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Tartarughe coraggiose, in Versilia sfidano i bagnanti. Un corridoio le protegge dalle uova al mare

di Italia Libera   
Tartarughe coraggiose, in Versilia sfidano i bagnanti. Un corridoio le protegge dalle uova al mare

Sono ripartiti i lavori per impiantare lettini e ombrelloni sulle nostre spiagge per la nuova stagione turistica. E che coraggio devono avere le tartarughe. Depongono le uova, in buche profonde fino a mezzo metro, in litorali dove spadroneggiano gli stabilimenti con lettini e ombrelloni per le vacanze. In Versilia, per fortuna, accortisi della presenza dei nidi, si sono mosse autorità e ambientalisti, dal Comune di Massa alla Capitaneria di Porto, fino al Wwf e ad esperti e gestori “illuminati” degli stabilimenti, per realizzare  un corridoio protetto e salvare il percorso verso il mare delle tartarughe appena nate. Dopo circa due mesi, infatti, i piccoli emergono dalla sabbia, e attraversano il litorale per raggiungere il Tirreno

L’articolo di FRANCESCO MEZZATESTA

Su tempi e modi con cui vengono rilasciate le concessioni balneari è in corso un acceso confronto politico e con l’Unione europea. Ma di chi sono le spiagge? Appartengono al patrimonio demaniale collettivo o di fatto sono delegate a chi le ha in concessione? Come il bosco non può essere considerato una semplice fonte di legname anche la spiaggia non può essere destinata a semplice luogo di balneazione, ma è un ecosistema importantissimo per la difesa sia della costa sia della biodiversità. La natura ha modellato il litorale sabbioso in diversi spazi come la zona intertidale con la battigia alternativamente coperta e scoperta dalla marea, la zona sopralitorale bagnata dalle onde più forti, le dune con la flora costiera e gli stagni retrodunali. Si tratta di habitat diversi che costituiscono un ecosistema che genericamente viene semplificato in “spiaggia”. Se è legittimo andare al mare, farsi il bagno e godersi il sole, l’occupazione da parte di ombrelloni e sdraio non può riguardare il 100% del litorale disponibile perché almeno una piccola percentuale, che potrebbe essere attorno al 5-10%, dovrebbe essere lasciata in condizioni naturali o seminaturali.

In un periodo di cambiamenti climatici in cui il livello del mare è destinato ad innalzarsi le dune costiere che ci difendono dalle mareggiate dovrebbero essere tutelate anche ovviamente pianificando le aree destinate alla balneazione. A richiamare l’attenzione sulla necessità di lasciare spazi di litorale alla biodiversità ci ha pensato l’estate scorsa la tartaruga marina Caretta (Caretta caretta) che ha sfidato la barriera di sdraio e ombrelloni alla foce del Poveromo (canale da tutelare perché unico rio che sfocia in questo tratto di costa tirrenica senza idrovore) a Ronchi di Massa per farsi strada nel bagno Nical risalendo la spiaggia scavando una buca per deporvi le uova tra non poche difficoltà. Si è trascinata verso terra per 12 metri arrestandosi solo davanti a un pattino dove si è dovuta fermare perché queste creature marine, a differenza delle terrestri, non sono in grado di “fare retromarcia”, ma quando sono sul terreno devono girare su sé stesse.

In questi casi devono essere gli esperti a indicare come gestire l’evento. La zona è stata recintata ed è stato creato un corridoio protetto tra le onnipresenti strutture per permettere ai piccoli che misurano solo 5 cm e che sono emersi dalla sabbia dopo circa 50 e 65 giorni dalla deposizione, di raggiungere il mare senza trovare gli ostacoli dell’uomo lungo il percorso verso le prime onde. «Dal 2013 – dice il professor Zuffi – data della prima nidificazione di tartarughe marine in Toscana, vi sono state 28 riproduzioni di Caretta nella regione e la specie tende a nidificare sempre più a nord mentre nel passato si limitava a scegliere siti estremamente meridionali». La Caretta è minacciata, oltre che dalle reti da pesca e dall’inquinamento soprattutto di plastica, anche dall’occupazione pressocché totale delle spiagge. «Sembra però che le tartarughe, che contano su 250 milioni di anni di evoluzione, essendo presenti in natura ben prima dei dinosauri, abbiano deciso di non mollare di fronte alle difficoltà poste dal ”sapiens delle spiagge” e di sfidare sdraio e ombrelloni risalendo comunque l’arenile per deporre nonostante l’occupazione antropica. Per fortuna i balneari si impegnano a difendere gli individui che raggiungono il territorio che hanno in concessione tanto che Legambiente conferisce a quelli che collaborano un “certificato di buone pratiche”».

La proposta che avanza il professor Zuffi è semplice, ma molto importante proponendo di lasciare davanti al mare uno spazio maggiormente libero per permettere alle tartarughe di risalire evitando gli intoppi. «Visto che le tartarughe nidificano generalmente entro una distanza dal mare che va da 6 a 34 metri (a Sant’Andrea sull’isola d’Elba hanno nidificato addirittura a 4,5 metri dalla battigia) e risalgono la spiaggia di notte – dice l’erpetologo – basterebbe che ogni sera le sdraio posizionate più vicine al mare venissero richiuse e appoggiate verticalmente agli ombrelloni in modo da permettere alle tartarughe di risalire senza eccessivi ostacoli». Una buona soluzione di compromesso perché tra i 10 metri della battigia di per sé già senza attrezzature per i bagnanti e i 10 metri che in questo modo verrebbero recuperati, si otterrebbe uno spazio di accesso libero di 20 metri consentendo alle tartarughe di risalire e deporre senza eccessive difficoltà. «Certo – conclude il professor Zuffi – è bene sapere che delle centinaia di tartarughe che nascono sulla terraferma e raggiungono il mare solo il 2-3% sopravvive fino a quando, dopo circa una ventina di anni, viene raggiunta l’età adulta. Per questo le Caretta caretta che scelgono le nostre spiagge vanno difese con ogni mezzo recuperando spazi e trovando nuove soluzioni». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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