“All’armi son fascisti!”. Carlo Taormina e Giuliano Castellino riprovano a usurpare “Italia Libera”

“All’armi son fascisti!”. Carlo Taormina e Giuliano Castellino riprovano a usurpare “Italia Libera”

Nell’anniversario dell’assalto squadrista che devastò un anno fa la sede nazionale della Cgil, i neofascisti ritentano di usurpare la storia e la cultura racchiusa nel nome del giornale del partito d’Azione diretto dal martire della Resistenza Leone Ginzburg. Il presidente onorario della nostra testata Vittorio Emiliani e il direttore Igor Staglianò scrivono agli organi di informazione per denunciare l’impostura di losche figure dell’estremismo di destra. Chiedono a tutti i colleghi giornalisti di non amplificare passivamente l’usurpazione di un patrimonio di memoria collettiva della nostra Repubblica. Rilanciato l’appello firmato ventidue mesi fa da un centinaio di intellettuali democratici e antifascisti: fra gli altri, Ferruccio Parri jr, Carlo Ginzburg, Dacia Maraini, Giovanna Borgese, Corrado Stajano. I fascisti, comunque camuffati, non passeranno. Nemmeno stavolta



La lettera di VITTORIO EMILIANI E IGOR STAGLIANÒ agli organi di informazione


Roma, 8 ottobre 2022. Giuliano Castellino (sul suo braccio la Z dei carri armati di Putin), alla presentazione del movimento neofascista che vorrebbe appropriarsi del nome glorioso del giornale del Partito d’Azione (sotto il titolo)

ROMA, 9 OTTOBRE 2022 — L’avvocato Carlo Taormina ci riprova ad usurpare il nome glorioso di “Italia Libera”. Stavolta con un avanzo di Forza Nuova, quel Giuliano Castellino che, ancora a piede libero, diede l’assalto, giusto un anno fa, alla sede nazionale della Cgil assieme agli altri suoi camerati, in testa Roberto Fiore. Un’azione squadristica consumata nell’inerzia (o peggio) dell’allora prefetto di Roma Matteo Piantedosi, oggi in predicato di assumere l’incarico di ministro dell’Interno nel governo della destra guidato da Giorgia Meloni.


Ventidue mesi fa un appello contro l’impostura storica e politica di Taormina e soci fu lanciato e sottoscritto da un centinaio di intellettuali antifascisti, primi firmatari Ferruccio Parri jr, Carlo Ginzburg, Dacia Maraini, Corrado Stajano, Giovanna Borgese, Nadia Urbinati, Valerio Magrelli, Salvatore Settis, Ugo Mattei, Adriano Prosperi (vedi qui appello e firme). Oggi rilanciamo la mobilitazione attorno a quell’appello con ancora più forza e determinazione e invitiamo la cultura e le forze sociali democratiche e antifasciste a mobilitarsi con tutti noi: uno scempio storico e politico inaccettabile va fermato senza esitazioni ulteriori. 


Leone Ginzburg, direttore dell’edizione romana de “L’Italia Libera”: foto segnaletica del 1934

Ai colleghi giornalisti chiediamo di non amplificare passivamente l’usurpazione di un nome che è patrimonio di memoria collettiva della nostra Repubblica nata dalla Resistenza antifascista. Una lotta per la libertà di tutti combattuta fino al sacrificio estremo da uomini di grande valore come Leone Ginzburg, imprigionato, torturato e ucciso dai nazifascisti nel carcere di Regina Coeli, mentre dirigeva l’edizione romana del Partito d’Azione “L’Italia Libera”. 


Agli organi di informazione chiediamo di dar conto di questa nostra ferma protesta. Da parte nostra tuteleremo in tutte le sedi il legittimo diritto all’uso esclusivo di “Italia Libera”, testata giornalistica registrata e marchio depositato a tutti gli effetti di legge. I fascisti, comunque camuffati, non passeranno. Nemmeno stavolta.


Chi è d’accordo con l’appello lo condivida sulla propria rete social. Per le adesioni scrivere a: redazione@italialibera.online