Montagna e sci. La neve finta finisce e il turismo invernale va fuori pista: sarà un buon segno?

Montagna e sci. La neve finta finisce e il turismo invernale va fuori pista: sarà un buon segno?

Dal 2004, il mercato dello sci alpino è crollato del 50%: nella stagione 2004-2005 erano stati acquistati 398.000 paia di sci, dieci anni dopo il dato scende a 173.000. Stesso trend per scarponi, attacchi e tutti gli accessori afferenti a questa disciplina, che hanno fatto crollare il fatturato da 106 milioni di Euro di giro ad appena 52 milioni. Ma i frequentatori della montagna invernale non diminuiscono. E allora che fanno? Turismo dolce: scialpinisti, ciaspolatori, fondisti. Lo sci di pista sarà sorpassato dai tempi

L’articolo di FABIO BALOCCO

VISTO CHE CORTINA è assurta a fama mondiale soprattutto grazie allo sci di pista, un interessante dossier dell’anno scorso analizza la situazione di questa pratica sportiva e, numeri alla mano, afferma che il mercato è in fase di decremento in tutto il mondo. Come dicono gli economisti, il mercato ha oramai raggiunto la maturità ed è nella sua fase discendente. Per quanto riguarda in particolare il nostro paese: «Dal 2004, il mercato dello sci alpino è crollato del 50%: nella stagione 2004-2005 erano stati acquistati 398.000 paia di sci, dieci anni dopo il dato scende a 173.000. Stesso trend per scarponi, attacchi e tutti gli accessori afferenti a questa disciplina, che hanno fatto crollare il fatturato da 106 milioni di euro di giro ad appena 52 milioni».

Da ciò non si deve però trarre la considerazione che i frequentatori della montagna invernale (quando la neve c’è…) siano diminuiti, perché sono invece aumentati esponenzialmente i frequentatori di altre discipline: scialpinisti, ciaspolatori, fondisti. Appare chiaro anche al profano che tale inversione di tendenza è da salutare positivamente, in quanto questi frequentatori non necessitano né di impianti, né di innevamento artificiale. E qui, di passaggio, trattiamo un argomento estremamente interessante: senza l’intervento umano, lo sci di pista sarebbe crollato molto ma molto di più e tante località dell’arco alpino avrebbero chiuso i battenti (ad esempio Bardonecchia, nell’arco alpino occidentale, che ha scarsissime precipitazioni invernali). 

Parlo, chiaramente, della neve programmata, orribile locuzione per intendere la neve finta, creata artificialmente, anche solo a determinate temperature. Una delle pratiche inventate dall’uomo più dannose per l’ambiente: per l’energia elettrica necessaria a produrla in un periodo come quello invernale in cui essa è più preziosa; per l’acqua necessaria a produrla, anch’essa in deficit d’inverno; per le conseguenze sul terreno su cui la neve viene prodotta e poi livellata. Detto ciò, anche la neve artificiale sembra destinata se non a scomparire, quanto meno a ridursi considerevolmente, per le temperature che aumentano e che non consentono più una continuità nella “fabbricazione”. 

Aumento delle temperature e diminuzione dei praticanti, dunque: una sinergia che dovrebbe dissuadere chiunque dall’investire in nuovi impianti. Eppure non è così. Si assiste perciò sull’Appennino, nelle regioni rosse Emilia e Toscana, alla coltivazione del sogno di un mega comprensorio sciistico fra Corno alle Scale (1.600 metri), monte Cimone e Abetone (1380 metri), per il momento frenato ad agosto dal Tar su ricorso delle associazioni ambientaliste; nel Piemonte leghista al progetto faraonico di San Domenico, in fregio al Parco Regionale dell’Alpe Devero. E nella Val d’Aosta autonoma alla follia del collegamento fra Alagna e Zermatt, di cui parleremo in pieno inverno.

Ah, dimenticavo, la stessa Cortina non vuole essere da meno: «Nel 2021 la nuova cabinovia Son dei Prade-Bai de Dones permetterà il collegamento sci ai  piedi tra le ski aree Tofana e Cinque Torri, una grande opera che contribuirà a completare e migliorare l’offerta del comprensorio sciistico di Cortina d’Ampezzo», annota il dossier.

A fronte della follia dei politici e di imprenditori diciamo “non molto avveduti”, ecco, come accennato, l’altra faccia della medaglia: il turismo dolce. Nel complesso, si calcola che i pistaioli siano solo il 55,8% dei praticanti i terreni innevati, ed il resto della torta se lo spartiscono i turisti “dolci”. I soli scialpinisti sono passati dai 33.000 praticanti del 2010-11 ai 94.500 del 2019-20. È evidente che tale movimento non fa girare l’economia tradizionale dello sci: dai maestri di sci agli addetti alle piste; dai ristoratori agli intermediari immobiliari. Gli sport invernali — questa è una considerazione da fare — di fatto stanno innescando un processo di decrescita. E c’è da ritenere che questo trend si rafforzerà. Lo sci di pista diventerà sorpassato dai tempi. E dal tempo atmosferico. Così si smetterà finalmente di innevare in mezzo all’aridità dei boschi e di far disputare le gare di Coppa del Mondo a Zagabria. © RIPRODUZIONE RISERVATA