Libia 110 anni dopo: dal “Suol d’amore” a Gheddafi. Il libro di Nanni e Camaiora per ritrovare il bandolo

Libia 110 anni dopo:  dal “Suol d’amore” a Gheddafi. Il libro di Nanni e Camaiora per ritrovare il bandolo

La lettura di “Libia 110 anni dopo” è illuminante. Scritto a due mani da Mario Nanni e Andrea Camaiora, giornalisti; il primo scrittore ed esperto di politica italiana, il secondo noto spin doctor di personalità politiche e istituzionali. Gli autori hanno diviso il volume in due sezioni: Nanni fa una sorta di mappa concettuale che contiene anche toponomastica (nomi tuttora scolpiti nella memoria collettiva, come Bengasi, Giarabub, Misurata) e canzoni e film che parlano di Tripoli e di amore, fino all’arrivo del colonnello/dittatore Mu’ammar Gheddafi, i suoi rapporti istituzionali con l’Italia (soprattutto Andreotti, Craxi e, particolarmente cordiali, Berlusconi). Nella seconda parte del volume, Andrea Camaiora ripercorre la fitta rete di relazioni internazionali tra le Potenze europee, Italia compresa, ripercorrendo i ruoli di Triplice Intesa e Triplice Alleanza e l’avvicinamento tra Italia e Russia in chiave antiaustriaca e antitedesca

La recensione di CARLO GIACOBBE
CENTODIECI ANNI DI STORIA. Visti in filigrana, sono la storia della fase finale dell’era colonialistica globale, inquietante e data per terminata dal punto di vista nominalistico, perché esaurito, destituito di significato, sembra quel termine, colonie. Una parola che ci riporta a tempi cui è difficile, forse impossibile, guardare con obiettività spazio-temporale. La “impresa” (allora così era definita) italiana in Libia sembra appartenere a un periodo storico o remoto o quasi contemporaneo. Poco più di un secolo di storia europea e nello specifico italiana, che a occhio nudo non si riesce a vedere; occorre il binocolo. Che alternativamente viene fatto di utilizzare nei due versi: o sembra che avvenimenti, luoghi e personaggi storici siano vicini a noi quasi da poterli toccare, o, se si gira lo strumento ottico, appaiono lontanissimi, quasi indecifrabili e dunque insignificanti. Eppure la Libia, proprio in questi anni, è tornata di stringente attualità.

“Libia 110 anni dopo. Appunti per ricordare (e non sbagliare)” è un volume di 183 pagine, € 20, appena pubblicato da The Skill Press, scritto a due mani da Mario Nanni e Andrea Camaiora, giornalisti; il primo anche scrittore ed esperto di politica italiana (è stato a capo del Politico dell’Ansa) e il secondo noto spin doctor di personalità politiche e istituzionali. Centodieci anni e non i 111 che per la precisione sarebbero trascorsi dalla fine delle ostilità, perché il Trattato di Ouchy che a Losanna sancì la fine della guerra fra l’Italia e il perdente Impero Ottomano è del 1912, l’anno seguente. I due autori hanno diviso il volume in due sezioni.

La prima, di cui è autore Nanni, parte da un discorso del 1911, allora celebre e oggi dimenticato dai più, in cui il poeta Giovanni Pascoli, inneggiando all’intervento militare di qualche mese prima, disse che finalmente “la grande proletaria [ossia l’Italia]si è mossa”. L’Italia che, in 50 anni di esistenza in vita come entità statuale non era ancora stata in grado di superare i problemi legati al sottosviluppo, alla cronica penuria di posti di lavoro, alla crescita della popolazione. Ma oltre all’Italietta dell’età giolittiana, che vista retrospettivamente andrebbe forse rivalutata, specie alla luce di un’altra Italietta ancor più diminuta, quella contemporanea, Nanni fa una sorta di mappa concettuale che contiene anche toponomastica (nomi tutt’ora scolpiti nella memoria collettiva, come Bengasi, Giarabub, Misurata) e canzoni e film, che parlano di Tripoli e di amore. Poi, passando già al secondo dopo-guerra avanzato, l’arrivo del colonnello/dittatore Mu’ammar Gheddafi, con l’inserimento (e come poteva mancare da quel cruciale quadrante mondiale?) degli Stati Uniti, per i quali, con Reagan, il Colonnello libico era diventato una sorta di “bestia nera”. Per la lunga parabola politica dell’autore del Libro Verde e dei suoi rapporti istituzionali con l’Italia (soprattutto Andreotti, Craxi e, particolarmente cordiali, Berlusconi) la lettura di “Libia 110 anni dopo” è illuminante e circostanziata. Compreso l’epilogo e la morte del dittatore, fase che di fatto fu propiziata dalla Francia di Sarkozy, forse desideroso di tacitare per sempre una voce che poteva essere compromettente.

Nella seconda parte del volume, Andrea Camaiora ripercorre la fitta rete di relazioni internazionali tra le Potenze europee, Italia compresa, che a volte più che una rete sembrano costituire un vero e contraddittorio ginepraio. Si ripercorrono i ruoli di Triplice Intesa e Triplice Alleanza, l’avvicinamento tra Italia e Russia in chiave soprattutto antiaustriaca e antitedesca. Una vicinanza che, dopo fasi alterne che vedranno un raffreddamento delle relazioni tra Roma e San Pietroburgo, tornerà a farsi stretta, quando l’Italia lascerà la Triplice Alleanza, che sarà invece corroborata dall’Impero Ottomano, seppure ormai agli sgoccioli. Tutto l’assetto, però, compresa la rinnovata amicizia italo-russa, crollerà nel 1917, con la Rivoluzione d’Ottobre. Vicende quanto mai complesse e troppo spesso semplificate da schematismi scolastici, delle quali questo volume aiuta a ritrovare il bandolo. © RIPRODUZIONE RISERVATA
 
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