L’informazione secondo Mario Monti: “va somministrata in modalità meno democratiche”

L’informazione secondo Mario Monti: “va somministrata in modalità meno democratiche”

Nella lotta al Covid «bisogna trovare delle modalità meno democratiche nella somministrazione dell’informazione; in una situazione di guerra si devono accettare delle limitazioni alle libertà» afferma in diretta su La7 il senatore a vita. Nessuna reazione dai giornalisti presenti in studio a “In Onda”. Poi si “corregge” (per così dire) e ribadisce: «espressione infelice, ma il tema esiste». Di nuovo tutti silenti

Il corsivo di VITTORIO EMILIANI

L’ALTRA SERA MARIO MONTI, economista e già primo ministro — molto discusso — della “stretta” ha ribadito ad un gruppo di colleghi che vanno per la maggiore, come Marco Damilano e Concita De Gregorio, che «bisogna trovare delle modalità meno democratiche nella somministrazione dell’informazione». Nessuno di loro ha sentito il bisogno di rivendicare che l’informazione, “cane da guardia della democrazia” (o non più?), deve fare il suo mestiere, con rigore, accortezza, sensibilità, certo. E però senza “dosaggi” che suonerebbero come un’autocensura preventiva. O no? Il termine “somministrazione” poi sembra quanto mai stonato e fuori luogo. Ma che è, una medicina? 

Nessuno dei presenti si è sognato di intervenire per obiettare qualcosa, per ribadire l’autonomia dell’informazione, per confermare che il compito del giornalismo è principalmente quello di spiegare la materia invece di “somministrarla”. Siamo purtroppo ridotti così; siamo alla semplice narrazione degli eventi e delle decisioni di governo e poi ci lamentiamo se vi sono frange del Paese (1 su 10 dice il presidente Mattarella) che ancora rifiutano il vaccino animando la movida in strade e piazze, organizzando feste private nelle case, salvo poi buscarsi il Covid e andando a togliere negli ospedali posti letto specializzati a chi, senza colpa veruna, è stato contagiato o magari soffre di altre patologie che necessitano di un pronto ricovero ospedaliero e di cure intensive.

È un giornalismo, quello attuale, che si contenta di una narrazione di fatti e fenomeni. Magari piacevole, brillante. Ma narrazione. Punto e basta. Difatti nessuno è, sia pure garbatamente, insorto (Monti è pur sempre un signore di 78 anni, un senatore a vita, un bocconiano) per ricordare che la funzione del giornalismo in una democrazia compiuta non è quella di dosare questa o quella “somministrazione” compromissoria, bensì quella di dare una informazione seria, certa, fondata. Altrimenti il famoso “cane da guardia” diventa un patetico e inoffensivo cagnolino da salotto buono. © RIPRODUZIONE RISERVATA