Messi, il Barça e il Psg. Nel calcio dei nababbi persino le pulci piangono

Messi, il Barça e il Psg. Nel calcio dei nababbi persino le pulci piangono

«Mi sono abbassato l’ingaggio del 50%, ma non è bastato», ha detto la star argentina fra le lacrime. Il debito della sua ex squadra è passato dai 159 milioni del giugno 2018 ai 673 del marzo 2021, con funeste prospettive di sgretolare presto il muro del miliardo. Un dissesto al quale gli emolumenti di Messi hanno contribuito non poco, se si dà credito allo scoop del “Mundo Deportivo”, che lo scorso inverno ha pubblicato le cifre del quadriennale firmato nel 2017 dal numero dieci: un contratto da oltre 500 milioni lordi, tra parte fissa e variabile (quasi del tutto incassata). Nella Parigi qatariota la Pulce è la corona regale di una campagna acquisti già impressionante, che ha affiancato Hakimi, Sergio Ramos, Donnarumma e Wijnaldum ai “vecchi” Neymar, Mbappé, Verratti e Di Maria

L’analisi di MARCO FILACCHIONE
BANDO ALLE LACRIME, peraltro rispettabili e comprensibili, dopo un’avventura sportiva e umana durata vent’anni: non ancora spenti gli echi del suo addio ufficiale al Barcellona, Leo Messi è già altrove, accolto dal Psg dei nababbi. Accordo rapido e totale, il che vuol dire che le parti trattavano da tempo, al di là dell’amore eterno tra il fuoriclasse e la sua casa blaugrana. 

«Mi sono abbassato l’ingaggio del 50%, ma non è bastato», ha detto Messi piangendo. Il suo nuovo contratto con il Barcellona, già pronto e sottoscritto, è stato bloccato dal tetto salariale fissato dalla Lega calcio spagnola, ostacolo superabile dal club catalano solo con una robusta riduzione degli ingaggi. Senza questa imposizione dall’alto, Joan Laporta, rieletto alla presidenza nel marzo scorso dopo 11 anni, avrebbe appesantito con l’ennesimo macigno un bilancio già disastroso. Basti ricordare che il debito del Barcellona è passato dai 159 milioni del giugno 2018 ai 673 del marzo 2021, con funeste prospettive di sgretolare presto il muro del miliardo. E che due mesi fa la società ha chiesto a Goldman Sachs un prestito di 525 milioni di euro per fare fronte a spesucce urgenti.

Un dissesto al quale gli emolumenti di Messi hanno contribuito non poco, se si dà credito allo scoop del “Mundo Deportivo”, che lo scorso inverno ha pubblicato le cifre del quadriennale firmato nel 2017 dal numero dieci: un contratto da oltre 500 milioni lordi, tra parte fissa e variabile (quasi del tutto incassata). Circa 130 milioni annui per quattro stagioni, investiti su un giocatore (d’accordo, fuoriclasse) che all’epoca aveva già toccato i trent’anni. 

Ovviamente, non bisogna ignorare i benefici che una figura sportiva di quel calibro può apportare al suo club, in termini di pubblicità e altre forme di indotto. Ma le voragini finanziarie del Barcellona inducono quanto meno il sospetto che qualcuno abbia fatto male i conti. Anche perché, dal punto di vista puramente calcistico, negli ultimi quattro anni Messi è stato spesso inferiore al suo mito e il Barcellona ha vissuto sulla scena più nobile, quella della Champions League, quattro avventure da incubo per altrettanti cocenti eliminazioni: le due incredibili rimonte subite dalla Roma nel 2018 (3-0 all’Olimpico) e dal Liverpool nel 2019 (4-0 ad Anfield Road), poi l’umiliante 8-2 del Bayern nel 2020 e l’1-4 interno con il Psg nel 2021.

Il Barcellona avrebbe avuto comunque una scappatoia per ratificare il nuovo contratto di Messi. Le sarebbe bastato accettare l’accordo raggiunto nei giorni scorsi tra il presidente della Liga spagnola Javier Tebas e il fondo britannico Cvc Capital Partners, sulla cessione del 10% dei diritti commerciali del campionato spagnolo per una durata di 50 anni. Una mega intesa da 2,7 miliardi che avrebbe portato nelle casse dei club denaro fresco e alzato sensibilmente il tetto salariale, ma che è stata bocciata senza mezzi termini dal Barça: «L’ingaggio di Messi passava per una operazione che per noi non è interessante — ha detto Laporta alla stampa, nello stesso giorno in cui ha ufficializzato l’addio alla Pulce — Non intendiamo ipotecare i diritti televisivi per mezzo secolo». Al fronte del no si è peraltro unita la voce potente del Real Madrid, che addirittura ha annunciato un’azione legale contro la Lega spagnola e il fondo Cvc.

Storie che non riguardano più Leo Messi, ormai proiettato verso l’avventura parigina. Il Psg a trazione qatariota è un pozzo senza fondo, che da un decennio rastrella campioni da tutto il mondo, impegnando cifre folli. L’emiro avrà fatto i suoi conti, quello che è certo è che da un punto di vista prettamente sportivo la gestione della Qatar Investment Authority ha prodotto titoli in serie nei confini francesi e zero assoluto in campo internazionale. Come comprarsi la Ferrari per andare a fare la spesa sotto casa. Che poi nella stagione scorsa al Psg non è riuscita neanche la missione interna, visto che in campionato è finito alle spalle del Lille, che ha un monte ingaggi pari a un quinto del club parigino. 

Delusioni che che non hanno spento, bensì rilanciato le ambizioni in vista della nuova stagione: Messi è la corona regale di una campagna acquisti già impressionante, che ha affiancato Hakimi, Sergio Ramos, Donnarumma e Wijnaldum ai “vecchi” Neymar, Mbappé, Verratti e Di Maria. Un’armata prepotentemente lanciata verso la Champions: se non ora, quando? © RIPRODUZIONE RISERVATA