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È possibile prevedere la depressione post partum con un esame del sangue?

La startup Dionysus Digital Health ha individuato un gene che consente di identificare le pazienti a rischio prima che manifestino sintomi. Il test si basa su un prelievo da effettuare tra il secondo e il terzo semestre di gravidanza — di Costanza Giannelli

di La Svolta   
È possibile prevedere la depressione post partum con un esame del sangue?

È possibile prevedere la depressione post-partum grazie a un esame del sangue? È quello che promette la startup di San Diego Dionysus Digital Health, che afferma di aver individuato un gene che collega strettamente l'umore di una persona ai cambiamenti ormonali, grazie a cui sarebbe possibile individuare le pazienti a rischio ancor prima che si manifestino i sintomi.

Il test, spiega il Washington Post, si basa sull’apprendimento automatico, che viene sfruttato per confrontare il modo in cui vengono espressi i geni (quella che nel linguaggio scientifico si chiama “epigenetica”) presente in un campione di sangue con parametri di riferimento, che sono stati sviluppati grazie un decennio di ricerche su donne incinte che hanno e non hanno sviluppato depressione postpartum. A idearlo sono stati i ricercatori del Royal's Institute of Mental Health Research e UVA Health. L’obiettivo dell’azienda, che sta collaborando con il Dipartimento della Difesa e il National Institutes of Health per gli studi clinici, è rendere il test (da 250 dollari) ampiamente disponibile e coperto da assicurazione.

L’esame dovrebbe essere somministrato effettuando un prelievo di sangue tra il secondo e il terzo trimestre di gravidanza, per segnalare le donne a maggior rischio di depressione postpartum e altri disturbi dell'umore perinatali. Questo, combinato con altri metodi diagnostici, potrebbe consentire ai sistemi sanitari di incanalare le madri vulnerabili verso un trattamento (anche preventivo) del disturbo.

Secondo gli esperti, però, questo potrebbe non essere sufficiente se cure e terapie non saranno disponibili. L'American College of Obstetricians and Gynecologists raccomanda ai medici di sottoporre i pazienti a screening per la depressione postpartum più volte durante e dopo la gravidanza, ma ciò non sempre accade. Peggio: anche quando viene diagnosticata, solo un terzo riceve cure o trattamenti. Che spesso, però, consistono in semplici rassicurazioni verbali.

Anche nel nostro Paese, il Ministero della Salute spiega che “programmi di screening per l’individuazione delle donne a rischio di sviluppare depressione post partum, effettuati già in occasione della prima visita con il medico di famiglia o con lo specialista, o, nell’immediato post partum, come parte integrante della valutazione del benessere psicofisico della donna, nonché successivi interventi clinici realizzati in varie regioni italiane, hanno fornito risultati di grande interesse e suggeriscono che diagnosi e interventi terapeutici precoci e strutturati risultano efficaci e ben accettati dall’utente”.

Al momento, però, “nonostante l'elevata frequenza dei contatti con operatori sanitari (ostetriche, infermieri, puericultrici, pediatri) sia prima che dopo il parto, raramente il disturbo è riconosciuto né viene offerto un trattamento”.

Quello dei ricercatori della Dionysus Digital Health non è l’unico tentativo di creare strumenti per l’individuazione precoce di un disturbo che può colpire 1 madre su 7, con percentuali che oscillano dal 7% al 12%, e che rappresenta una delle principali cause di morte materna, ma che è ancora estremamente sottovalutato.

Ars Toscana e UniFI hanno infatti lavorato a un algoritmo per l’identificazione precoce delle donne a rischio basato sui dati amministrativi della Toscana, per creare un algoritmo di machine-learning in grado di effettuare una valutazione del rischio di Dpp già al momento della dimissione dall’ospedale dopo il parto, utilizzando come base dati i flussi sanitari regionali.

Selezionando le donne assistite nel territorio toscano da almeno 10 anni prima e per almeno 1 anno successivo al parto, in modo da poter osservare la loro storia passata in termini di disturbi di salute mentale, è stato sviluppato un database che, oltre all’aver avuto precedenti problemi di salute mentale nei 10 anni pre-partum, ha raccolto altre 33 variabili riguardanti il background socio-economico materno, l’andamento della gravidanza, il parto e caratteristiche del/della bambino/a nell’immediato postpartum, e all’insorgenza di Dpp, che sono stati utilizzati per allenare l’algoritmo.

Secondo i dati, in Toscana è stata stimata una prevalenza della depressione post partum pari al 4,8% delle donne; il 3% l’aveva già sviluppata nel primo trimestre dopo la nascita.

di La Svolta   
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