Fughe di gas, trivelle pazze e frittate atomiche. I nodi della transizione già al pettine

Fughe di gas, trivelle pazze e frittate atomiche. I nodi della transizione già al pettine

Il gas naturale è aumentato del 30% nel secondo trimestre 2021, il petrolio del 200% nell’ultimo anno e mezzo, rispetto alla primavera del 2020. Tradotto: meno rinnovabili e più metano uguale energia più cara. Con la corsa al rialzo delle materie prime per la ripresa post lockdown è un bel problema. In altre parole: non aver spinto sull’acceleratore della transizione energetica fa crescere i prezzi, non il contrario. Questi i fatti, manipolati dalla stampa mainstream e dal casting prezzolato dei talk show. La controprova è il can can sul “nucleare verde” (che è come dire la “pioggia asciutta”), a cui abbocca subito Salvini

L’editoriale di IGOR STAGLIANÒ
CAPITA SEMPRE PIÙ spesso che la frittata dei fatti venga rigirata senza pudore. Per l’editore unico (giornali e tv oggi in coro), è un gioco da ragazzi. L’ultimo esempio è l’aumento del 40% delle bollette del gas annunciato per il primo ottobre, dopo il 20% di giugno. Tirate le somme, dal secondo trimestre del 2020 ad agosto di quest’anno, il costo dell’energia elettrica (per la metà prodotta col gas metano) è passato da 16 a 23 centesimi di euro per chilowattora. Da qui il battage sulla transizione ecologica descritta come un “bagno di sangue” (copyright ministro Cingolani) per il costo più alto della Co2 emessa dalle centrali alimentate con combustibili fossili. Così è stato detto e scritto. Ed è falso.

Stiamo ai fatti che sono taciuti dalla lobby degli idrocarburi e dai loro corifei tricolori, sorpresi con le dita nella marmellata. Il responsabile del Green Deal europeo, Frans Timmermans, fa due conti ed evidenzia che il costo più alto della Co2 emessa dalle centrali fossili a carico di chi inquina (secondo il principio “chi inquina paga”) incide solo per 1/5 sull’aumento dei prezzi dei fossili. Il resto dipende dalle carenze del mercato: «se avessimo fatto il Green deal cinque anni fa non saremmo in questa situazione», ha concluso il vicepresidente della Commissione europea. 

Basta leggere i numeri e si capisce perché. Il gas naturale è aumentato del 30% nel secondo trimestre 2021, il petrolio del 200% nell’ultimo anno e mezzo, rispetto alla primavera del 2020. Tradotto: meno rinnovabili e più metano uguale energia più cara. Con la corsa al rialzo delle materie prime per la ripresa post lockdown è già un bel problema. In altre parole: non aver spinto sull’acceleratore della transizione energetica fa crescere i prezzi, non il contrario. E, dal boom dei prezzi, i colossi energetici incasseranno 5 miliardi di mega utili in più.

Questi i fatti, manipolati dalla stampa mainstream e dal casting prezzolato dei talk show. La controprova è il can can sul “nucleare verde” (che è come dire la “pioggia asciutta”). Anche qui, si distingue — con imprecisioni e fanfaluche — l’ineffabile ministro della Transizione ecologica, cui fa sponda l’opinionista per tutte le stagioni con bretelle liberal e candida criniera al vento, collegato in permanenza dagli Stati Uniti su tutte le reti. La tecnologia atomica è fuorigioco da decenni per debolezza progettuale intrinseca, costi esorbitanti, pericoli irrisolti. E chi si attacca al carro nucleare? A parte i soliti Chicco Testa e Paolo Scaroni, niente meno che Salvini. 

Un modo come un altro per discutere del nulla, se non fossimo davanti al nodo centrale del dibattito politico ed economico dei prossimi mesi e anni. Dobbiamo frenare o accelerare la riconversione ecologica di fronte alla crisi climatica? Con il nuovo Piano sulle aree idonee al rilascio delle concessioni minerarie, il ministero della Transizione ecologica si appresta ad accrescere le aree marine da affidare ai petrolieri: dai 16.987 chilometri quadrati attuali ai 28.777 del Piano Cingolani da coltivare nei prossimi decenni. Questo in mare. Sulla terraferma si aggiungono i 45.500 kmq, con la possibilità futura di “bucare” con le trivelle anche Parchi e aree protette. 

Che c’entra tutto ciò con i fondi europei della Next generation Eu e il Recovery fund? Dopo averlo incontrato, Giuseppe Conte assicura che Cingolani — indicato da Grillo come titolare del fu ministero dell’Ambiente — rientrerà nei ranghi. Boh. Uno sconcertante balletto su cui Draghi resta immobile: moderna Sfinge di Giza, tace e non è affatto chiaro se acconsente a tante sfrontate falsità. © RIPRODUZIONE RISERVATA