Le droghe al tempo del Covid: fra i giovani dilagano, ma nel Paese è sceso il silenzio 

Le droghe al tempo del Covid: fra i giovani dilagano, ma nel Paese è sceso il silenzio 

Molte droghe sembrano smart, solo fumo e pilloline colorate. Niente siringhe, non più tossici per strada. Dei morti per overdose non parla più nessuno. Anche nei momenti più drammatici della pandemia il traffico di droga è continuato. Il quantitativo di sostanze sequestrate in Italia nel 2020 è aumentato del 7,4%. Intercettate sul mercato ben 44 nuove sostanze psicotrope. Lo spaccio online è diventato delivery e con il pagamento in bitcoin le operazioni sono praticamente blindate. L’emergenza esiste, ma il Paese non è in grado di affrontarla. La legge Jervolino-Vassalli del 1990 è inadeguata. Sabrina Molinaro: «È scritta per un mondo che non c’è più; non c’è più il tossico che si faceva il buco per strada». Riccardo De Facci a “Italia Libera”: «Andrebbe ricostruito un tessuto sociale che non esiste più»

L’inchiesta di ANNA MARIA SERSALE
È SEMPRE PIÙ FACILE procurarsi sostanze stupefacenti, a prezzi bassi. C’è il boom degli oppioidi e delle droghe sintetiche. È scesa l’età dei consumatori, per qualcuno il primo incontro con le sostanze è a 12 anni. Alti i consumi di cocaina. Le “mattonelle” di “polvere bianca” hanno perfino viaggiato nascoste tra le partite di frutta, mentre con l’aiuto dei narcos le organizzazioni criminali, ’ndrangheta in testa, in Italia hanno aumentato i laboratori per lavorare la coca qui. Nonostante la chiusura delle frontiere, i controlli e l’interruzione di molte tratte aeree, anche nei momenti più drammatici della pandemia il traffico di droga è continuato. Le mafie del narcotraffico hanno riorganizzato le rotte e i cartelli latinoamericani hanno garantito le forniture di cocaina. I porti restano la principale via di ingresso. Circola anche la droga dei poveri: 10-15 euro al grammo, nome in gergo texe, il cosiddetto ladro dei cervelli, così lo avevano ribattezzato le madri dei tossicodipendenti sudamericani. Costi molto bassi, dipendenza quasi immediata, con effetti devastanti per la salute. È molto diffuso anche un micidiale mix di sciroppo alla codeina e soda, il purple drank; le istruzioni per l’uso i ragazzi le trovano su Internet. 

I narcos sono così bravi che molte droghe sembrano smart. Solo fumo e pilloline colorate. Niente siringhe, non ci sono più i tossici per strada che si fanno il buco. Non c’è più allarme sociale. Così la politica può restare indifferente. Dei morti per overdose non parla più nessuno, non fanno notizia. Molti crepano per infarto “elettrico”. Il cuore smette di battere per lo sballo da cocaina. Proprio la cocaina da noi è un mercato che cresce ancora. Lo rivela l’ultimo Rapporto del Dipartimento antidroga, presentato tre mesi fa. I quantitativi di polvere sequestrati (13 quintali) sono aumentati del 62%. «Stiamo lasciando soli i più fragili, manca un piano nazionale sulla prevenzione, il web è fuori controllo e circola di tutto. Noi, oltre a fare attività di “riduzione del rischio e del danno”, abbiamo assunto anche funzione di “primo soccorso” — dichiara a “Italia Libera” Riccardo De Facci, presidente del Cnca, il Coordinamento nazionale delle Comunità di accoglienza, da sempre in prima linea —. Andrebbe ricostruito un tessuto sociale che non esiste più e bisognerebbe anzitutto capire che cosa si intenda per dipendenza, come vada gestita e curata mettendosi dalla parte dei ragazzi». 

Certo, i ragazzi. Dimenticati e sempre più disorientati. Isolati durante il Covid. Per troppo tempo davanti ai computer, anziché tra i banchi di scuola. I numeri dicono che in Italia la cocaina va forte, è un eccitante e c’è chi dice che risponde alle tendenze edonistiche del momento. L’eroina segue a ruota, viene fumata per calmare gli effetti della polvere bianca. L’Italia nell’Ue è uno dei Paesi con i più alti livelli di consumo. Complessivamente, il quantitativo di sostanze sequestrate in Italia nel 2020 è aumentato del 7,4%, a fronte di un numero inferiore di operazioni antidroga. Non solo. Sul mercato sono state intercettate ben 44 nuove sostanze psicotrope, da inserire nelle tabelle di quelle vietate. Ma è una rincorsa senza fine, i trafficanti le mutano di continuo.  Circolano grandi quantità di oppioidi sintetici, come i khat, i bulbi di papavero e le dosi/compresse di ossicodone (un potente antidolorifico), amfetamine e metamfetamine. Le sostanze psicoattive sono molto usate dai ragazzi. Quasi settecentomila studenti, tra i 15 e i 19 anni, pari al 26%, hanno utilizzato almeno una sostanza illegale (oppiacei, cocaina, stimolanti, allucinogeni o cannabis) nel corso della propria vita. Il dato emerge dalla rilevazione condotta l’anno scorso dal Dipartimento antidroga. La cocaina da sola non basta più, moltissimi sono poliassuntori. Comunque, la cannabis si conferma essere la sostanza più diffusa (tre milioni e mezzo i consumatori in Italia). Ma anche l’alcol continua a fare danni. Il 16% degli studenti ammette di avere fatto binge drinking.  

Dunque, le nuove droghe sono smart e facili da trovare. Nella maggior parte dei casi lo spaccio si è trasferito dalle piazze ai canali social. Si continua a utilizzare il web anche se ora le misure anticovid sono allentate. Un possibile killer è il Fentanyl. Le autorità segnalano molti casi di  overdose provocati da questo oppiaceo. «Sostanza fino a cento volte più potente dell’eroina, negli Stati Uniti ha fatto strage. Normalmente si usa nelle camere operatorie — ci spiega Carmelo Furnari, docente di Tossicologia forense dell’Università di Tor Vergata —. L’uso dei fentanili (oppioidi sintetici) è particolarmente rischioso per i giovani: danneggia il cervello, la cui formazione si completa intorno ai 21 anni». Furnari dice anche che i giovani «non hanno la percezione del rischio e quando pensano “tanto smetto quando voglio” è già tardi». Frutto di leggi inadeguate, andrebbero radicalmente ripensate le politiche sulle dipendenze. Le Comunità di recupero e i Servizi territoriali pubblici, i Serd, hanno affrontato l’emergenza ma sono in perenne difficoltà per scarsità di fondi. Lo conferma Massimo Barra, fondatore a Roma di Villa Maraini, istituzione storica, con un centinaio di operatori, attiva H 24, circa mille assistiti, alcuni in regime residenziale, e con unità di strada che nella capitale battono centro e periferia per dare aiuto a chi è più in difficoltà. «Che cosa chiediamo?  La certezza dei finanziamenti, che la Regione Lazio ci versa sempre in ritardo — attacca Barra —. Inoltre denunciamo l’insufficienza della diaria per ogni singolo assistito e, tra le Regioni, la disparità degli importi. Ci danno somme irrisorie, che vanno adeguate per garantire i livelli di assistenza e cura». 

Il mondo della droga pone nuove sfide, ma la politica non se ne accorge. Dal divano di casa si può acquistare qualunque sostanza illegale, tutto si svolge online. Il pusher non è più all’angolo della strada. È proprio con l’utilizzo della Rete che lo spaccio è diventato delivery e con il pagamento in bitcoin o altre valute virtuali le operazioni sono praticamente blindate. I contatti con gli spacciatori avvengono su piattaforme social ma è soprattutto sul mercato della darknet che si vende e si compra con facilità, con ordini telematici e messaggistica criptata, con spedizioni postali e corrieri a domicilio. Lo rileva l’Osservatorio europeo delle droghe nella relazione in cui sollecita gli Stati ad affrontare i problemi al tempo del Covid. I listini prezzo degli stupefacenti stanno su piattaforme internazionali. La droga dilaga, tuttavia è sceso il silenzio. L’emergenza esiste, ma il Paese non è in grado di affrontarla. Sotto accusa la politica, che ha messo la testa sotto l’ala, trincerandosi dietro leggi proibizioniste, invece di capire le differenze tra le varie sostanze e i motivi per cui i ragazzi le usano.

È ancora in vigore la legge Jervolino-Vassalli del 1990. È inadeguata. «È scritta per un mondo che non c’è più, non c’è più il tossico che si faceva il buco per strada. Tutto è cambiato. Il mercato degli stupefacenti  è in costante mutamento e ci sono nuove sostanze che nascono e muoiono nel giro di sei mesi. Anche le Comunità di recupero sono profondamente cambiate, come sono cambiate le dipendenze», a rispondere è Sabrina Molinaro, dell’Istituto di Fisiologia clinica del Cnr, impegnata con altri ricercatori nel dare supporto tecnico al Dipartimento antidroga. Ora qualcosa si muove. A fine novembre, a Genova, dopo 12 anni di vuoto, si terrà la Conferenza nazionale sulla tossicodipendenza. Un appuntamento fondamentale da cui dovranno scaturire le nuove linee guida. © RIPRODUZIONE RISERVATA