Mattarella e Pnrr: «Niente offese al paesaggio, bellezza e cultura sono nostre identità»

Mattarella e Pnrr: «Niente offese al paesaggio, bellezza e cultura sono nostre identità»

Ursula von Der Layen porta a Cinecittà il primo “assegno” del Next Generation Eu. La ripresa economica non può essere pagata però dallo scempio del territorio. In Sardegna, al 20 maggio 2021, risultavano presentate ben 21 istanze di pronuncia di compatibilità ambientale per altrettante centrali eoliche, per una potenza complessiva superiore a 1.600 Mw, un incremento del 150% del già ingente comparto eolico isolano. Non convincono gli “ambientalisti” che vorrebbero le Soprintendenze silenziate. Parte la “Coalizione per l’art. 9 della Costituzione”: «Stop al Far West dell’eolico e del solare»

L’analisi di STEFANO DELIPERI, presidente Gruppo di intervento giuridico
IL 10 FEBBRAIO 2021 il Parlamento europeo ha adottato la risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un dispositivo per la ripresa e la resilienza chiudendo definitivamente l’iter per la disciplina dei Pnrr (Piani nazionali di ripresa e resilienza) avviato dalla Commissione europea lo scorso 27 maggio 2020, mettendo a disposizione dei Paesi Ue 672,5 miliardi di euro per la ripresa e la resilienza, dunque la parte più sostanziosa dei 750 miliardi del pacchetto Next Generation Eu. La risoluzione è stata assunta in coerenza con l’accordo storico raggiunto dal Consiglio europeo del 17-21 luglio 2020 che, approvando la proposta della Commissione, ha deciso di assumersi il carico di un debito comune tra stati Ue in risposta alla crisi pandemica. Ogni euro di spesa dev’essere dimostrato che non nuoce all’ambiente, pena la perdita dei fondi comunitari. Il principio europeo è chiaro e netto: tutela della biodiversità e dell’ambiente, nelle sue varie componenti, sono pilastri inderogabili, anche in questi tempi duri e difficili.

«Niente offese al paesaggio, bellezza e cultura sono nostre identità»: anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sente il diritto-dovere di esprimere pubblicamente, mediante un’insolita lettera aperta pubblicata su Vanity Fair, la propria forte preoccupazione e contrarietà per le ventilate disinvolte modifiche normative contenute principalmente sul proposto ennesimo “Decreto Semplificazioni 2021”, finalizzato a sveltire le procedure per attuare il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) italiano finanziato con i fondi comunitari del Next Generation Eu. La gran parte degli italiani – e noi del Gruppo d’Intervento Giuridico insieme a loro – la pensano come il Presidente Mattarella. Paesaggio e cultura sono identità e patrimonio inestimabile di quell’Italia che è nota nel mondo come il Bel Paese non a caso.

La ripresa economico-sociale non può esser pagata dallo scempio del territorio e della nostra identità. E i fondi comunitari del Next Generation Eu, ben investiti, possono realmente essere fondamentali per il territorio e il contesto economico-sociale. Non convincono, pertanto, i progettati stravolgimenti delle procedure di valutazione d’impatto ambientale, non convincono i ministri che vorrebbero avere mani libere sul territorio, men che meno convincono quegli “ambientalisti” che vorrebbero le Soprintendenze smantellate e silenziate, mentre da lungo tempo hanno soggetti vicini che fanno studi di impatto ambientale per centrali eoliche sui crinali appenninici o mille altri interessi nei vari affari delle fonti di energia rinnovabile.

A puro titolo di esempio, nel caso della Tuscia siamo di fronte a ben 51 progetti di campi fotovoltaici presentati, in parte approvati e solo in minima parte respinti in pochi anni, complessivamente oltre 2.100 ettari di terreni agricoli e boschi. Centinaia e centinaia di ettari di terreni agricoli e boscati stravolti dalla speculazione energetica, senza che vi sia alcuna assicurazione sulla chiusura di almeno una centrale elettrica alimentata da fonti fossili. La realizzazione di questi progetti energetici snaturerebbe radicalmente alcuni dei più pregiati paesaggi agrari della Tuscia con pesanti impatti sull’ambiente e sui contesti economico-sociali locali. Stupisce, infatti, l’assenza di alcuna seria e adeguata analisi preventiva sugli impatti negativi anche sul piano economico-sociale di decine di migliaia di ettari di paesaggio storico della Tuscia sulle attività turistiche. La Provincia di Viterbo detiene il non invidiabile primato per il consumo del suolo per abitante (rapporto Ispra sul consumo del suolo 2019), 1,91 metri quadri per residente rispetto alla media regionale di 0,47 e nazionale di 0,80.

In Sardegna, al 20 maggio 2021, risultavano presentate ben 21 istanze di pronuncia di compatibilità ambientale di competenza nazionale o regionale per altrettante centrali eoliche, per una potenza complessiva superiore a 1.600 Mw, corrispondente a un assurdo incremento del 150% del già ingente comparto eolico isolano. A queste si somma un’ottantina di richieste di autorizzazioni per nuovi impianti fotovoltaici. Complessivamente sarebbero interessati più di 10 mila ettari di boschi e terreni agricoli 

Solo questi due esempi possono far comprendere quali veri e propri scempi ambientali annunciati incombono su alcuni dei migliori esempi di paesaggi storici del povero Bel Paese. Gli ultimi dati disponibili (primo trimestre 2021, elaborazione “QualEnergia” su dati Terna) vedono una domanda pari a 78 TWh, di cui 27,38 prodotti da fonti rinnovabili (il 34,8%). Gli ultimi dati annui disponibili (Terna, 2019) affermano che “nel 2019 in Italia la domanda di energia elettrica ha raggiunto i 319.622 GWh, con una flessione dello 0,6% rispetto all’anno precedente”, mentre “la potenza efficiente lorda si è attestata a 119,3 GW (+1,0 % rispetto al 2018 essenzialmente imputabile alle rinnovabili). Il parco di generazione termoelettrico si è mantenuto sostanzialmente stabile, mentre il parco di generazione delle fonti rinnovabili continua la sua crescita con un incremento generale pari al +2,2%  ed una potenza che rappresenta il 46,5% del totale installato in Italia (era 46% nel 2018)”.

La potenza efficiente lorda del “sistema energia” italiano è ampiamente sufficiente a sostenere la domanda, visto che «il valore della punta massima registrato nel 2019 è stato pari a 58,8 GW, e si è verificato il giorno 25 luglio alle 17. La punta 2019 è stata leggermente più alta (+1,8%) rispetto alla punta del 2018, determinando un trend di crescita che si protrae dal 2014. Si conferma la forte correlazione tra il carico e le temperature estive». Non risulta, quindi, un problema di produzione energetica in Italia, quanto un serio problema di pianificazione e di politica industriale legata alle necessarie scelte di politica ambientale.

A titolo di esempio, è pura follia, nel XXI secolo, continuare ottusamente a voler produrre alluminio primario con metodi energivori e inquinanti piuttosto che predisporre un virtuoso circolo del riciclaggio dell’alluminio: la produzione di un kg di alluminio di riciclo ha un fabbisogno energetico (0,7 kwh) che equivale solo al 5% di quello di un kg di metallo prodotto a partire dal minerale (14 kwh). Eppure, il gruppo siderurgico russo Rusal, con il beneplacito e i soldi del Governo nazionale e della Regione autonoma della Sardegna intende far ripartire la produzione di alluminio primario dalla bauxite a Portoscuso, con gravissimi problemi ambientali e sanitari (oltre che energetici).

Nessuna adeguata e puntuale pianificazione delle reali necessità energetiche nazionali e locali, nessun  meccanismo legale di chiusura coercitiva di impianti produttivi di energia da fonti fossili, eccessivo spazio offerto alla produzione energetica da biomasse (il che significa incremento dei tagli boschivi), palese contrarietà alla normativa comunitaria per la salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali (direttiva n. 92/43/Cee) e la difesa delle acque e del suolo (direttive n. 08/105/Ce e n. 06/118/Ce).

La delega contenuta nell’art. 5 della legge 22 aprile 2021, n. 53 (legge di delegazione europea) sull’attuazione della direttiva n. 2018/2001/Ue sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili prevede esplicitamente l’emanazione di una specifica  «disciplina per l’individuazione delle superfici e delle aree idonee e non idonee per l’installazione di impianti a  fonti  rinnovabili  nel rispetto delle esigenze di tutela  del  patrimonio culturale e del paesaggio, delle aree agricole e forestali, della qualità dell’aria e dei corpi idrici, nonché delle specifiche competenze dei ministeri per i Beni e le Attività culturali e per il turismo, delle politiche agricole alimentari e forestali e dell’ambiente e  della  tutela  del territorio e del  mare, privilegiando l’utilizzo di superfici di strutture edificate, quali capannoni industriali e parcheggi, e aree non utilizzabili per altri scopi». Disciplina a oggi non emanata.

Problematiche e criticità fortissime, tuttora non affrontate, che han fatto sì che ben ventuno associazioni ambientaliste (ma altre ancora stanno aderendo) costituissero la Coalizione Articolo 9 per manifestare a gran voce la più netta contrarietà al Far West dell’energia eolica e solare, dove ogni speculatore energetico può fare quello che gli pare senza regìa pubblica né controlli. Il paesaggio è fonte rinnovabile di bellezza, garanzia del rispetto dell’identità dei luoghi, fondamentale attrattiva per il turismo. Non dimentichiamolo. © RIPRODUZIONE RISERVATA