Appello per i nostri Patriarchi della biodiversità a rischio di abbandono a Villa dei Quintili

Appello per i nostri Patriarchi della biodiversità a rischio di abbandono a Villa dei Quintili

Sergio Guidi aveva creato uno splendido Giardino della Unità d’Italia con l’entusiastica collaborazione dell’allora Soprintendente alle Antichità e all’Appia Antica Rita Paris e — perché non dirlo? — con la partecipazione di chi scrive. Sotto la guida dell’arch. De Vico era stato piantato un Giardino del Patriarchi disegnando penisola e isole maggiori con un patriarca a partire dall’Ogliastro di Luras in Sardegna di ben 3800 anni il più antico. In mezzo ai filari erano state piantate guide di arbusti antichi come l’Agnocasto il cui infuso serviva a sedare gli ardori sessuali di laici e religiosi in specie delle monache. Ora si ripropone pressante il problema centrale del ripristino e della costante manutenzione del Giardino che il Parco non sembra in grado di affrontare e assicurare. Ed è un peccato perché si tratta di un’opera veramente unica nel suo genere. Mobilitiamoci!

L’articolo di VITTORIO EMILIANI
L’INSTANCABILE ESPLORATORE dei Patriarchi Sergio Guidi mio concittadino di Predappio, residente a Forlimpopoli dove si stabilirono i miei ascendenti già “canapini” originari di Faenza, prosegue instancabile nel censimento degli alberi da frutto più che pluridecennali. Solo che non ha più spazio per i loro discendenti ricavati rigorosamente per talea. Impiegava (ora è in pensione, con il minimo dalla Regione visto che era il più bravo e solerte) anche le vacanze a cercare nuovi Patriarchi nelle campagne. 

A Roma ai piedi della splendida Villa dei Quintili con ingresso dall’Appia Nuova aveva creato uno splendido Giardino della Unità d’Italia con l’entusiastica collaborazione dell’allora Soprintendente alle Antichità e all’Appia Antica Rita Paris e — perché non dirlo? — con la partecipazione di chi scrive. Sotto la guida dell’arch. De Vico era stato piantato un Giardino del Patriarchi disegnando penisola e isole maggiori con un patriarca a partire dall’Ogliastro di Luras in Sardegna di ben 3800 anni il più antico. In mezzo ai filari erano state piantate guide di arbusti antichi come l’Agnocasto il cui infuso serviva a sedare gli ardori sessuali di laici e religiosi in specie delle monache.

Malgrado alcuni vandalismi di visitatori, la prima fioritura e poi fruttificazione del Giardino fu così splendida e abbondante che l’olio ricavato dagli Olivi che rappresentavano alcuni regioni (in primis la Puglia con l’olio di Venafro ritenuto il top da Varrone, Columella, lo stesso Orazio) regalammo dopo una lieta merenda ai custodi tutto il verde ricavato.

Purtroppo non si è riusciti ad assicurare una adeguata manutenzione al Giardino. Non tanto alle piante, anche se alcune purtroppo sono state vandalizzate da visitatori barbari. Quanto alle corsie di arbusti che passano in mezzo ai filari di Patriarchi ormai quasi tutti molto cresciuti e in piena produzione appaiono abbandonate e inselvatichite. Il nuovo presidente Simone Quilici sta progettando tutt’altra cosa e Rita Paris che tanto ha fatto per l’Appia Antica mi sembra giustamente sconfortata. Come gruppo di pressione dobbiamo fare qualcosa ma presso chi con un Ministero definanziato rispetto a quelli di tutta Europa e che impegna le scarse risorse in iniziative più che discutibili come la trasformazione del Colosseo in luogo di spettacolo?

Ora però si ripropone pressante il problema centrale del ripristino e della costante manutenzione del Giardino che il Parco non sembra in grado di affrontare e assicurare ed è un peccato perché si tratta di un’opera veramente unica nel suo genere. Anche a nome ďell’instancabile Guidi e dei suoi collaboratori rivolgo un appello a enti e associazioni affinché quest’opera unica per Roma possa trovare le forze per una sua dignitosa manutenzione. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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