Le divisioni della guerra: due parole sulla lacerazione tra Furio Colombo e “Il Fatto” di Travaglio

Le divisioni della guerra: due parole sulla lacerazione tra Furio Colombo e “Il Fatto” di Travaglio

Autentico maestro di giornalismo, sentiamo di avere verso Furio un debito di riconoscenza e una stima professionale e umana che la polemica sulla invasione dell’Ucraina può soltanto accrescere e consolidare. Quando il “casus belli” Orsini tuonò: «Travaglio è un cattivo giorna­lista e mi ha rovinato la vita»

Il commento di VITTORIO EMILIANI

Quella volta che Orsini e Travaglio fecero scintille
«Travaglio è un cattivo giorna­lista e mi ha rovinato la vita». È preoccupato il professor Alessan­dro Orsini. Da quando Marco Travaglio lo ha accusato sul suo blog di paragonare i No Tav alle Br la sua posta elettronica pullula di insulti, scriveva “Il Giornale” mercoledì 6 luglio 2011. Avete letto bene. I protagonisti della clamorosa rottura dei giorni scorsi al “Fatto” tra Furio Colombo e il quotidiano fondato nel 2009 da Antonio Padellaro erano su due fronti opposti undici anni fa: «Mi accusa di cose che non ho scritto, c’è un clima da inquisizione», dichiarava allora il prof. Orsini. Il motivo del contendere erano stati gli scontri in Val di Susa contro la ferrovia ad alta velocità, e l’analisi dell’ex docente della Luiss riguardava Br e Black bloc (non i No Tav). Una chimica incandescente quella che lega — ieri come oggi — la guest star (involontaria) della guerra di Putin sugli schermi della chiacchiera televisiva, e il direttore del “Fatto Quotidiano”. Travaglio ha voluto — fortissimamente voluto — Orsini fra le sue firme. A costo di rompere con un maestro del giornalismo italiano come Colombo. Appena si toccano, le due molecole scatenano guerre termonucleari. Per nostra fortuna solo di carta.

PRIMA DI TUTTO voglio esprimere la più piena e calorosa solidarietà a Furio Colombo autentico maestro di giornalismo in questa sgangherata polemica di Marco Travaglio contro le sue posizioni in merito alla guerra di Putin in stile sovietico contro l’Ucraina. Furio, lucidissimo novantunenne, appartiene ad un gruppo generazionale di giornalisti Rai formatisi in anni lontani alla più solida e illuminata delle scuole. Erano i cosiddetti “corsari” in un’azienda fortemente democristiana, e tutti hanno avuto ottime carriere dentro e fuori il servizio pubblico radiotelevisivo. Emmanuele Milano, Folco Portinari, i fratelli Leto, Gianfranco Bettetini, ecc. Ma pure Raffaele Crovi, Gianni Vattimo, Umberto Eco e quanti cooperarono per esempio all’Approdo. Basta scorrere l’elenco dei servizi che realizzarono per un settimanale di punta come TV7 , isola di non conformismo e di libertà, direttore Fabiano Fabiani caporedattore Claudio Savonuzzi. Troviamo Furio Colombo in giro per il mondo, fin sull’Himalaya alla ricerca dei Beatles.

Insomma un grande giornalista e saggista che ha concorso (magari ce ne fossero!) alla formazione non provinciale dei più giovani in quei fervidi anni ’60 e a contrastare il terrorismo negli anni ’70. Non a caso in anni recenti la nuova Unità lo scelse come direttore (vicedirettore Antonio Padellaro, fondatore poi del Fatto Quotidiano) e fu senza dubbio il periodo più felice di quella testata storica prima della sua decadenza definitiva. Per questo e per altro sentiamo di avere verso Furio un debito di riconoscenza e una stima professionale e umana che questa polemica sulla invasione dell’Ucraina può soltanto accrescere e consolidare. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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