depressione post partum con un esame del sangue?
È possibile prevedere la depressione post partum con un esame del sangue?
Quando bisogna considerarsi vecchi?
Quando bisogna considerarsi vecchi?
Teleborsa
Le Rubriche

Alberto Flores d'Arcais

Giornalista. Nato a Roma l’11 Febbraio 1951, laureato in filosofia, ha iniziato...

Alessandro Spaventa

Accanto alla carriera da consulente e dirigente d’azienda ha sempre coltivato l...

Claudia Fusani

Vivo a Roma ma il cuore resta a Firenze dove sono nata, cresciuta e mi sono...

Claudio Cordova

31 anni, è fondatore e direttore del quotidiano online di Reggio Calabria Il...

Massimiliano Lussana

Nato a Bergamo 49 anni fa, studia e si laurea in diritto parlamentare a Milano...

Stefano Loffredo

Cagliaritano, laureato in Economia e commercio con Dottorato di ricerca in...

Antonella A. G. Loi

Giornalista per passione e professione. Comincio presto con tante collaborazioni...

Carlo Ferraioli

Mi sono sempre speso nella scrittura e nell'organizzazione di comunicati stampa...

Lidia Ginestra Giuffrida

Lidia Ginestra Giuffrida giornalista freelance, sono laureata in cooperazione...

Alice Bellante

Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla LUISS Guido Carli...

Giuseppe Alberto Falci

Caltanissetta 1983, scrivo di politica per il Corriere della Sera e per il...

Michael Pontrelli

Giornalista professionista ha iniziato a lavorare nei nuovi media digitali nel...