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La vittoria di Mamdani opposta a quella di Trump: verso dove va il capitalismo americano post-liberista

di Italia Libera   
La vittoria di Mamdani opposta a quella di Trump: verso dove va il capitalismo americano post...

Forse il giovane sindaco socialista può rappresentare l’inizio della fine per il turbo capitalismo e il neoliberismo. E forse darà vita a una nuova era di politiche più umane e sostenibili. Non è in ogni caso la fine del capitalismo che per sua natura pragmatica saprà reinventarsi. Anche la vittoria del populismo di Trump riflette riflette un cambio di paradigma e la volontà di un cambiamento radicale nel modo di gestire la società e l’economia. E apre il grande interrogativo sul modello socio economico verso il quale tende l’occidente. D’altronde il sistema capitalista ha attraversato numerose fasi: dal laissez faire dell’Ottocento, al New deal all’economia post keynesiana, fino al neoliberismo. La dimostrazione è che non ha leggi rigide o costanti ma si adatta alle circostanze storiche e alle necessità del momento. Ed è impossibile dire oggi quale formula inventerà domani

 ◆ L’intervento di ALESSIO LATTUCA

► La vittoria di Zohran Mamdani a New York potrebbe essere l’inizio della fine della cosiddetta sfrenata epoca che ha caratterizzato il mondo a partire degli anni Ottanta con la vittoria di Reagan e Thatcher che, per certi versi, ha pure fatto uscire dalla povertà milioni di persone ma, per altri, ha causato un aumento delle disuguaglianze, della precarietà del lavoro e dell’insicurezza economica. L’elezione di Mamdani potrebbe segnare un cambio di rotta verso politiche più equilibrate e inclusive, che tengano conto non solo del profitto economico, ma anche del benessere delle persone e dell’ambiente. Potrebbe portare a una maggiore attenzione alle questioni sociali, come l’accesso all’istruzione, alla sanità e all’abitazione, e a una maggiore regolazione del mercato per garantire una distribuzione più equa della ricchezza. Inoltre, potrebbe ispirare altri candidati progressisti a portare avanti politiche simili, contribuendo a creare un movimento di cambiamento più ampio. 

In questo senso, potrebbe essere davvero l’inizio della fine per il turbo capitalismo e il neoliberismo, e per una nuova era di politiche più umane e sostenibili. Occorre in ogni caso, considerare che sia la vittoria di Zohran Mamdani che quella di Donald Trump indicano che l’America respinge il modello di capitalismo di cui sono stati propulsori, il che manifesta un salto non si sa ancora verso dove. Non è in ogni caso la fine del capitalismo che per sua natura pragmatica saprà reinventarsi. Ma entrambe le vittorie riflettono un cambio di paradigma e la volontà di un cambiamento radicale nel modo di gestire la società e l’economia. Mentre la vittoria di Zohran Mamdani indica un desiderio di maggior giustizia sociale e uguaglianza, la vittoria di Donald Trump potrebbe essere vista come la reazione a un sistema che sembra non tenere conto delle esigenze di tutti i cittadini. Entrambe le vittorie suggeriscono una necessità di riforma e di un ripensamento delle politiche economiche e sociali attuali. 

Sembrerebbe che si vada verso un capitalismo diverso da quelli conosciuti si qui, fino ad ora. Questo nuovo modello potrebbe essere incentrato su principi di sostenibilità, responsabilità sociale e equità, piuttosto che solo sulla massimizzazione del profitto. Tuttavia, è ancora in fase di evoluzione e resta da vedere in che direzione si svilupperà. È presumibile che i numerosi giovani che hanno reso possibile la vittoria di Mamdani faranno la differenza. Hanno infatti, dimostrato una grande determinazione, capacità di mobilitazione e desiderio di cambiamento. Sicuramente continueranno ad essere protagonisti nel futuro politico del paese e possono contribuire in modo significativo allo sviluppo. È importante capire se gli elettori saranno disposti ad accettare le politiche di sinistra anche se difficili da sostenere nell’immediato, oppure se preferiranno puntare su soluzioni più radicali anti-establishment. Inoltre, è necessario analizzare se la dicotomia sinistra-destra sia davvero il fulcro del dibattito politico, o se invece il vero motore sia il rifiuto dello status quo e delle élite tradizionali. 

È interessante notare che la questione dell’immigrazione è un argomento di grande importanza nella politica contemporanea. Mentre alcuni gruppi, come gli immigrati musulmani, possono essere esaltati da certi autori, come Mamdani, altri gruppi, come conservatori, neri e ispanici, possono avere opinioni diverse sull’immigrazione, come dimostra il supporto a Trump da parte di alcuni di loro. Queste differenze riflettono le diverse prospettive e opinioni presenti nella società sul tema dell’immigrazione e la complessità di questo argomento. Sarà interessante vedere come riuscirà a bilanciare le esigenze della città e a mantenere un dialogo aperto con diverse fazioni politiche e sociali. La sua leadership sarà sicuramente messa alla prova, ma è anche un’opportunità per dimostrare le sue capacità di gestione e di negoziazione. Il grande interrogativo è come coniugare i due populismi quello di Trump America First, il quale continua ad affermare che gli Stati Uniti hanno pagato per altri, e quello di Mamdani il socialismo in una sola metropoli. 

Emerge il bisogno di affrontare una serie di sfide e questioni importanti per poter coniugare i diversi populismi presenti nella società. Queste sfide potrebbero includere di dover lavorare per superare le divisioni e i pregiudizi presenti nella società, sviluppare politiche pubbliche che tengano conto delle esigenze e delle preoccupazioni di tutti i cittadini, promuovere il dialogo e il confronto tra diverse fazioni politiche e sociali, rendere il governo più trasparente e responsabile nei confronti dei cittadini, garantendo una partecipazione e una rappresentanza più equa. In definitiva, coniugare i diversi populismi presenti nella società richiede un impegno costante per costruire una comunità più inclusiva, equa e solidale. E apre il grande interrogativo sul modello socio economico verso il quale tende l’occidente. D’altronde il sistema capitalista ha attraversato numerose fasi: dal laissez faire dell’Ottocento, al New deal all’economia post keynesiana, fino al neoliberismo. La dimostrazione è che non ha leggi rigide o costanti ma si adatta alle circostanze storiche e alle necessità del momento. Tuttavia, molti riconoscono che il modello attuale di capitalismo ha portato a disuguaglianze economiche sempre più grandi,ha aggravato problemi ambientali e sociali, e provocato una crescente precarietà per molte persone. 

Ci sono proposte e dibattiti in corso su come riformare il sistema economico per renderlo più equo, sostenibile e inclusivo per tutti. Alcuni suggeriscono modelli di economia mista, con maggiore regolamentazione statale e redistribuzione della ricchezza, mentre altri si concentrano sull’economia circolare e sulle politiche ambientali. Resta ancora aperta la domanda su quale sarà il futuro del capitalismo e se sarà necessaria una vera e propria trasformazione del sistema attuale. Ed è impossibile dire oggi quale formula inventerà domani, se sarà la somma dell’inventiva e della volontà delle persone e del mercato. Potrebbe essere qualcosa di innovativo e rivoluzionario o potrebbe essere una semplice modifica ad una formula già esistente. Dipende da numerosi fattori, come la creatività e l’ispirazione delle persone coinvolte, le esigenze del mercato e le tendenze attuali. Quello che è sicuro è che l’innovazione è un processo continuo e dinamico, quindi è sempre possibile che qualcuno possa inventare una nuova formula sorprendente in qualsiasi momento. Ma bisognerebbe tenere presente che rispetto al capitalismo selvaggio e alle disuguaglianze che ha generato, sarebbe importante trovare un equilibrio tra il ruolo dello Stato nella regolamentazione dell’economia e la libertà del mercato, per garantire una crescita sana ed equa per tutti i cittadini. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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