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Il romanzo di Valentina Mira e l’intervento all’olio di ricino del fratello d’Italia Mollicone

di Italia Libera   
Il romanzo di Valentina Mira e l’intervento all’olio di ricino del fratello d’Italia Mollicone

Un romanzo, fatti salvi gli aspetti relativi alla diffusione di tesi, temi e forme espressive regolate per legge, si muove nello spazio, libero per definizione, della soggettività. Nella stessa misura, il romanzo (in questo caso su Acca Larenzia) si sottrae al giudizio storico, specie se di parte, che in tal caso, assomiglia molto alla censura, almeno tentata. Quanto alla forma, aspetto di leggerlo, semmai lo leggerò, visto che non sono nella giuria dello Strega, premio che, en passant, rischia di diventare letteralmente la pietra d’inciampo della destra italiana, anche senza il perfido contributo di Geppi Cucciari

◆ Il corsivo di MAURIZIO MENICUCCI

► Non ho letto ‘Dalla stessa parte mi troverai’, il libro di Valentina Mira sui fatti di Acca Larenzia, candidato al Premio Strega, dunque non so se l’onorevole fratello d’Italia Federico Mollicone abbia ragione, quando ne stronca il contenuto e lo definisce anche sciatto nella forma. Sul primo punto, mi limito a osservare che un romanzo, fatti salvi gli aspetti relativi alla diffusione di tesi, temi e forme espressive regolate per legge, si muove nello spazio, libero per definizione, della soggettività. Nella stessa misura, si sottrae al giudizio storico, specie se di parte, che in tal caso, assomiglia molto alla censura, almeno tentata. Quanto alla forma, aspetto, appunto di leggerlo, semmai lo leggerò, visto che non sono nella giuria dello Strega, premio che, en passant, rischia di diventare letteralmente la pietra d’inciampo della destra italiana, anche senza il perfido contributo di Geppi Cucciari.

Mi colpisce, però, nell’intervento all’olio di ricino dell’onorevole Mollicone, l’uso maldestro dell’avverbio ‘affatto’. “Affatto indimenticabile”, viene da lui definito il libro della Mira, e allora i casi sono due: o l’opera gli è piaciuta al punto che non la dimenticherà, quindi Mollicone si contraddice per tutto il resto del suo pistolotto (chiedo venia all’onorevole Pozzolo, m’e’ scappato..); oppure, come è altrettanto evidente, ignora che ‘affatto’ non vuol dire ‘no’. Dunque, è il caso di chiarire. ‘Affatto’ rafforza il senso della frase: se si intende negare alcunché, ‘affatto’ serve a negare ancora di più, come in ‘nient’affatto’; e lo stesso, ovviamente, se si afferma qualcosa

Probabilmente, l’onorevole è in ottima compagnia, quando commette lo strafalcione di prendere ‘affatto’ per quel che affatto non è, e non saremo così imprudenti da scommettere il contrario. Del resto, il leader dei 5 Stelle e avvocato Giuseppe Conte, nella memorabile ora in cui annunciava urbi et orbi l’uscita dal campo largo in Puglia, non ha trovato di meglio della parola andazzo (foriera di temibili rime) per riferirsi alle pratiche disinvolte di alcuni esponenti del Pd a Bari e a Torino. E questo la dice lunghissima sullo spessore culturale della nostra classe politica, di destra e di sinistra.

Però, per uno come Mollicone, che nientemeno si fregia del ruolo di responsabile della cultura del proprio partito, probabilmente dopo accurata selezione in cui ha pesato il suo ‘diploma di liceo linguistico’ (come riporta la biografia parlamentare) ecco: forse, a una voce istituzionale tanto autorevole, sarebbe richiesta un’attenzione particolare a non ferire la lingua del paese di cui i Fratelli d’Italia predicano giorno e notte la necessità di andare orgogliosi. Anche se poi, come è noto, al Ministero e al misterioso nuovo liceo che dovrebbero difendere l’italianità in tutte le sue declinazioni, i meloniani, hanno messo il nome di ‘Made in Italy’, contando, forse, sul fatto che gli inglesi sono generosi e non fanno questioni di copyright. Specialmente a chi, di questi tempi in cui c’è poco da ridere, li mette di buon umore. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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