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Il dominio predatorio dell’Homo sapiens e la battaglia dell’Europa sulla “natura sottomessa”

di Italia Libera   
Il dominio predatorio dell’Homo sapiens e la battaglia dell’Europa sulla “natura sottomessa”

Nonostante informazioni sommarie e non sempre accurate sulle conseguenze della crisi climatica, i cittadini italiani dimostrano di essere più ambizioni dei loro rappresentanti e degli opinionisti. Sulle cose concrete da fare, il 74% vorrebbe obiettivi per le energie rinnovabili più elevati di quelli fissati oggi dall’Unione Europea (il 32% in più entro il 2030), il 71% è disponibile a partecipare ad una comunità energetica, il 61% è favorevole a ridurre l’utilizzo del gas, nonostante i battage dell’Eni e dei suoi sottoposti. Sono i dati dell’indagine Ipsos realizzata a metà luglio in collaborazione con European Climate Foundation. Al pettine giungono sempre più velocemente i nodi di un rapporto sbagliato con le risorse naturali e l’equilibrio biofisico del nostro Pianeta. L’Unione Europea ha fatto finora da battistrada sulle scelte economiche, produttive e sociali per evitare il collasso climatico. Ma la destra globale incalza con un negazionismo cieco sull’evidenza dei fatti

Questo editoriale apre il numero 40 del nostro magazine distribuito nelle edicole digitali dal 21 luglio 2023

L’editoriale di IGOR STAGLIANÒ

È STATO UNO spartiacque netto il voto del 12 luglio nel Parlamento europeo. Sulla legge “Restore Nature” per il ripristino della natura — con cui salvare almeno il 20% delle aree terrestri e marine dell’Ue — l’Assemblea di Strasburgo s’è divisa quasi a metà: 336 voti a favore della proposta della Commissione guidata da Ursula von der Leyen, 300 contrari e 13 astenuti. La mozione della Destra che avrebbe voluto respingerla non è passata per il rotto della cuffia: 312 voti a favore, 324 contrari e 12 astensioni. Prove generali di una alternativa conservatrice e nazionalista alla maggioranza “Ursula” stipulata tra Popolari, Socialdemocratici, Verdi e Liberali da cui negli ultimi tre anni sono scaturiti i fondi per Recovery Fund, Next Generation Eu e Pnrr. Se l’alleanza tra destra e popolari prenderà corpo lo sapremo fra undici mesi. Molto dipende da come la realtà delle cose viene raccontata all’opinione pubblica. E qui viene il bello. 

L’editorialista del “Corriere della Sera” Antonio Polito non è un giornalista banale. La contesa di Strasburgo sulla transizione ecologica — «non sarà un pranzo di gala», avverte — il giorno dopo la spiega così: «da un lato i giovani che seguono Greta e si preoccupano del futuro del Pianeta perché è anche loro, dall’altro chi teme di impoverirsi oggi in cambio di un domani che probabilmente non vedrà». E via con le lamentele per le stringenti “prescrizioni” europee su auto elettriche, edifici energeticamente efficienti, alberi da piantare. Un rinverdito scontro «tra città e campagna», come se davanti ci fosse una nuova «lunga marcia» maoista da fare, quando davanti abbiamo un incombente collasso climatico da scongiurare

No, la situazione non è affatto come la riassume Polito. Le prime vittime della crisi climatica — basta allungare la memoria di qualche settimana — sono proprio le campagne: ricordate la Romagna? la perdita di fertilità dei suoli? la siccità che ha preceduto l’alluvione? Anche a contrastare questi fenomeni serve il ripristino della natura su cui si è combattuto a Strasburgo il 12 luglio. Le città, d’altro canto, non se la passano affatto meglio, con bolle di calore superiori ai 40°C in mezza Europa, e la temperatura superficiale del Mar Mediterraneo che tocca i 30°C, più alta di 5-6 gradi sulla media stagionale. I cittadini lo hanno capito bene e, in Italia, il 74% di loro vorrebbe obiettivi per le energie rinnovabili più elevati di quelli fissati oggi dall’Unione Europea (il 32% in più entro il 2030), il 71% di loro è disponibile a partecipare ad una comunità energetica, il 61% è favorevole a ridurre l’utilizzo del gas, nonostante i battage dell’Eni e dei suoi sottoposti. Le percentuali appena citate — messe a confronto con altri cinque Paesi europei (Germania, Francia, Spagna, Polonia e Gran Bretagna) — sono riprese dall’indagine Ipsos diffusa da Sky Tg24 a metà luglio e realizzata in collaborazione con European Climate Foundation. Un quadro d’insieme che racconta di Italiani ben più ambiziosi, in Europa, rispetto ai propri governanti. E ai propri opinionisti.

Gli opinionisti da noi preferiscono la tiritera sul presunto “ideologismo verde”. Nella realtà è tutto l’opposto: gli ambientalisti basano oggi le loro proposte pragmatiche sui dati di fatto, elaborati dal 99% della comunità scientifica raccolta negli organismi delle Nazioni Unite; l’unica ideologia all’opera è la “falsa coscienza” diffusa nel mondo dal “negazionismo climatico”. Una destra globale resa cieca dal velo ideologico dietro cui cela l’evidenza dei fatti, nel tentativo fallimentare di difendere gli interessi oramai insostenibili delle industrie fossili. Senza grandi risultati sul piano del consenso, a giudicare dal sondaggio Ipsos appena citato. Opinionisti avveduti, intellettualmente onesti ed attrezzati, dovrebbero ben sapere — a questo punto — che il dominio predatorio dell’Homo sapiens sul mondo naturale sta degradando le risorse disponibili e non rinnovabili. E sta portando rapidamente la nostra civiltà verso un collasso sistemico della Terra

Ma non è ineluttabile che finisca così. L’Antropocene — l’epoca in cui l’azione pervasiva dell’uomo incide in profondità sul pianeta — ci induce a ripensare il presente e il futuro del dominio esercitato sulla natura, soprattutto dal XVI secolo in avanti, da René Descartes in qua. E la “questione ambientale” d’oggi, spalancata davanti a noi da una “natura sottomessa” — per dirla con lo storico olandese Philipp Blom, a proposito della “res extensa” in opposizione alla “res cogitans” cartesiana — è la forma attuale della lotta alla tracotanza (la hybris greca) di pochi umani sui tanti altri costretti a soccombere. Una lotta attuale e urgente. In ballo, stavolta, c’è la sopravvivenza stessa dell’uomo sul Pianeta blu. Ed, insieme, c’è da conquistare l’emancipazione della maggioranza dell’umanità: da qui la forza della battaglia per la giustizia climatica, per affermare giustizia sociale e gestione equa delle risorse naturali, salvaguardandone la biodiversità. Una battaglia che ridisegna interessi in campo e protagonisti politici. E traccia nuovi confini tra destra e sinistra. Nella nostra parte di mondo, queste risorse sono anche da ripristinare, proprio com’è emerso nella battaglia sulla “Restore Nature” del 12 luglio a Strasburgo. Prova generale di quella che dovremo combattere l’anno venturo per il rinnovo del Parlamento europeo in tutti i ventisette Paesi dell’Unione. 

È convinzione di chi scrive, da anni, che le responsabilità del giornalismo nell’arretratezza del dibattito pubblico italiano sopravanzano di molto quelle — già enormi — della politica politicante. E, difatti, nei talk show dilagano “giornalisti di riferimento” con le parti pre-assegnate, proni ad alimentare la chiacchiera inconsistente in cui i fatti non hanno più alcun rilievo. Polito, per riprendere il filo, è un giornalista serio. Da una tribuna autorevole come il “Corriere” può contribuire ad alzarlo il livello del dibattito pubblico. Di tanto in tanto ci prova Ferruccio De Bortoli; poi riparte il deja vu e il deja entendu. Nella pazza giostra di sempre. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Sfoglia qui l’anteprima del magazine n. 40 (luglio 2023)

di Italia Libera   

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