Obbligo di curare i sani: questo il futuro? L’ultimo libro di Carlo Iannello su dopo-Covid e Costituzione

Obbligo di curare i sani: questo il futuro? L’ultimo libro di Carlo Iannello su dopo-Covid e Costituzione

La copertina del libro

Articolo 32

«La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana».


Questo il testo dell’articolo 32 messo sotto i riflettori nel testo del professor Carlo Iannello: “un utile strumento, anche per i non addetti ai lavori — quindi ogni cittadino consapevole —, per capire l’effettiva posta in gioco di una decisione che lascerà comunque il segno”. La decisione attesa a novembre, da parte della Corte Costituzionale sulla legittimità dell’obbligo vaccinale dei sanitari per il Sars-Cov-2, pone la questione nel mezzo di una accesa disputa tra libertà individuali, salute pubblica e obiettivi economici



La recensione di LAURA CALOSSO


Il 30 novembre prossimo la Corte Costituzionale si esprimerà sulla legittimità dell’obbligo vaccinale dei sanitari per il Sars-Cov-2, virus responsabile della malattia Covid-19. Quale esito possiamo attenderci? Secondo le dichiarazioni rilasciate da Giuliano Amato, presidente della Corte Costituzionale, nel suo intervento al Meeting di Rimini, «Negare la scienza è entrare nel falso e quindi nell’ingiustizia, perché seguire il falso porta a decisioni ingiuste e pericolose […] Ma la scienza deve farsi riconoscere e avere la credibilità necessaria, affinché ciò che afferma possa essere incanalato dalle istituzioni politiche nelle strade che noi dobbiamo seguire» [leggi qui nota 1].


Come interpretare queste parole? Possiamo considerarle un’indicazione a supporto dell’obbligo vaccinale e considerare chiusa la vicenda? Non esattamente. Prima di tutto perché oramai a presiedere la Consulta c’è una donna, Silvana Sciarra, eletta con 8 voti contro 7 (Amato fu eletto all’unanimità); segno che nella Consulta la dialettica è presente. In secondo luogo, perché in contesti complessi come quelli relativi alla Covid e alla campagna vaccinale a contare sono i dettagli. Proprio di questi ultimi si è occupato Carlo Iannello, professore di Istituzioni di Diritto pubblico presso l’Università della Campania Luigi Vanvitelli, dove insegna Diritto dell’ambiente, Diritto pubblico dell’economia e Biodiritto. Dalla sua analisi è nato un libro: “L’interpretatio abrogans” dell’art. 32 della Costituzione”, Editoriale Scientifica, 2022. Il libro vuole essere un contributo per la comunità scientifica, in vista di una decisione che si annuncia storica e che avrà effetti rilevanti sul grado di libertà dei cittadini.



In particolare, il testo, che seppure indirizzato a specialisti ha il pregio di essere divulgativo, approfondisce un aspetto a prima vista paradossale: se la Corte Costituzionale  si esprimesse per l’illegittimità dell’obbligo sulla base delle argomentazioni fornite dal Consiglio di Giustizia amministrativa della Regione siciliana [leggi qui nota 2] la  libertà di autodeterminazione terapeutica dei cittadini farebbe un salto indietro di 100 anni. Perché? Se seguiamo la linea di ragionamento tracciata dai giudici siciliani, incappiamo alla fine in un problema serio: può essere reso obbligatorio un farmaco (vaccino) che viene indicato come idoneo per obiettivi economici, ovvero per diminuire le ospedalizzazioni? Allora, perché non rendere obbligatorio un farmaco per l’ipertensione? È ammissibile porre obblighi per curare i sani?


Come vedete, sembra un paradosso, però questa è la linea seguita non solo dal Consiglio di Giustizia amministrativa della regione siciliana, ma anche dall’Oms. In un documento del 30 maggio scorso, dal titolo Covid-19 and mandatory vaccination: Ethical considerations [leggi qui nota 3], si afferma che l’obbligo può essere posto non solo per tutelare obiettivi di salute pubblica, come da sempre pacifico e scontato nelle liberal-democrazie, bensì anche per raggiungere obiettivi di carattere economico e sociale. In tal modo, l’art. 32 della Costituzione sarebbe, in un solo colpo, cancellato. E il libro di Iannello spiega nei dettagli come la nostra Costituzione vieti la strumentalizzazione dell’individuo (quello che il filosofo Kant definiva non un “mezzo” ma un fine in sé) per un vantaggio della collettività. In passato la Corte Costituzionale ha anche emesso sentenze in tal senso, ad esempio nel 1996, la numero 118, a proposito di un giudizio civile, promosso dai genitori di un minore colpito da invalidità permanente a seguito della vaccinazione obbligatoria antipolio cui era stato sottoposto [leggi qui nota 4].



Insomma, il testo di Iannello documenta il principio che non si può sacrificare la salute dell’individuo, e sottolinea che, riguardo agli effetti avversi (come deriva dalla lettura finora applicata dell’art. 32) devono essere transitori e tollerabili. Al proposito è interessante un passaggio del libro nel quale l’autore si sofferma su una sentenza del Tribunale di Rovereto (sent. 57/2022): «un rischio di evento anche gravissimo come la morte o la grave malattia deve essere considerato come normale e tollerabile [sic!] a condizione, ben inteso, sia in grado di scongiurare rischi ben maggiori (sempre di morte o di grave malattia, ma con un’incidenza statistica ben maggiore)».


Leggiamo nel testo di Iannello: «L’affermazione appare già chiara nella sua durezza, ma il giudice è stato generoso di esempi. «A conferma del ragionamento sopra espresso – egli scrive – si ipotizzi una gravissima pandemia che, se non fermata, colpisca tutta la popolazione garantendo una mortalità del 10 per cento. Su una popolazione di 100 milioni di persone, ciò significa 10 milioni di morti. Davvero si vuol sostenere che sia incostituzionale una previsione di legge che, in un simile contesto, preveda l’obbligo vaccinale qualora il vaccino in questione determini, poniamo, 10 o anche 100 morti? Ciò significherebbe che per salvare le 10 o le 100 persone che morirebbero col vaccino si sacrificano 10 milioni di persone che morirebbero in assenza di vaccino. Né si può porre alcuna questione etica perché qualsiasi scelta produce delle morti e perché le persone chemoriranno le sceglie il caso, non il legislatore».


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La risposta che Iannello dà a queste affermazioni è interessante: «Ora, a parte il rilievo, frutto della logica elementare, che si sta discutendo dell’obbligo della vaccinazione, e non certo dell’introduzione di un «divieto» a vaccinarsi, che nessuno ha mai immaginato di introdurre (mentre nel ragionamento inverosimile del giudice appare una fantomatica alternativa tra un obbligo – sussistente – e un immaginario divieto – per cui i milioni di italiani che volessero proteggersi dai rischi resterebbero assolutamente liberi di farlo anche in assenza di obbligo), un ragionamento di questo tenore si commenta da sé». Il ragionamento perverso è stato innescato proprio dal giudice siciliano (impostazione che somiglia a quella dell’Oms) che afferma: il beneficio della collettività c’è anche se i vaccini non bloccano la trasmissione del virus. Spetta però alla Corte Costituzionale stabilire se vi sia il beneficio individuale, dato il grande numero di eventi avversi riscontrati.


La deriva disumana, conclude Iannello, sarebbe favorita proprio dal ragionamento svolto dai giudici siciliani che hanno  aperto il varco ad obblighi vaccinali che vanno oltre la tutela della salute pubblica, cioè per raggiungere obiettivi sociali od economici (come quello di non riempire gli ospedali… ai quali sono state nel tempo tagliate le risorse). Per affermare la coerenza dell’obbligo con la Costituzione, dunque, è stata accantonata la via maestra, ossia quella dell’immunità di gregge (non si può più sostenere che l’obbligo vaccinale è legittimo in quanto il vaccino sia in grado di bloccare il contagio – un dato, peraltro, in contrasto con lo stesso  bugiardino del farmaco oltre che con la quotidiana esperienza). Ma, una volta accolta questa dilatazione del beneficio per la collettività, la sola strada rimasta è allora quella percorsa dal giudice di Rovereto: anche la morte finisce così per essere considerata «normale e tollerabile»!


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Quali conclusioni si possono trarre dalla lettura del libro di Iannello? Una è evidente: le case farmaceutiche, se si andrà verso l’ampliamento di obiettivi a sostegno dell’obbligo (dalla salute pubblica a generici obiettivi sociali o economici), avranno praterie immense per galoppare in una direzione discutibile: curare il sano, rendendo obbligatoria la cura (mentre prima della Covid i costituzionalisti erano unanimemente d’accordo sulla circostanza che solo obiettivi di salute pubblica — bloccare il contagio — potessero legittimare un obbligo di trattamento sanitario). In ultimo: dobbiamo augurarci che l’istanza dei giudici siciliani venga accolta? Alla luce di quanto esposto da Iannello sì, ma solo a condizione che la Corte Costituzionale faccia le dovute precisazioni per evitare di imboccare la strada pericolosa che conduce all’obbligo di cura, ribadendo cioè la permanente validità del diritto tradizionale in materia.


Un ragionamento cristallino è, ad esempio, quello proposto alla stessa Corte Costituzionale dal Tribunale di Padova (ordinanza del 28 aprile 2022): in questo caso, l’obbligo viene ritenuto incostituzionale perché il vaccino non impedisce la trasmissione del virus e dunque non realizza nessun obiettivo di salute pubblica (sia il medico vaccinato sia quello non vaccinato possono contagiare il paziente). La speranza è che a novembre si faccia finalmente chiarezza sulla vicenda, dalla quale ha avuto origine molta sofferenza, non solo fisica. Il libro di Iannello è, in sintesi, un utile strumento, anche per i non addetti ai lavori — quindi ogni cittadino consapevole —, per capire l’effettiva posta in gioco di una decisione che lascerà comunque il segno. © RIPRODUZIONE RISERVATA