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Tecnologie e sicurezza sismica nel restauro delle Chiese. Vogliamo andare a messa senza timori?

di Italia Libera   
Tecnologie e sicurezza sismica nel restauro delle Chiese. Vogliamo andare a messa senza timori?

Nonostante il Covid-19 e la guerra in Ucraina, in un Paese come il nostro non occorre dimenticare l’urgenza di attivare corrette politiche di prevenzione dal rischio sismico e dagli altri rischi naturali. Alcuni esempi di interventi fatti sugli edifici di culto italiani dimostrano che le tecnologie di prevenzione possono dare un contributo rilevante alla sicurezza di tutti: dalla Basilica Superiore di San Francesco in Assisi, alla Chiesa di San Giorgio in Trignano, dalla Badia Fiorentina a Firenze al Duomo di Siena, ed altri ancora. Come dice il saggio, prevenire è meglio che curare…

L’analisi di ALESSANDRO MARTELLI, ingegnere sismico
 È IMPORTANTE NOTARE che i crolli ed i danneggiamenti delle chiese italiane che ho descritto nel mio precedente articolo presto indussero qualche avveduto progettista e qualche avveduta sovrintendenza ad utilizzare i moderni sistemi antisismici nella riparazione dei danni subiti da alcune delle chiese che ho citato in quella circostanza ed anche, a scopo preventivo, per adeguarne sismicamente altre, non ancora colpite da violenti terremoti. Fra i primi esempi di tali interventi sono da citare i seguenti:

l’installazione (ultimata nel 1999) di 47 dispositivi in leghe a memoria di forma (Shape Memory Alloy Device, o Smad) fra ciascuno dei due timpani laterali ed il transetto della Basilica Superiore di San Francesco in Assisi, per evitare che si ripetesse lo sfondamento di tali timpani che era avvenuto durante la seconda scossa del 26 settembre 1997;

l’installazione (anch’essa terminata nel 1999) di 34 dispositivi oleodinamici di vincolo provvisorio (Shock Transmitter Unit, o Stu) all’interno della Basilica Superiore di San Francesco in Assisi, in serie ad una travatura in acciaio posta sulla rastrematura inserita al di sotto delle grandi finestre laterali, per rinforzare il corpo dell’edificio durante il terremoto (lasciandolo, invece, libero di “respirare” in assenza di tale evento); 
l’installazione di Smad, in serie a tiranti verticali, nel restauro del già citato campanile della Chiesa di San Giorgio in Trignano, spezzato in due dal terremoto di Reggio Emilia del 1996 (l’intervento iniziò già prima di quello riguardante la Basilica di San Francesco in Assisi e terminò poco dopo la messa in sicurezza di quest’ultima); 
il retrofit sismico, nel 2006, del campanile della Badia Fiorentina a Firenze con 18 Smad;
il retrofit sismico del Duomo di Siena, con dissipatori viscosi (Viscous Damper, o Vd) ricentranti, inseriti per evitare il ribaltamento della facciata (2007);
il retrofit sismico del Santuario della Madonna delle Lacrime a Siracusa, pure effettuato nel 2007, inserendo dissipatori elastoplastici (Elastic-Plastic Device, o Epd) sotto la cupola, pesante ben 11.000 tonnellate.

Quanto all’utilizzazione dell’isolamento sismico per la protezione delle chiese, se si tratta di edifici di interesse storico-artistico, essa è giudicata ammissibile (almeno in Italia) solo installando gli isolatori in sottofondazione. Ciò deriva dall’esigenza di minimizzare le modifiche delle caratteristiche architettoniche delle costruzioni suddette. Un retrofit di questo tipo, con l’utilizzazione di 8 isolatori elastomerici ad alto smorzamento (High Damping Rubber Bearing, o Hdrb) e di tre coppie di dispositivi a scorrimento acciaio-teflon a superficie piana (Sliding Device, o Sd), fu proposto dall’Enea, in accordo con quanto avevo suggerito poco dopo il terremoto del 1997-98, per la Chiesa di San Giovanni Battista ad Apagni. Più recentemente (qualche anno dopo il terremoto dell’Abruzzo del 2009) fu sviluppata e brevettata la cosiddetta “Struttura di Isolamento Sismico per Edifici Esistenti”, che consiste nell’inserimento di tubi orizzontali, di notevole diametro, sotto la costruzione, con gli isolatori inseriti fra le due metà dei tubi stessi.

Concludo ricordando, ancora una volta, che le tecnologie più efficaci per rendere sicure tutte le nostre strutture, dunque chiese incluse (come le tecnologie di isolamento sismico, di dissipazione di energia o basate sull’uso di leghe a memoria di forma), le possediamo ed utilizziamo da tanti anni: pertanto, non mi stancherò mai di ripetere che non ci sono scuse per non applicarle ben più estesamente di quanto, sino ad ora, in Italia abbiamo fatto. Più in generale, occorre non dimenticare, nonostante il Covid-19 e la guerra in Ucraina, l’urgenza di attivare corrette politiche di prevenzione dal rischio sismico e dagli altri rischi naturali. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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