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Il principe Andrew, Silvio Berlusconi e Novak Djokovic: la vergogna superata dalla spudoratezza

di Italia Libera   
Il principe Andrew, Silvio Berlusconi e Novak Djokovic: la vergogna superata dalla spudoratezza

Il terzogenito della Regina Elisabetta in questi giorni è alle prese con un processo per sesso con minorenni, grazie alla generosità del suo sodale Jeffrey Epstein. Sua Emittenza prova a scalare il Colle più alto della Repubblica per non scivolare nei gironi infernali del Ruby ter: anche tralasciando i processi in corso, con una condanna definitiva per frode fiscale e almeno otto prescrizioni, c’è un personaggio più divisivo di Berlusconi? Il tennista serbo, ribattezzato oramai “Novax”, è impegnato in un mortificante braccio di ferro con le autorità australiane. Lui la partita dell’arroganza l’ha già vinta, senza toccare la racchetta e senza l’aiuto degli avvocati. Forse ha paura del vaccino perché teme l’ago inoculatore sulla guancia. Bisognerebbe spiegargli che le iniezioni per i vaccini si fanno sul braccio

L’articolo di CARLO GIACOBBE
PREMESSA: QUESTE NOTE non dovrebbero capitare a portata di minorenni. È vero che oggi i giovani sono smaliziati e che molti di loro, purtroppo, crescono nel mito dell’illegalità; inoltre, grazie soprattutto a certe televisioni, ancora bambini si conoscono fatti e brutture della vita che un tempo si capivano appieno durante la naja. Comunque, è bene che chi ha l’ingrato compito di parlarne non debba provare il rimorso di avere traviato, magari innescando involontariamente un processo di emulazione, fosse anche una sola di queste giovani coscienze

Succede che le semplici cronache (politiche, sportive, giudiziarie) di ieri, giovedì 13 gennaio, in una pletora di fattacci da pubblicare sui rotocalchi anni ‘60/’70 tipo “Crimine” o “Le Ore”, ne abbiano fatti registrare tre a loro modo particolarmente abominevoli. Benché appartengano a luoghi e individui del tutto slegati tra di loro, due sono all’estero e uno in Italia, c’è un filo rosso che li rende rubricabili sotto i comuni denominatori della vergogna: che sotto sotto i protagonisti proveranno pure un po’ (almeno si spera), ma che purtroppo è largamente superata dalla spudoratezza e da un senso di onnipotenza.  

Il primo evento riguarda il principe Andrew, 62 anni il mese prossimo, terzogenito della Regina Elisabetta e in passato il preferito dei quattro figli, per il quale non ci sarà una sospirata archiviazione e che, in questi giorni, affronta una fase cruciale nel processo in cui è stato accusato di aver fatto attività erotiche di vario genere con minorenni, approfittando della generosità del suo (poi ex) amico Jeffrey Epstein. Il miliardario americano, suicidatosi in carcere nel 2019, sul suo jet avrebbe ospitato oltre a Randy Andy (“Andreuccio infoiatuccio”, come era soprannominato da giovane) anche Bill Clinton e Donald Trump, si suppone non allo stesso tempo. Comunque, ciò che lascia sconcertati è che Epstein, poco prima di impiccarsi in cella, avrebbe pagato mezzo milione di dollari a una ragazza, principale accusatrice del principe, in un patteggiamento che mettendo Andrew al riparo dalle accuse della teste avrebbe lasciato fuori anche ogni altra persona coinvolta, compreso sé stesso. 

Ufficialmente per rinuncia dell’imputato, ma notoriamente per volontà della indefettibile madre, per l’intera durata del processo ad Andrew, che per pagarsi le spese del patrocinio legale ha messo in vendita una villa del valore di 20 milioni di euro che possiede in Svizzera, saranno sospesi tutti i titoli, i gradi militari e le prerogative legate alla sua nascita, compreso l’appellativo di Altezza reale, alla pari di un cittadino qualsiasi, ancorché nobile, interdetto anche dalla linea di successione dinastica. Insomma, il figlio della regina dev’essere irreprensibile come la proverbiale moglie di Cesare.

Sebbene indubbiamente diversi, per statura (titoli a parte) delle persone implicate, i casi di Andrew duca di York e di Sua Emittenza Silvio Berlusconi qualche associazione di idee la fanno venire. Anche sul magnate italiano incombono nuove vicende giudiziarie legate alla sua asserita esuberanza sessuale, in particolare in “cene eleganti” con partecipazione, secondo l’accusa, anche di escort, svoltesi nelle varie residenze del Cavaliere. Ma anche tralasciando i processi in corso, con una condanna definitiva per frode fiscale e almeno otto prescrizioni sembra che ben difficilmente si può immaginare un personaggio che spacchi l’Italia in due più di Berlusconi. Altro che politico divisivo. Di ciò però l’interessato non sembra provare imbarazzo, anzi insiste su quello che per molti politologi e commentatori è un ricatto: se Draghi andasse al Quirinale la destra decreterebbe la fine di tutto l’attuale assetto politico. Ma dove gli indicatori della vergogna sono fermi sullo zero è nella persona del leader leghista Matteo Salvini: che sino a 48 ore fa si diceva contrario alla candidatura dell’anziano (85 anni) patron di Mediaset alla massima carica dello Stato e che ieri ha annunciato che «il Centrodestra è compatto e convinto nel sostegno a Berlusconi». 

Chiude l’elenco delle facce a prova di siringa Novak Djokovic, ormai ribattezzato “Novax” da tutti gli amici, che da giorni è impegnato in un curioso quanto in teoria per lui mortificante braccio di ferro con le autorità australiane e, indirettamente, anche con i colleghi tennisti. Che non ne possono più delle sue bugie (o mezze verità o spiritose invenzioni) sulla sua asserita immunità al Covid. Per ora, a differenza della federazione tennistica australiana, il governo non cede e ha revocato il visto; ma si sa che quando la posta anche economica è così alta la coerenza e il rispetto delle regole possono benissimo trasformarsi in optionals. Peraltro, anche se Canberra manterrà fermo il suo rifiuto di ammettere il serbo alla competizione con l’inibizione per tre anni di entrare nel territorio nazionale australiano, gli avvocati del tennista hanno già annunciato che hanno pronta una serie di ricorsi. 

Lui comunque non appare affatto mortificato, anzi, tutto il contrario. La partita dell’arroganza l’ha già vinta, senza toccare la racchetta e senza l’aiuto degli avvocati. Forse ha paura del vaccino perché in realtà teme l’ago inoculatore sulla guancia. Bisognerebbe spiegargli che le iniezioni per i vaccini, però, si fanno sul braccio. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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