Napoli, lo scudetto e la festa. E un’occasione: quella di non rassegnarsi alla deriva della città

Napoli, lo scudetto e la festa. E un’occasione: quella di non rassegnarsi alla deriva della città

La festa dei napoletani per lo scudetto nel campionato di calcio non è solo bella ma anche contagiosa, coinvolgendo pure chi napoletano non è. Però è anche – come avviene spesso con il calcio – un modo per dimenticare i problemi che in questa martoriata “Capitale del Sud” sono vecchi e irrisolti. A cominciare dalla camorra, per poi proseguire con gli interessi clientelari della cattiva politica. Se questa festa diventasse l’occasione per affrontare i problemi della città, allora sì che questo scudetto diventerebbe un fatto epocale

Il corsivetto di VITTORIO EMILIANI

TUTTI GIOISCONO SU TELEVISIONI e giornali per lo scudetto del Napoli dopo tre decenni e va bene. Ma dimenticano di colpo, cancellano il peso terribile della malavita organizzata, della camorra entrata in vena nel sistema corporeo partenopeo. Senza essere per forza dei guastafeste non si possono chiudere gli occhi sulla criminalità organizzata che affligge e dissangua Napoli indubbia Capitale del Mezzogiorno. Sarebbe anzi la giusta occasione per analizzare a fondo la vita sociale, economica, produttiva insomma di questa grande città e indiduare il che fare nel concreto. Ma il giornalismo di inchiesta fondato, severo, che non fa sconti, non va più di moda. Anni fa l’urbanista napoletano Vezio de Lucia che nella Giunta Bassolino aveva avuto l’assessorato alla Vivibilità mi confessò sconsolato che a suo avviso la città era irrecuperabile malgrado lo sforzo politico e sociale della Giunta medesima. 

Il proposito di rifarne una città industriale è presto fallito, tramontato. Malgrado la nobile tradizione del Politecnico partenopeo ritenuto di eccellente livello. Il clientelismo di partiti e delle correnti personali dentro e fuori i medesimi raggiunge qui livelli altissimi. Come non ricordare il grande film di Francesco Rosi “Le mani sulla città”? E i più recenti contributi di registi come Martone e Sorrentino? Eppure non ci si può rassegnare ad un ruolo così negativo di Napoli. Il grande tripudio per il titolo nel calcio – ora da verificare in Champions – rimarrà come una droga di massa. Ma Napoli ha urgente necessità di salari e stipendi veri, reali, e di iniziative produttive di medio e lungo periodo. Come l’intero Sud del resto.

Tutti esultano nelle televisioni, sui teleschermi e il presidente del Napoli De Laurentiis ci dice che i tifosi della sua squadra ora campione aumenteranno. E ne siamo felici. Uno dei giornalisti più  competenti Fabio Caressa intervista un comico storico, l’amico di Troisi, Lello Arena e tutto si tinge di rosa. Soprattutto per il turismo che si accrescerà dall’Italia e dal mondo. Ce lo auguriamo perché l’economia di Napoli ne ha gran bisogno. Ma ben altro ci vuole per ridare slancio e spinta alla parte sana della economia napoletana e bisogna esserne tutti consapevoli. L’intero Mezzogiorno ha bisogno di scuotersi dal sottosviluppo, di essere sempre meno il fanalino di coda d’Italia e d’Europa. Vorremmo vederne i segni al di là del tifo calcistico, dello Stadio – già San Paolo e ora Maradona – stracolmo, vorremmo vederne la volontà politica di avanzare anche sul piano socio-economico. Auguri a Napoli tutta.  © RIPRODUZIONE RISERVATA