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Europa 2024 alla prova del voto: «L’Ue ha costruito pace e benessere; indolenza e ignavia la distruggono»

di Italia Libera   
Europa 2024 alla prova del voto: «L’Ue ha costruito pace e benessere; indolenza e ignavia la distruggono»

L’8 e 9 giugno prossimi eleggeremo per la decima volta gli europarlamentari (76 italiani su 720 complessivi) dei 27 Paesi aderenti all’Unione Europea. Gli ignavi che non andranno a votare forse non riescono a immaginare le peggiori ricadute, socio-politiche ed economiche, in cui verrebbe a trovarsi anche il nostro Paese fuori dall’Ue. Cosa sarebbe successo, non solo in Italia, con l’irruzione del Covid, se l’Ue non avesse provveduto all’acquisto collettivo dei vaccini per ottenere più dosi rispetto a singoli contratti fatti in ordine sparso? Sembrano realtà acquisite, nella vita quotidiana degli europei, l’abolizione del roaming per i cellulari in vigore dal 2017; l’utilizzo del caricabatterie universale; le possibilità offerte ai giovani con Erasmus che è il programma dell’Ue per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport in Europa; la libertà di circolazione nei paesi Schengen. E tanto altro ancora. Nonostante i suoi limiti, secondo Eurobarometro, il 71% dei cittadini europei ritengono, tuttavia, che il proprio Paese abbia beneficiato dell’appartenenza all’Ue, e il 47% conservano un’immagine positiva dell’Unione

◆ L’intervento di ROCCO TANCREDI

► Appena varcate le porte dell’Inferno, Dante viene assalito da urla e pianti di coloro che vi sono arrivati ​​perché, in un momento critico della loro vita, si sono rifiutati di prendere posizione: sono “gli indolenti”. Nessuno vuole queste anime pusillanimi, nemmeno Lucifero, e così sono condannati a vagare nudi nel vestibolo dell’Inferno, punti da vespe e tafani. Questa reminiscenza  dantesca calza a pennello, a un mese dalle elezioni del nuovo Parlamento europeo (8 e 9 giugno in Italia), dopo la lettura di sondaggi − essi non “rappresentano” la realtà ma la “simulano”, secondo Jean Baudrillard − che prevedono comunque una grossa astensione dal voto non solo in Europa, ma anche in Italia. Alcuni cercano di giustificare la loro ignavia e di spiegare la loro neutralità come una scelta ideologica attentamente ponderata.

Il 9 maggio si è celebrata (e chi se n’è accorto?) la Festa dell’Europa per ricordare la “Dichiarazione Schuman” dell’allora ministro degli Esteri francese, Robert Schuman, il 9 maggio 1950. Ispirato e per la gran parte scritto da Jean Monnet, il documento proponeva la creazione della Ceca (Comunità europea del carbone e dell’acciaio), i cui membri avrebbero messo in comune le produzioni di carbone e acciaio. Aderirono sei paesi fondatori: Francia, Germania occidentale, Italia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo. La Ceca è stata la prima di una serie di istituzioni europee sovranazionali che avrebbero condotto a quella che oggi è l’Unione Europea. Il 5 agosto 1943 Monnet usò queste parole: «Non ci sarà pace in Europa se gli Stati verranno ricostruiti sulla base della sovranità nazionale […]. Gli Stati europei sono troppo piccoli per garantire ai loro popoli la necessaria prosperità e lo sviluppo sociale. Le nazioni europee dovranno riunirsi in una Federazione». Il proposito esplicitato da Monnet non si è ancora compiuto, ma questo rapido riferimento alla storia dell’Unione Europea potrebbe essere utile per meglio comprendere l’importanza del voto che siamo chiamati a dare il mese prossimo.

Il 9 giugno eleggeremo, per la decima volta a suffragio universale, gli europarlamentari (76 italiani su 720 complessivi) nei 27 Paesi aderenti all’Ue. Gli ignavi che non andranno a votare forse non riescono a immaginare le peggiori ricadute, socio-politiche ed economiche, in cui verrebbe a trovarsi anche il nostro Paese fuori dall’Ue. Cosa rappresenterebbe domenica 9 giugno la “diserzione astensionista” o la scheda bianca? Un meno di niente che potrebbe consentire l’instaurazione nell’Ue di un regime nazionalista e xenofobo, come quelli che già purtroppo contribuiscono a indebolire l’Europa dal suo interno. L’Ue viene  spesso definita molto burocratica, complicata, quasi dittatoriale. Le si rimprovera tutto e il contrario di tutto. Per una parte di elettori di sinistra è molto liberale con tendenze antisociali. Per l’estrema destra l’Ue priva gli Stati membri della loro sovranità. Ovunque l’Unione è accusata di tutti i mali possibili dagli euro fobici che, purtroppo, proliferano ovunque determinando, a volte, un vero e proprio attacco contro Bruxelles.

Per prendere coscienza e conoscenza dell’importanza dell’Europa nella nostra vita basti immaginare cosa sarebbe successo non solo in Italia, con l’irruzione del Covid, se l’Ue non avesse provveduto all’acquisto collettivo dei vaccini per ottenere più dosi rispetto a singoli contratti fatti in ordine sparso. O quando la Francia e la Germania volevano conservare mascherine e guanti piuttosto che mandarli in Italia, primo paese a essere colpito dal virus. E i 750 miliardi del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resistenza) all’interno del Next Generation Eu per finanziare in tutta Europa la ripresa post Covid? La parte più consistente è stata destinata al nostro Paese che dispone di circa 248 miliardi di euro. Sembrano realtà acquisite, nella vita quotidiana degli europei, l’abolizione del roaming per i cellulari in vigore dal 2017; l’utilizzo del caricabatterie universale; le possibilità offerte ai giovani con Erasmus che è il programma dell’Ue per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport in Europa; la libertà di circolazione nei paesi Schengen, l’istituzione del numero di emergenza unico in Europa, il 112 (adottato nel 2009 e fra poco anche in Italia); la direttiva sul salario minimo dei lavoratori (adottata due anni fa), ma non ancora recepita dal governo italiano, e quella sulla tutela dei rider che non si è potuta definire in trasformazione di salariati per l’opposizione di francesi e tedeschi.

Certo vi sono ancora zone d’ombra nella costruzione di un’Europa unita come l’avevano immaginata i padri fondatori. Ci sono nuovi problemi per il futuro, dovuti al cambiamento dello scenario internazionale a seguito del nuovo atteggiamento degli Stati Uniti (che, con la Russia, sono contrari a un’Europa unita) cui si aggiunge la definitiva affermazione della Cina come potenza mondiale. C’è molto ancora da realizzare: una Difesa comune europea e soprattutto una politica comune economica, sociale e fiscale. Anche per questo non bisogna astenersi dal voto il prossimo 8 e 9 giugno e individuare candidati che si impegnino a lavorare a Bruxelles, negando la preferenza ai già quasi eletti che non potranno trasferirsi a Bruxelles e Strasburgo: Meloni, Schlein, Tajani e Renzi (che a Bruxelles lo ricordano tutti quando, quale presidente di turno del Consiglio, dopo il suo intervento di rito nell’aula di Strasburgo il 2 luglio 2014 − sono uno dei testimoni presenti −, rinunciò all’abituale conferenza stampa per tornare subito a Roma per registrare una puntata di “Porta a Porta). Tra i non votabili, mettiamoci anche Michele Santoro e Carlo Calenda che, eletti al Parlamento europeo, abbandonarono il seggio parlamentare e solo dopo alcuni mesi di permanenza (pagati regolarmente) si dimisero e tornarono a casa senza lasciare traccia del loro impegno

Detto tutto questo, secondo Eurobarometro il 71% dei cittadini europei ritengono, tuttavia, che il proprio Paese abbia beneficiato dell’appartenenza all’Ue, e il 47% conservano un’immagine positiva dell’Unione. © RIPRODUZIONE RISERVATA

di Italia Libera   
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