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“Politistrojka”, come Gorbaciov ispirò il nome per il Grande Gioco della Politica in Italia

di Italia Libera   
“Politistrojka”, come Gorbaciov ispirò il nome per il Grande Gioco della Politica in Italia

Oggi a Mosca si svolgono i funerali di Mikhail Gorbaciov in forma privata aperta al pubblico. Dalla Casa dei sindacati, dove gli è stato dato l’ultimo saluto, il feretro raggiungerà il cimitero centrale di Novodevichy nella capitale russa. Il Premio Nobel per la Pace del 1990 (conferitogli per il suo contributo alla fine della guerra fredda con i paesi occidentali) raggiunse vette di popolarità altissime nella seconda metà degli anni Ottanta. Quando la politica e il giornalismo erano ancora una cosa seria (e senza prendersi troppo sul serio), ispirò anche un gioco “politico” di grande successo, alla cui ideazione partecipò attivamente il nostro Cesare Protettì, come ci racconta lui stesso in questo articolo

L’articolo di CESARE PROTETTÌ

ERA IL 1988: le giornate nella sala stampa di Montecitorio potevano essere davvero molto lunghe per il manipolo di giornalisti d’agenzia che dovevano curare i vari aspetti della giornata politica e parlamentare e presidiare le Commissioni, l’Aula e seguire le riunioni dei gruppi e quelle di partito, le audizioni… Dovevamo pararci dai “buchi” che ci infliggevano i notisti parlamentari dei giornali, e capire come faceva Augusto Minzolini a lanciare quei resoconti della Direzione del Psi che facevano tanto arrabbiare Craxi.  

Capitava però che ci fossero tempi morti: non si potevano abbandonare del tutto le postazioni, ma si potevano fare quattro chiacchiere con i colleghi, magari nelle comode poltrone del “Transatlantico”, anche noto come il “Corridoio dei passi perduti”. Poltrone strategiche per agganciare o farsi agganciare da qualche politico in vena di dichiarazioni. E da quelle quattro chiacchiere nacque “Il Grande Gioco del Potere”, una sorta di Monopoli con cartellone, schede e quiz allegati al settimanale “L’Europeo” e con le pedine racchiuse in una lattina.

Il 1988 era l’anno in cui Mikhail Gorbaciov, l’uomo nuovo apparso sulla scena dell’Unione Sovietica nel marzo 1985, aveva lanciato il suo programma di rinnovamento dell’economia e dell’organizzazione dello stato con due parole chiave: “Glasnost” (trasparenza) e “Perestroika” (ristrutturazione). Noi prendemmo a prestito questa parola storpiandola un po’ per il nostro gioco che nel frattempo aveva suscitato l’interesse di Patrizio Roversi (all’epoca faceva “Lupo solitario”) e di Sandro Bottazzi, della cooperativa soci dell’Unità.

Per la versione da giocare nelle piazze e nelle Feste dell’Unità il nome Politistrojka ci sembrava perfetto: l’aria nuova che arrivava da Mosca era coinvolgente e travolgente, come poi dimostrò, nel novembre del 1989, la caduta del muro di Berlino. I punti principali della Perestrojka erano la libertà d’informazione, le privatizzazioni di molti settori economici statali, la riduzione del controllo militare e politico sui Paesi orientali (con il ritiro dall’Afghanistan), i trattati con gli Stati Uniti per il disarmo dei missili. Tutti i temi ai quali noi assidui frequentatori di Montecitorio eravamo molto sensibili.

Nel “noi” che partorì l’idea del gioco c’erano il sottoscritto, giovane redattore del servizio politico dell’Ansa incaricato di seguire la Dc di Ciriaco De Mita (che nell’aprile 1988 aveva assunto la guida del governo), un preparatissimo funzionario della Camera, Alessandro Diotallevi, e Alessandra Baldini, anche lei dell’Ansa, che seguiva le commissioni parlamentari e che negli anni successivi sarebbe diventata la responsabile della redazione di New York. L’ideazione del gioco da tavolo e i quiz allegati a “L’Europeo” ci erano costati molte serate di lavoro extra nella bella casa di Alessandra profumata da vaschette di potpourri preparate da lei stessa.

Poi nel gruppo arrivarono Patrizio Roversi e Syusy Blady che ci proposero un adattamento del gioco per le feste dell’Unità, nel quale fummo intensamente coinvolti. Ricordo una serata travolgente a Cento, in Emilia Romagna, nella quale Patrizio e Syusy furono straripanti con la collaborazione dei concorrenti, cioè alcuni politici locali che stettero benissimo al gioco. Ne parlò anche “la Repubblica” in un articoletto con un lead ironico: «Non riuscendo ad andare al governo davvero, il Pci ci andrà sui palcoscenici delle feste dell’Unità. Quest’anno i festival organizzeranno infatti, un gioco-spettacolo sulla politica. È una sorta di Risiko comunista, adattamento di un gioco da salotto pubblicato alcuni mesi fa da un settimanale, elaborato da uno staff di creativi funzionari e giornalisti parlamentari. Le carte da gioco saranno efficientismo, movimentismo, riformismo, carisma e così via, i mezzi di avanzata potranno essere temi referendari, proposte di legge, iniziative pubblicitarie azzeccate, mosse condivise dal pubblico. Un misto tra una tavola rotonda vivace e il televisivo Aboccaperta, che servirà a tastare il polso a qualche dirigente del Pci e alla base. Se qualcuno se la prenderà a male la risposta è ovvia: è solo un gioco».

A Gianni Minoli piacque lo stile e lo spirito del gioco e ci chiese i diritti per la Rai, coinvolgendoci in una divertente programmazione. Così “Politistrojka”nel 1990 divenne un appuntamento televisivo serale condotto da Patrizio Roversi [qui il promo della trasmissione], con la partecipazione più o meno scanzonata di politici veri (Biondi, Rutelli, ecc.). Firmato come autori da Aldo Bruno, Giovanni Minoli e Paolo Franchi, con la regia di Claudio Rispoli, il programma andò in onda su Raidue per sette puntate, dal 17 febbraio al 31 marzo 1990. Era diventato una delle gemmazioni di quel progetto-testata che è stato Mixer e da cui nacquero, tra l’altro, Mixer cultura, Maastricht Italia, la Grande Storia e professione Reporter.

Roversi e Minoli coinvolsero anche Carmen Lasorella, i gemelli Ruggeri nonché la coppia di disegnatori satirici Stefano Disegni e Massimo Caviglia, anticipatori delle strisce di Zero Calcare e di Makkox (Propaganda live). 

Minoli condivideva l’intento di avvicinare il pubblico televisivo alla politica, e «far scoprire che nel Parlamento esistono persone intelligenti e simpatiche, che non corrispondono per forza al cliché che si ha dell’uomo politico». In ogni puntata tre parlamentari, ingabbiati in tre campane di vetro e dotati di pulsanti e cuffie, dovevano fare delle scelte rispondendo alle surreali domande di Roversi, sforzandosi di essere spiritosi e di catturare così la benevolenza dei votanti con minicomizi e altre prove. Non era facile. Per l’istrionismo alla Antonio Razzi, senatore della Repubblica dal 2013 al 2018, bisognava attendere il nuovo millennio.

Politistrojka si interruppe, per non riprendere mai più, in vista della campagna per le elezioni regionali del 7 maggio. Le chiacchiere in Transatlantico di quel 1988 erano diventate tre modi di giocare con la politica e — nelle nostre intenzioni — di avvicinarla alla gente comune e ai tanti che cominciavano a dimostrare disaffezione, se non disinteresse, per i partiti. Ma, chiaramente, per questo occorreva ben altro. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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