Governo Draghi: il miraggio del Ponte sullo Stretto e la finzione del dibattito pubblico

Governo Draghi: il miraggio del Ponte sullo Stretto e la finzione del dibattito pubblico

Il Governo pensa di destinare 50 milioni di euro, iscritti nel bilancio 2021, per arrivare a definire uno Studio di fattibilità tecnico economico da porre alla base del Dibattimento pubblico entro il 2022, per poi arrivare con la Legge Finanziaria 2023 a trovare le risorse per realizzare il ponte. In un contro dossier inviato al Parlamento, Kyoto Club Legambiente e Wwf contestano le conclusioni del gruppo di lavoro di esperti incaricato dal ministero per le Infrastrutture e la Mobilità sostenibili. Osservano che difficilmente le due diverse ipotesi del ponte potranno superare le valutazioni economiche finanziarie e ambientali

L’analisi di STEFANO LENZI, responsabile Relazioni istituzionali del Wwf

ANCORA UNA VOLTA si tenta di mettere il carro davanti ai buoi sulla questione del ponte sullo Stretto di Messina. Una tecnica che, sinora, non ha portato grandi vantaggi a chi vuole realizzare ad ogni costo l’opera, visto che negli ultimi 50 anni di tentativi vani se ne sono fatti già tanti. Vediamo di capire se c’è, e quale possa essere stavolta, la novità all’orizzonte istituzionale.

Partiamo da qui. Il 4 agosto il ministro per le Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili (Mims) Enrico Giovannini in audizione di fronte alle Commissioni Trasporti e Ambiente della Camera dei deputati, ha illustrato l’esito della Relazione del gruppo di lavoro creato dal Mims sull’Attraversamento dello Stretto, e identificato le tappe future, ribadendo che il Governo Draghi è favorevole all’opera. Ha anche illustrato cosa è previsto a breve per il miglioramento del traghettamento. Il ministro Giovannini ha spiegato che il Governo pensa di destinare 50 milioni di euro, iscritti nel bilancio 2021, per arrivare a definire uno Studio di fattibilità tecnico economico da porre alla base del Dibattimento Pubblico entro il 2022, per poi arrivare con la Legge Finanziaria 2023 a trovare le risorse per realizzare il ponte. 

Ma l’unico progetto sinora elaborato del ponte ferroviario e stradale a campata unica di 3.300 metri non ha superato otto anni fa né la valutazione di impatto ambientale, né la verifica tecnica ed economico-finanziaria voluta dall’allora Governo Monti; e il ponte a piloni, non è niente più che un’ipotesi. Kyoto Club, Legambiente e Wwf, in un contro dossier inviato per tempo al Parlamento, hanno contestato le conclusioni del documento del gruppo di lavoro di esperti incaricato dal Mims, osservando come difficilmente le due diverse ipotesi del ponte avrebbero potuto superare, come è già successo in passato, le valutazioni economiche finanziarie e ambientali. L’opera, tra l’altro, dovrebbe sorgere in una delle aree a più elevato rischio sismico del Mediterraneo, e in cui son presenti numerosi siti della Rete Natura 2000 voluta dalla Unione Europea.

Ma alla Camera dei Deputati una grande maggioranza trasversale ha votato Ordini del Giorno, a cui si sono dichiarati contrari solo una cinquantina di deputati (Leu, FacciamoEco, una parte dei cinque stelle e qualche esponente del Pd), in cui hanno impegnato il Governo a «adottare le opportune iniziative» per «individuare le risorse necessarie per realizzare un collegamento stabile, veloce e sostenibile dello Stretto di Messina estendendo, così la rete dell’alta velocità fino alla Sicilia».  

Le associazioni ambientaliste, convinte delle proprie ragioni, chiedono ora che il confronto nel dibattito pubblico non sia falsato da soluzioni precostituite, ma che venga considerata a pieno titolo l’alternativa rappresentata dal traghettamento. Infatti, se si guardano i dati di traffico i conti non tornano: ogni giorno si muovono tra le due sponde non più di 4.500 persone e il 76,2% degli spostamenti dei passeggeri è locale e senza auto al seguito. Numeri che potranno crescere se le condizioni generali di imprese, servizi, occupazione, turismo cambieranno, ma che non raggiungeranno i numeri necessari per giustificare un’opera come il Ponte sullo Stretto i cui costi ricadranno interamente sullo Stato.

Sul traghettamento il Mims ha annunciato di voler investire 510 milioni di euro entro il 2025, ma se si è convinti che il servizio possa e debba essere migliorato, osservano gli ambientalisti, non si può escludere l’alternativa progettuale costituita dal miglioramento e potenziamento del traghettamento con soluzioni innovative, con interventi sul sistema infrastrutturale e logistico che consentano l’instradamento veloce dei treni, l’accessibilità degli autoveicoli ed il miglioramento dei servizi quotidiani dei pendolari nell’area dello Stretto. E non si dovrà trattare di semplice miglioramento dell’esistente ma di soluzioni innovative ed avanzate da progettare.

È evidente che il traghettamento è l’alternativa a minor impatto e di maggiore efficacia, che non può essere elusa nello Studio di fattibilità tecnico-economico, che deve essere elaborato da un soggetto indipendente, scelto a seguito di gara. Questo dicono gli ambientalisti che chiedono al Governo Draghi di non sposare soluzioni preconfezionate ed approssimative, dando il via ad una finzione di Dibattimento pubblico. © RIPRODUZIONE RISERVATA