La guerra delle carte bollate: Scanzano Jonico ancora senza sindaco e senza consiglio comunale 

La guerra delle carte bollate: Scanzano Jonico ancora senza sindaco e senza consiglio comunale 

Da tre anni commissariata, la cittadina jonica vive una nuova stagione di lotte e di attese dopo quella contro il deposito di scorie nucleari deciso dal governo nel 2003 e poi cancellato grazie a 14 giorni di mobilitazione popolare pacifica ma durissima. All’epoca la Basilicata riuscì a cambiare il destino della sua terra ma resta ancora “soffocata” dall’ombra della criminalità organizzata: Scanzano viene definita in varie inchieste dell’Antimafia come la sede operativa del clan Schettino. Al centro della paralisi politico-amministrativa c’è ancora l’ex sindaco Mario Altieri, il più votato il 7 novembre scorso ma ineleggibile per una condanna tenuta “nascosta” nell’autocertificazione per la presentazione della lista. Il Prefetto non riconvoca i comizi elettorali a giugno e i 5 Stelle interpellano il ministro dell’Interno

L’analisi di LILLI MANDARA
ANCORA SENZA SINDACO, senza un consiglio comunale, senza una rappresentanza politica: è una storia infinita e  sfortunata quella di Scanzano Jonico, il Comune in provincia di Matera sciolto per mafia nel 2019 e ora finito in un una guerra di carte bollate, ricorsi e controricorsi dopo la mancata proclamazione di Mario Altieri a sindaco della città nell’autunno scorso. Da tre anni commissariata, Scanzano vive una nuova stagione di lotte e di attese dopo quella contro il deposito di scorie nucleari deciso dal governo nel 2003 e poi cancellato grazie a 14 giorni di mobilitazione popolare pacifica ma durissima. All’epoca la Basilicata riuscì a cambiare il destino della sua terra e del Mezzogiorno d’Italia anche se il problema della localizzazione del sito rappresenta ancora oggi una pistola alla tempia per Scanzano e per molte regioni del sud Italia. 

Non si vota in questo Comune sfortunato perché bisogna attendere una sentenza definitiva che ponga fine al braccio di ferro tra Altieri e la prefettura. I fatti si svolgono nell’autunno scorso: il commissario nominato nel 2019 dopo lo scioglimento del consiglio comunale per fenomeni di infiltrazione della criminalità organizzata (Scanzano viene definita in varie inchieste dell’Antimafia come la sede operativa del clan Schettino), convoca i comizi elettorali per il 7 novembre. Nel frattempo però la commissione parlamentare d’inchiesta sulle mafie vota all’unanimità la proposta del presidente Nicola Morra di rendere pubblici i nomi segnalati dalla Direzione nazionale antimafia per i quali vi sono condizioni di impedimento alla candidatura: tra questi c’è anche quello di Altieri, candidato sindaco con la lista “Scanzano rinasce”, a causa di due condanne di cui una per abuso d’ufficio diventata irrevocabile il 17 gennaio 2014.

Un personaggio controverso Altieri che nel 2005 fu anche arrestato insieme ad altre 14 persone per corruzione, concussione e violazione della legge elettorale. I filoni d’ inchiesta all’epoca erano due: brogli elettorali alle Regionali per favorire il candidato di An e minacce durante le proteste contro il deposito di scorie, una vicenda che iniziò proprio il 13 novembre 2003, quando i riflettori si accesero sul paese lucano perché il governo voleva realizzare lì il “cimitero” nucleare italiano. Insomma due condanne, di cui solo una conclusa con una riabilitazione, a cui Altieri non aveva fatto cenno nell’autocertificazione che precede la presentazione delle liste, e che gli ha procurato anche una denuncia per falso ideologico. 

Lui si difende denunciando tutti, presentando ricorso al Tar della Basilicata che gli dà torto, così come il Tribunale civile, tanto che il prefetto decide di non convocare i comizi elettorali a giugno di quest’anno «perché solo la sentenza passata in giudicato o la sentenza di ultima istanza determina un accertamento irretrattabile della illegittimità… con la conseguenza che, ai fini della convocazione dei comizi elettorali e della connessa legittimazione del commissario prefettizio fino alla convalida degli eletti, deve farsi esclusivo riferimento alla data in cui l’accertamento giudiziario è divenuto incontrovertibile».

Insomma per ora niente elezioni, in attesa della sentenza definitiva. Una situazione intollerabile per la lista “Siamo Scanzano” (che fa riferimento ai 5 Stelle) che ha inviato una nota al Prefetto per denunciare come il prolungamento del commissariamento comporti «la sola gestione ordinaria dell’Amministrazione, che sta penalizzando gli investimenti economici sul territorio comunale, oltre ad alimentare il disagio sociale nella popolazione che da oltre 2 anni non ha una rappresentanza politica democraticamente eletta attraverso le elezioni». Secondo la lista, dovrebbero essere prese in considerazione le due pronunce di Tar e Tribunale civile, «che non hanno ritenuto valida di accoglimento la domanda presentata da Mario Altieri. Peraltro il Tar non ha concesso neanche la sospensiva. Nonostante ciò il Comune di Scanzano Jonico a giugno non potrà andare al voto e avere una rappresentanza politica». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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