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Terminal del rigassificatore di Porto Empedocle e Valle dei Templi: «una città sotto minaccia»

di Italia Libera   
Terminal del rigassificatore di Porto Empedocle e Valle dei Templi: «una città sotto minaccia»

Il decreto Energia del governo Meloni rimette in pista la scelta di costruire un impianto ad alto rischio in zona Kaos, a ridosso della tomba di Pirandello e di un sito archeologico fra i più preziosi d’Italia e più noti al mondo. Vent’anni di lotta, mobilitazioni dei cittadini e carte bollate non sono bastate a chiudere un capitolo che metterebbe a rischio lo sviluppo turistico della città di Andrea Camilleri. Due anni fa l’Autorità portuale aveva annunciato un bando per adeguare le strutture alle navi da crociera con 20 milioni di spesa. I fautori del progetto di rigassificatore, presentato da Enel Nuove Energie, contano sulla stanchezza degli oppositori che sono riusciti sin qui ad impedire uno scempio paesaggistico. E che non hanno intenzione di lanciare la spugna, pregiudicando il futuro dei giovani che hanno a cuore più dei loro padri la causa ambientale e la tutela dei loro diritti

◆ L’intervento di ALESSIO LATTUCA, presidente Movimento per la sostenibilità

► Il decreto Energia approvato dal Consiglio dei ministri ha dato il via libera al terminale in zona Kaos a ridosso della Valle dei Templi e a pochi metri dalla tomba di Pirandello, da un lato, e da un asilo nido, dall’altro. Ha  definito «di pubblica utilità, indifferibile e urgente» l’impianto con una capacità di 8 miliardi di metri cubi di gas liquido, il cui progetto ha alle spalle una storia ventennale. Un investimento il cui valore effettivo era di circa 500 milioni di euro e che oggi è stimato da Enel in un miliardo e mezzo di euro (posto che possono accedere ai contributo dell’80% del Pnrr). Ragion per cui, a settembre, la Regione Siciliana ha prorogato di 70 mesi a Enel Nuove Energie il termine per la definizione di un progetto mai iniziato e privo delle autorizzazioni necessarie.

È la storia dei soliti noti adusi all’utilizzo di qualsiasi mezzo pur di raggiungere il loro obiettivo (il profitto a tutti o costi, come meglio di chiunque sanno fare le lobby). E, attraverso i media, vogliono accreditare l’idea che: tanto il rigassificatore comunque si farà, che la quaglia volerà con le ali o senza ali. E che, senza alcuna componente di verità, stiano vincendo. È del tutto evidente che si tratta di una forzatura da comunicazione diretta a dissuadere, che prescinde totalmente dal contesto e che si spiega con la  sicumera derivante dall’approvazione di leggi liberticide.

Visto che, ad oggi, sono privi di autorizzazioni − che evidentemente sono decisive − e che sia remota l’ipotesi che possano riottenerle, non si spiega quale vantaggio possano trarre dall’adombrare l’idea che stiano vincendo (il che non solo è un’analisi sbagliata ma è del tutto falsa). In realtà, questa strategia comunicativa ha il solo scopo di indebolire la resilienza di cittadini e associazioni contrari allo scempio del territorio a ridosso di un sito Unesco. L’unica spiegazione per un comportamento cosi scomposto ed inverosimile è che contino sulla stanchezza degli oppositori, nonostante l’annosa durata del conflitto in stallo da circa 20 anni. Ma i fautori dell’impianto non hanno ancora percepito che la posta in gioco è così alta che cedere non appare in nessun caso possibile. 

Non è nelle loro corde comprendere che le comunità abbiano una profonda sensazione di tradimento da parte della politica. Ed anche da parte di una società controllata dal Tesoro, che si incarica di contribuire allo sviluppo economico e sociale del Paese e che si descrive quale primo operatore privato al mondo nel settore delle rinnovabili con obiettivo Zero Emissioni al 2040. Sarebbe il tradimento di tutto quanto le comunità locali hanno di più caro, del bene più prezioso: salute, sicurezza, bellezza, beni culturali ed ambientali. Beni affidati alla politica (e alla Soprintendenza) per custodirli, da trattare con riverenza.

Lo scenario che si profila descrive invece un elefante nella cristalleria e una situazione di degrado implementata da una progressiva e brutale legittimazione. Un vero crimine contro le comunità che evidenzia un comportamento cinico diretto a conculcare i diritti di oltre 8000 cittadini che hanno detto No al rigassificatore. Ed oggi sono in pericolo, in nome di interessi spiccioli a favore di una politica cinica, meschina, strabica. La disinvoltura con la quale viene gestita la questione non fa che esacerbare gli animi e far crescere la rabbia soprattutto di tanti giovani che hanno a cuore più dei loro padri la causa ambientale e la tutela dei loro diritti. Nuove gratuite umiliazioni subìte da una gioventù senza futuro che, tuttavia, non è disposta a farsi arruolare da ambienti discutibili. © RIPRODUZIONE RISERVATA

di Italia Libera   
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