Verso il 25 settembre. Carlo Calenda, ovvero dell’egopolitica alla mercé dei social

Verso il 25 settembre. Carlo Calenda, ovvero dell’egopolitica alla mercé dei social

Il capo di “Azione” nasce bene col difetto di innamorarsi presto di se stesso il che in politica (vedi Renzi) non giova mai granché. Eppure alcune sue idee potrebbero risultare utili se meglio ancorate ad un quadro generale avendo retto il dicastero dello Sviluppo economico.Già ma il quadro generale dov’è? 

Il corsivetto di VITTORIO EMILIANI

CALENDA VIENE PER parte di madre da una stirpe gloriosa, quella dei Comencini. Al nonno si deve il film “Tutti a casa” che meglio dI tutti ha raccontato lo sbando totale di una Italia priva di comando con un re “guerriero” fuggito a Pescara e poi a Bari con tutta la real casa e il principe ereditario in lacrime (“che figura, che figura”). Col padre che, liquidato con un lapidario “si arrangi” il motociclista mandato a prendere ordini sulla difesa di Roma, lo consolava cinicamente “Non piangere, Bebo, non serve a niente”.

Comencini l’ho conosciuto in casa Cederna perché aveva frequentato a Milano Architettura ed era amico del Tonino. Quindi Carlo Calenda nasce bene col difetto di innamorarsi presto di se stesso il che in politica (vedi Renzi) non giova mai granché. Eppure alcune sue idee potrebbero risultare utili se meglio ancorate ad un quadro generale avendo retto il dicastero dello Sviluppo economico. Già ma il quadro generale dov’è? Questo è un po’ il difetto di tutta la campagna elettorale italiana con la Meloni che evita accuratamente sovranismo e fascismo e non si sa bene in Europa con quali forze si raccorderà. Adesso son tutti democratici e pluralisti. E dopo? © RIPRODUZIONE RISERVATA