Tiscali.it
SEGUICI

“Metterci la faccia”: ma quante facce ha la politica? Meloni, un caso-studio sull’uso delle parole

di Italia Libera   
“Metterci la faccia”: ma quante facce ha la politica? Meloni, un caso-studio sull’uso delle parole

Per la nostra premier, l’espressione gergale è diventata tecnica di comunicazione politica. Modulata sulle varie circostanze: rivolta ai suoi ministri, agli avversari, alla nazione. Usata sempre nelle sue campagne identitarie, ben studiate a tavolino, in cui la destra seleziona nuovi amici e nemici, modernizza i vecchi valori, aggiorna il bagaglio ideologico. Poi c’è Caivano e la faccia puoi perdercela: il decreto rende adulti i bambini, riconoscendoli perseguibili; ma se li riempi di doveri, devi concedergli i diritti

L’articolo di GIANLUCA VERONESI

IN TUTTI GLI AMBITI professionali gli addetti ai lavori amano distinguersi dai dilettanti usando una terminologia tecnica e sofisticata, in continua evoluzione. Una sfrenata corsa al neologismo utile a mettersi in mostra e a distanziare i “principianti”. Figuratevi quindi nel mondo della politica, che è comparto che produce praticamente solo parole, giacché ritiene i fatti troppo complicati e faticosi.

Tra le new entry più recenti la sostenibilità, la transizione ecologica e l’insuperabile resilienza. Ma non si trascurano nemmeno i modi di dire e le frasi fatte che vengono riesumate per il loro sapore di saggezza popolare, di attaccamento alle tradizioni. Alla nuova destra e soprattutto alla sua leader piace molto il “metterci la faccia”. In fondo, tolto il visconte di Bragelonne (Alexandre Dumas: “La maschera di ferro”) tutti la mostrano quotidianamente e senza imbarazzo.

Credo che Meloni usi la frase quando vuol segnalare un suo atto di coraggio, una iniziativa non scontata e controcorrente. Quando decide di adottare decisioni che possono essere fraintese e che rischiano di far perdere voti. Come sceglie le battaglie che meritano l’esposizione di quel suo viso che gioca tra l’ironico e l’ammiccante? L’uso più comune è quando vuole richiamare ad unità la sua articolata maggioranza. Dopo giorni in cui ministri, capigruppo e semplici parlamentari sfoderano i loro personali punti di vista su temi delicati, lei segnala qual è la mediazione che ha deciso di cavalcare, con ciò chiudendo ogni possibilità di discussione.

Altro caso: quando un suo progetto è oggetto di aspre critiche dell’opposizione comunica così che non ha alcun tentennamento e non ci sono spazi di mediazione. Poi – e sono le occasioni più sentite personalmente – quando sbatte contro un caposaldo del “politicamente corretto” (lei lo chiama – con involontario autolesionismo – il pensiero unico”). Sembra veramente eccitata alla idea di andare all’assalto di qualche monumento di quello che lei considera un mondo in malafede, fatto di buonismo ipocrita, di solidarietà di facciata, di snobismo culturale, di sufficienza intellettuale. Sono i momenti più delicati perché fatica a controllarsi e tende a dichiarare più di quanto opportuno.

In tutti i casi, comunque, sono campagne identitarie – ben studiate a tavolino – in cui la destra seleziona nuovi amici e nemici, modernizza i vecchi valori, aggiorna il bagaglio ideologico. L’ultimo esempio è quello di Caivano e del decreto omonimo. Un luogo abbandonato e fuori controllo che rappresenta emblematicamente tutte le periferie metropolitane italiane. Dove si incrociano molti problemi: recrudescenza della delinquenza minorile, abbandono scolastico e insufficiente corpo docente, genitori assenti, gang giovanili, disponibilità di troppe armi.

Il decreto è il trionfo del vietare e punire: arresto a 14 anni (Salvini che tende a esagerare si era spinto fino ai 12), responsabilità penale per i genitori e perdita della potestà genitoriale, “daspo” urbano, limitazione nell’uso del cellulare, possibile trasferimento al carcere degli adulti. L’opposizione risponde che il proibizionismo non funziona mai e che questi fenomeni si affrontano con una efficace prevenzione.

È possibile che in questo paese non si riesca mai a scavalcare i muri ideologici e finalmente si capisca e si accetti che i problemi vanno risolti con un mix di misure: la sinistra non può demonizzare ogni forma di divieto e sanzione, la destra opporsi ad ogni assistenza psicologica e culturale. Ad un giovane devi comminare un castigo proporzionato ma devi anche prospettargli una alternativa “realistica”, possibilmente accompagnata da qualche strumento utile a raggiungerla.

Il decreto di fatto rende adulti i bambini, riconoscendoli perseguibili, sulla base della constatazione giusta che oggi gli adolescenti sono più maturi, informati e coscienti. Ma se li riempi di doveri, vincoli, obblighi, allora devi concedergli anche i diritti equivalenti. È venuto il momento di riconoscere il voto ai sedicenni e tutto l’apparato che ne consegue. In fondo la migliore prevenzione è renderli consapevoli della loro “autoresponsabilità”, della autonomia che hanno (in assenza della scuola e della famiglia) nello scegliere tra il bene e il male. © RIPRODUZIONE RISERVATA

La tua e la nostra libertà valgono 10 centesimi al giorno? Aiutaci a restare liberi

Dona ora su Pay Pal

di Italia Libera   
I più recenti
La rete idrica “fa acqua” e l’Italia muore di sete: «Raddoppiare la capacità degli invasi interrati»
La rete idrica “fa acqua” e l’Italia muore di sete: «Raddoppiare la capacità degli invasi interrati»
I protagonisti della sinistra. Andrea Costa, l’occasione persa dai socialisti italiani prima del...
I protagonisti della sinistra. Andrea Costa, l’occasione persa dai socialisti italiani prima del...
Greenpeace contro Ikea, la multinazionale dei mobili: “Così si distruggono le foreste vetuste dei...
Greenpeace contro Ikea, la multinazionale dei mobili: “Così si distruggono le foreste vetuste dei...
I nuovi vertici dell’Ue e l’Italia della Meloni: il patatrac politico di una dilettante allo sbaraglio
I nuovi vertici dell’Ue e l’Italia della Meloni: il patatrac politico di una dilettante allo sbaraglio
Teleborsa
Le Rubriche

Alberto Flores d'Arcais

Giornalista. Nato a Roma l’11 Febbraio 1951, laureato in filosofia, ha iniziato...

Alessandro Spaventa

Accanto alla carriera da consulente e dirigente d’azienda ha sempre coltivato l...

Claudia Fusani

Vivo a Roma ma il cuore resta a Firenze dove sono nata, cresciuta e mi sono...

Claudio Cordova

31 anni, è fondatore e direttore del quotidiano online di Reggio Calabria Il...

Massimiliano Lussana

Nato a Bergamo 49 anni fa, studia e si laurea in diritto parlamentare a Milano...

Stefano Loffredo

Cagliaritano, laureato in Economia e commercio con Dottorato di ricerca in...

Antonella A. G. Loi

Giornalista per passione e professione. Comincio presto con tante collaborazioni...

Carlo Ferraioli

Mi sono sempre speso nella scrittura e nell'organizzazione di comunicati stampa...

Lidia Ginestra Giuffrida

Lidia Ginestra Giuffrida giornalista freelance, sono laureata in cooperazione...

Alice Bellante

Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla LUISS Guido Carli...

Giuseppe Alberto Falci

Caltanissetta 1983, scrivo di politica per il Corriere della Sera e per il...

Michael Pontrelli

Giornalista professionista ha iniziato a lavorare nei nuovi media digitali nel...