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Manipolare la natura e far west in città. Cinghiali e lupi, le follie del partito del fucile

di Italia Libera   
Manipolare la natura e far west in città. Cinghiali e lupi, le follie del partito del fucile

L’emergenza cinghiali è nata dalla spregiudicatezza della politica che vuole blandire i cacciatori. Sono stati introdotti – più volte – in diversi territori cinghiali di provenienza centro- europea, più grossi e prolifici. Ora entrano in città, perché trovano – altra responsabilità della politica – grandi disponibilità di cibo, e questo per la cattiva gestione dei rifiuti. Il naturale “equilibratore” del cinghiale è il lupo. Ma la politica ha scelto di combattere la proliferazione dei cinghiali dando il diritto di ucciderli, e lo stesso vuole fare con i lupi. C’è tutta una serie di decisioni miopi, spregiudicate, che si affidano a scelte improvvisate, ignorando qualsiasi parere che sia scientifico o ambientalista. Per fermare il partito del fucile, in questo far west che si vuole far diventare il nostro Paese, l’associazione ecologista Gruppo d’intervento giuridico (del quale l’autore dell’articolo è presidente e animatore) ha già inoltrato un ricorso alla Commissione e al Parlamento europeo per presunte violazioni della normativa comunitaria: E  ha attivato una petizione “No al Far West calibro 12” (dodici è il calibro del fucile). Perché la sicurezza non passi dal pericolo, perché ad errori come l’immissione incontrollata di cinghiali non corrispondano altri errori a danno dell’incolumità pubblica

L’articolo di STEFANO DELIPERI, presidente Gruppo di Intervento Giuridico

«C’È UN TEMA di sicurezza, stradale, sui rifiuti, sanitaria e agricola. Ma deve essere extrema ratio …
Bisogna intervenire, ci deve pensare la forestale ma è un argomento da prendere di petto. (…) Sono molto laico: se si devono abbattere si abbatteranno, lo dico a rischio di perdere qualche voto, ovvio che l’abbattimento deve essere l’extrema ratio, si troveranno poi modi per fare ripopolamento altrove». Queste sono le intenzioni del candidato del centrodestra Francesco Rocca (eletto presidente della Regione Lazio) per risolvere il problema dei cinghiali a Roma: abbatterli – sia pure come extrema ratio – e poi procedere con il ripopolamento nelle campagne e nei boschi.

È un chiaro esempio di quello che è stato fatto in Italia negli ultimi decenni per blandire una minoranza di peso sul piano elettorale, il mondo venatorio: via libera alla caccia in tutte le occasioni possibili e immissioni a spese pubbliche di specie faunistiche d’interesse venatorio, come il cinghiale. Sono le consuete attività poste in essere dagli amministratori locali italiani. A partire dagli anni ’50 del secolo scorso sono state effettuate, soprattutto da parte delle Province, reiterate immissioni di cinghiali di provenienza centro-europea, più grossi e, soprattutto, più prolifici.

La progressiva crescente disponibilità di cibo, grazie all’aumento di discariche abusive e alla cattiva gestione dei rifiuti, ha portato l’ungulato ormai nelle periferie delle città, a Roma in particolare. Il cinghiale, però, è l’unica specie della fauna selvatica nazionale in reale crescita, grazie alle sciocchezze dell’uomo. Il principale fattore limitante naturale è il lupo, eppure anche nei confronti di quest’ultimo le richieste più ottuse abbondano, come quella recentemente avanzata da 19 sindaci piemontesi di potergli sparare.

Senza pensare nemmeno che è proprio il lupo il principale fattore di contenimento del cinghiale, individuato quale principale pericolo per i danni arrecati in agricoltura e alla circolazione stradale, senza avere realistiche stime sulla consistenza e sull’entità dei danni effettivi e, soprattutto, senza voler neppure considerare che l’aumento della presenza del cinghiale è dovuto a cause umane, quali le ripetute immissioni pluridecennali a fini venatori di esemplari del cinghiale europeo (ben più grande e prolifico dell’autoctono cinghiale maremmano o sardo) e la sistematica presenza di discariche abusive nelle aree urbane periferiche, autentica fonte di cibo facile per l’ungulato. A fronte di una insipienza di troppi amministratori pubblici ai vari livelli, tantissimi cittadini hanno aperto gli occhi e si sono rimboccati le maniche. In poche settimane  sono più di 24 mila ad aver sottoscritto la petizione popolare No al far West calibro 12 in Italia, promossa dall’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), contro le previsioni introdotte dalla legge 29 dicembre 2022, n. 197 (art. 1, commi 447-448) per l’adozione di piani di abbattimento della fauna selvatica.

La situazione è decisamente molto grave. Ricordiamo, infatti, che la legge n. 197/2022, fra le tante previsioni, contiene, purtroppo, anche le assurde disposizioni (art. 1, commi 447° e 448°) che consentono alle Regioni e alle Province autonome di approvare piani di abbattimento di qualsiasi specie di fauna selvatica – anche quelle in regime di protezione assoluta – nelle aree naturali protette e nelle zone urbane, in qualsiasi periodo dell’anno. Per giunta, a livello nazionale è prevista anche l’approvazione di un piano straordinario di abbattimenti di durata quinquennale. Tutti i piani di abbattimento non saranno basati su alcun parere tecnico-scientifico, dato che l’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) verrà coinvolto solo per pareri obbligatori, ma non vincolanti.

In pratica, saranno le richieste provenienti da amministratori locali o regionali a decidere di “far fuori” lupi e orsi. Anche altre scuse per i piani di abbattimento appaiono veramente risibili, come quella che vede gli animali quale determinante causa di incidenti stradali, ben lo 0,2% degli incidenti stradali nel 2021. Infatti, il Rapporto Statistiche sull’incidentalità nei trasporti stradali 2022 (ministero Infrastrutture e Trasporti) offre un quadro estremamente chiaro sulle cause degli incidenti stradali: i dati del 2021 (ultimi disponibili) parlano di 471 incidenti causati da “animale domestico o selvatico urtato”, pari allo 0,2% dei 197.744 incidenti stradali avvenuti in Italia.

La direttiva n. 92/43/Cee sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali protegge rigorosamente tutte le specie animali rientranti negli Allegati II e IV, così come la direttiva n. 09/147/Ce sulla salvaguardia dell’avifauna selvatica tutela tutte le specie avifaunistiche di cui all’Allegato I, misure di difesa ribadite dalla Convenzione internazionale di Berna (19 settembre 1979), recepita in Italia con la legge n. 503/1981. Recentemente proprio il Comitato permanente della Convenzione internazionale di Berna ha respinto decisamente la richiesta di declassare il livello massimo di protezione del lupo.

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), raccogliendo numerose richieste provenienti da cittadini e comitati locali, ha già inoltrato (2 gennaio 2023) un puntuale ricorso alla Commissione europea e al Parlamento europeo affinché valutino i nuovi piani di abbattimento della fauna selvatica previsti dalla legge n. 197/2022 e la relativa rispondenza o meno alla normativa comunitaria sulla salvaguardia della fauna selvatica.

In caso di riscontrato contrasto, il GrIG ha chiesto l’apertura di una procedura di infrazione, ai sensi dell’art. 258 del Trattato UE (Tfue, versione unificata): qualora lo Stato membro non si adegui ai “pareri motivati” comunitari, la Commissione può inoltrare ricorso alla Corte di Giustizia europea, che, in caso di violazioni del diritto comunitario, dispone sentenza di condanna che può prevedere una sanzione pecuniaria (oltre alle spese del procedimento) commisurata alla gravità della violazione e al periodo di durata.

Le sanzioni pecuniarie conseguenti a una condanna al termine di una procedura di infrazione sono state fissate recentemente dalla Commissione europea con la Comunicazione Commissione Sec 2005 (1658): la sanzione minima per l’Italia è stata determinata in 9.920.000 euro, mentre la penalità di mora può oscillare tra 22.000 e 700.000 euro per ogni giorno di ritardo nel pagamento, in base alla gravità dell’infrazione.L’esecuzione delle sentenze della Corte di Giustizia per gli aspetti pecuniari avviene molto rapidamente: la Commissione europea decurta direttamente i trasferimenti finanziari dovuti allo Stato membro condannato: in Italia gli effetti della sanzione pecuniaria vengono scaricati sull’Ente pubblico territoriale o altra amministrazione pubblica responsabile dell’illecito comunitario (art. 16 bis della legge n. 11/2005 e s.m.i.).

Attualmente sono ben 82 le procedure di infrazione aperte dalla Commissione europea nei confronti dell’Italia, di queste 16 in materie ambientali. Mai come in questo caso l’Italia, cioè i cittadini italiani, cioè i contribuenti italiani, dovrebbero letteralmente pagare le conseguenze delle cambiali elettorali che le attuali forze politiche governative devono ad associazioni venatorie e alcune associazioni del mondo agricolo.

Oltre ad aver provveduto all’invio del ricorso, il GrIG, sottolineando l’importanza del coinvolgimento quanto più ampio, mette a disposizione di singoli cittadini, associazioni, comitati un fac-simile di ricorso da completare e inviare alle Istituzioni europee. Il fac-simile può essere richiesto all’indirizzo di posta elettronica grigsardegna5@gmail.com. Inoltre, il GrIG ha promosso una petizione popolare indirizzata alla Commissione europea, al Presidente del consiglio Giorgia Meloni, al ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin e al ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida finalizzata alla radicale modifica di previsioni normative che rischiano soltanto di portare pericoli alla consistenza di specie faunistiche rare e fondamentali per gli habitat italiani (lupo, orso), di creare evidenti e intuitivi rischi per la sicurezza pubblica, prevedendo addirittura le ipotesi di abbattimento nelle aree naturali protette e in ogni periodo dell’anno, con pesanti riflessi negativi sulla riproduzione degli animali e sul turismo. Sono già più di ventiquattromila gli aderenti in pochi giorni.

Il contrasto alle assurde previsioni normative nazionali per i piani di abbattimento faunistici è arrivato anche nell’aula del Parlamento europeo. Massimiliano Smeriglio, deputato del Gruppo dell’Alleanza progressista di socialisti e democratici al Parlamento europeo, ha presentato un’interrogazione scritta alla Commissione europea riguardo le previsioni introdotte dalla legge 29 dicembre 2022, n. 197(art. 1, commi 447-448) per l’adozione di piani di abbattimento della fauna selvatica in ogni giorno dell’anno, su ogni specie faunistica, in ogni luogo, compresi i centri urbani e i parchi naturali. L’on. Smeriglio ha chiesto alla Commissione europea una valutazione sulla compatibilità delle nuove disposizioni con il diritto comunitario e l’adozione dei conseguenti provvedimenti.

La Commissione europea – Direzione generale Ambiente − nelle settimane scorse ha chiesto conto al governo italiano della suddetta possibilità di adottare piani di abbattimento come autorizzati dalla legge 29 dicembre 2022, n. 197 (art. 1, commi 447-448) “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2023 e bilancio pluriennale per il triennio 2023-2025”. La Commissione europea ha contestato la probabile violazione della direttiva n. 92/43/Cee sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali e della direttiva n. 09/147/Ce sulla salvaguardia dell’avifauna selvatica, assegnando un mese per la risposta.

La Commissione europea ha chiesto, in particolare, di chiarire:

come si garantirà che nelle aree della Rete Natura 2000 siano rispettati gli obiettivi di conservazione degli habitat e delle specie faunistiche e, in particolare, non si pratichi l’abbattimento o la cattura delle specie che hanno giustificato l’istituzione delle aree stesse? in che modo i piani di abbattimento stile Far West garantiscono il divieto di uccidere o catturare o disturbare gli animali selvatici così come stabilito dalle direttive habitat e uccelli? In che modo viene assicurato che la caccia “rispetti i principi di una saggia utilizzazione e di una regolazione ecologicamente equilibrata”, garantendo che gli uccelli non siano cacciati “durante il periodo di nidificazione né durante le varie fasi della riproduzione e della dipendenza”?

Se le risposte del Governo Meloni non saranno soddisfacenti, verrà aperta una procedura di infrazione per violazione delle normative comunitarie sulla tutela della fauna selvatica.

Ai sensi dell’art. 2 della legge n. 157/1992 e s.m.i. sono specie particolarmente protette:

a) mammiferi: Lupo (Canis lupus), Sciacallo dorato (Canisaureus), Orso (Ursus arctos), Martora (Martesmartes), Puzzola (Mustela putorius), Lontra (Lutra lutra), Gatto selvatico (Felis sylvestris), Lince (Lynx lynx), Foca monaca (Monachusmonachus), tutte le specie di Cetacei (Cetacea), Cervo sardo (Cervuselaphuscorsicanus), Camoscio d’Abruzzo (Rupicaprapyrenaica); b) uccelli: Marangone minore (Phalacrocorax pigmeus), Marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis), tutte le specie di Pellicani (Pelecanidae), Tarabuso (Botaurus stellaris), tutte le specie di Cicogne (Ciconiidae), Spatola (Platalea leucorodia), Mignattaio (Plegadis falcinellus), Fenicottero (Phoenicopterus ruber), Cigno reale (Cygnus olor), Cigno selvatico (Cygnus cygnus), Volpoca (Tadorna tadorna), Fistione turco (Netta rufina), Gobbo rugginoso (Oxyura leucocephala), tutte le specie di Rapaci diurni (Accipitriformes e falconiformes), Pollo sultano (Porphyrio porphyrio), Otarda (Otis tarda), Gallina prataiola (Tetraxtetrax), Gru (Grusgrus), Piviere tortolino (Eudromias morinellus), Avocetta (Recurvirostra avosetta), Cavaliere d’Italia, (Himantopus himantopus), Occhione (Burhinus oedicnemus), Pernice di mare (Glareola pratincola), Gabbiano corso (Larus audouinii), Gabbiano corallino (Larus melanocephalus), Gabbiano roseo (Larusgenei), Sterna zampenere (Gelochelidon nilotica), Sterna maggiore (Sterna caspia), tutte le specie di Rapaci notturni (Strigiformes), Ghiandaia marina (Coracias garrulus), tutte le specie di Picchi (Picidae), Gracchio corallino (Pyrrhocorax pyrrhocorax); c) tutte le altre specie che direttive comunitarie o convenzioni internazionali o apposito decreto del Presidente del consiglio dei ministri indicano come minacciate di estinzione.La petizione No al Far West calibro 12 in Italia si firma qui

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