La transizione ecologica in tedesco e quella scritta in italiano (tra una variante del Covid e l’altra)

La transizione ecologica in tedesco e quella scritta in italiano (tra una variante del Covid e l’altra)

La legge di Bilancio in discussione al parlamento conferma 19.7 miliardi di euro anche nel 2022 per sovvenzioni che danneggiano il clima, il territorio e la salute dei cittadini. Da tre anni si discute di eliminare i cosiddetti Sad, sussidi ambientalmente dannosi: a un mese dal G20 e dalla Cop26 di Glasgow, la crisi climatica in Italia torna nel dimenticatoio? In Germania l’alleanza politica tra socialdemocratici, verdi e liberali lo afferma con chiarezza: «la crisi climatica minaccia la libertà, la prosperità e la sicurezza» e punta a chiudere (con otto anni di anticipo) l’ultima centrale a carbone raddoppiando la produzione di energia verde. Intanto, sul dibattito pubblico incombe l’arrivo di Omicron, l’ultima variante del coronavirus, mettendo a dura prova ricerca scientifica, tenuta e coesione sociale

Questo editoriale apre il numero 15 del nostro magazine pubblicato nelle edicole digitali dall’1 dicembre
L’editoriale di IGOR STAGLIANÒ 
L’AVVIO DI DICEMBRE è dominato da due notizie su cui è utile concentrare la nostra attenzione: l’arrivo di Omicron (l’ultima variante del coronavirus) dal Sudafrica e il varo del nuovo governo tedesco. Cominciamo da quest’ultimo. Chiusa l’era Merkel, la Repubblica Federale di Germania vara una coalizione parlamentare inedita. Lo shock dell’alluvione di metà luglio è stato grande: 180 vittime, 1300 dispersi, danni stimati per 6 miliardi di euro. Il conto presentato dalla crisi climatica nel cuore geopolitico dell’Europa è stato salatissimo. Imponente appare anche la risposta delineata, ora, nel programma dell’alleanza politica tra socialdemocratici, verdi e liberali. 

«La crisi climatica minaccia la libertà, la prosperità e la sicurezza» scrivono i tre partiti nel patto di governo elaborato in due mesi di confronto. «Vogliamo reinventare la nostra economia sociale di mercato e trasformarla in economia sociale-ecologica di mercato» precisano nel testo che cita la parola clima 198 volte in 177 pagine di programma. Nel concreto, il patto prevede di anticipare al 2030 la chiusura dell’ultima centrale a carbone — quella nucleare sarà spenta l’anno prossimo — e di raddoppiare la produzione di elettricità verde portandola all’80% dal 35% attuale. Fra nove anni in Germania — questo il proposito — circoleranno 15 milioni di auto elettriche e le colonnine di ricarica passeranno dalle 50mila attuali a un milione.

Si può continuare citando l’obiettivo affidato ai 16 Länder di destinare il 2% del territorio a impianti per l’energia eolica, triplicando l’eolico offshore e quadruplicando il fotovoltaico a partire dai tetti dei nuovi edifici commerciali in costruzione. Fermiamoci qui e chiediamoci: si intravvede qualcosa del genere nell’orizzonte politico sociale ed economico del nostro Paese? Eppure — ci ricordano l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e il Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) —, in cinquant’anni (dal 1971 ad oggi), contiamo 1630 morti, 48 dispersi, 1871 feriti e 320.304 evacuati e senza tetto per alluvioni e frane, giusto per stare ai disastri ambientali. Al ministero dell’Ambiente (oggi della Transizione ecologica) le richieste per la messa in sicurezza del territorio e gli interventi di mitigazione ammontano a 36 miliardi di euro. E, alle nostre latitudini, la crisi climatica non potrà che appesantire il conto.

Ed invece — alle nostre latitudini — nella legge di Bilancio confermiamo 19.7 miliardi di euro per sovvenzioni che danneggiano il clima, il territorio e la salute dei cittadini. Il conteggio dei contributi pubblici all’uso dei combustibili fossili fu fatto nel 2018 in un apposito Catalogo dal ministero dell’Ambiente. E nella sessione di Bilancio dell’anno scorso il titolare del dicastero Sergio Costa delineò un piano graduale per la transizione ecologica nella gestione degli aiuti pubblici alle categorie interessate. L’obiettivo era di sostituire i Sad con contributi adeguati a imprese e famiglie, nel solco della lotta alla crisi climatica. 

Il successore di Costa, Roberto Cingolani, sull’argomento tace. E acconsente ai finanziamenti per nascondere, ad esempio, la Co2 sotto il tappeto, come progetta di fare l’Eni nei fondali di Ravenna. Un progetto su cui si intestardisce l’amministratore delegato del Cane a sei zampe Claudio Descalzi: bocciato per l’ennesima volta dall’Unione europea, scartato dalla Bei (Banca europea per gli investimenti), in lista d’attesa per i contributi nazionali, aggirando i vincoli della Next Generation Eu. Con quale logica e coerenza si consumi questa vicenda è difficile capirlo, se si prendono sul serio — e noi vogliamo farlo — gli impegni del premier Draghi di «smetterla coi bla bla e passare ai fatti, perché non c’è più tempo».

E tempo non ce n’è più, neanche per capire cosa sta andando storto nella gestione della pandemia, tra una “stretta” sui Green pass e un’ulteriore dose di vaccino. Lo sappiamo tutti. Stiamo sperimentando in prima persona farmaci che ci consentano di fronteggiare un nemico insidioso e mortale, un virus mutante che mette a dura prova ricerca scientifica e tenuta sociale. Una sfida che non può essere affrontata col consenso — informato — dei cittadini senza spiegare perché, con i colossali profitti già incamerati, non si sospenda la proprietà intellettuale dei brevetti delle case farmaceutiche per dare la prima dose del vaccino ai paesi poveri. Si spegnerebbero così i focolai delle varianti, anziché asserragliarci nei nostri fortini fittizi con la quarta, la quinta e poi la ennesima dose. 

Né può essere vinta — la sfida che ci para davanti il coronavirus — senza trasparenza sulla copertura effettiva dei vaccini autorizzati e sulla loro effettiva durata. C’è bisogno di più informazione, non di meno, professor Monti. Non servono intrattenitori embedded per talk show H24 perché «siamo in guerra» e in guerra — come lei auspica — «bisogna trovare delle modalità meno democratiche nel dosare l’informazione». No, senatore Monti. Non è una medicina «da dosare» il racconto onesto della verità dei fatti accertati — basta andare fino in Israele e lo si vede subito quel che sta avvenendo col vaccino Pfizer su copertura e durata. La via che lei indica, con tutto il rispetto, è la via sbagliata per vincere la guerra al coronavirus. In questa pandemia e in quelle che, purtroppo, seguiranno, se la lezione sull’origine del virus l’abbiamo capita davvero. La spirale del clima e la spirale della pandemia sono ben più intrecciate fra loro di quanto ci rifiutiamo ancora di voler vedere. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Leggi qui il sommario del quindicinale n. 15 (1-15 dicembre 2021)