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“Alatriste”, storia di un uomo di spada e di valore: dall’Inferno delle Fiandre all’Azovstal di Mariupol 

di Italia Libera   
“Alatriste”, storia di un uomo di spada e di valore: dall’Inferno delle Fiandre all’Azovstal di Mariupol 

La Ue ha un’azione da svolgere diversa da quella di Biden e della Nato. Un’azione che renda possibile quel primo passo. I miliardi per ricostruire l’Ucraina, già pronti, vengono dopo. Concretamente, ricorrendo a quel patrimonio che è di fatto Angela Merkel, non può la Ue costruire una proposta che colleghi credibilmente la resa del battaglione Azov con la salvezza di soldati e cittadini ucraini imprigionati in quell’inferno? E con l’impostazione, finalmente, di una trattativa, che, oltre a salvare migliaia e migliaia di altre vite, inizi ad affrontare le difficilissime questioni poste sul tappeto. Forse ci vorranno anni, come la storia ha insegnato per analoghi conflitti

L’articolo di HERR K.
L’ALTRA SERA, per l’ennesima volta, hanno replicato in Tv “Il destino di un guerriero. Alatriste”. La storia di un uomo di spada e di valore, un “capitano” impegnato su tutti i fronti dell’impero spagnolo a partire da quel “inferno delle Fiandre”. Una ricostruzione degli ambienti molto velasqueziana, amori sacrificati dal potere, un Viggo Mortensen alla grande. Anche quando adempie alla bassa cucina dei potenti. E un finale ultra-epico, nel quale un manipolo di eroi rifiuta la resa, con l’onore delle armi, concessa dal duca francese ammirato dell’incredibile resistenza. “Siamo soldati spagnoli”, così Viggo motiva il rifiuto e la sequenza successiva è il fermo immagine dell’urlo in un assalto disperato. Roba da lucciconi.

Non siamo un manipolo di eroici soldati spagnoli, noi Ue intendo. E il più volte proclamato intento di pervenire a un cessate il fuoco, come primo passo verso una trattativa di pace tra Russia e Ucraina, non può essere gestito come fa il “capitano” Alatriste. La mite von der Leyen, che si gutturalizza in un “La faremo pagare cara a Putin”, dopo aver messo a punto la sesta o settima mandata di sanzioni, suona più che una minaccia economica. Come dire che i Leopard tedeschi forniti all’Ucraina sono solo un primo passo. Già poi, rovinare Putin economicamente è lo stilema un po’ ipocrita in voga, come se quella rovina economica non riguardasse tutto il popolo russo, e non, certo, solo lo zar con i suoi oligarchi. “Colpa loro, che si tengono quel regime autoritario”, sembra di vederlo il fumetto implicito che viene trattenuto a stento dalle bocche di vari commentatori. Perché anche i meno dotati si rendono conto che “esportare la democrazia” è stato sepolto da centinaia di migliaia di morti, sterminate macerie e indicibili sofferenze. E risultati orribili o, quando va bene, umilianti. Però il tic resta. 

Non è con i tic che si può muovere un primo passo verso la pace. Putin è un disprezzabile e scellerato aggressore, che con l’azione dei suoi generali semina lutti e obbrobri, però bisogna aver ben chiaro se la condizione per muovere quel primo passo è che venga fatto fuori dal governo della Russia. Più volte la Nato ha rifiutato la richiesta di corridoi aerei avanzata da Zelensky, con una motivazione semplice e precisa: non allargare il conflitto verso una situazione incontrollabile. È cambiato qualcosa? Tutti pronti a esecrare gli accenni tutt’altro che velati del Cremlino sul ricorso alle armi nucleari, magari per negarlo ma in questo modo ricordarlo. E ora? La Russia messa alle strette di una sconfitta senza uscite rinuncerà a tradurre in atto le minacce? La diplomazia serve esattamente a intrecciare rapporti in situazioni tremende, tra soggetti che si combattono. E sconta anche il trattare con personaggi disgustosi. Se no ci si riduce agli appelli del Papa, un nobile, condivisibile e giusto richiamo ai valori della pace negati e distrutti dall’irragionevolezza della guerra. Ma inefficace di fronte al perdurare di missili e bombardamenti. Per giorni. Per settimane. Per mesi.

Insomma, la Ue ha un’azione da svolgere diversa da quella di Biden e della Nato. Un’azione che renda possibile quel primo passo. I miliardi per ricostruire l’Ucraina, già pronti, vengono dopo. Concretamente, magari ricorrendo a quel patrimonio che è di fatto Angela Merkel, non può la Ue costruire una proposta che colleghi credibilmente la resa del battaglione Azov con la salvezza di soldati e cittadini ucraini imprigionati in quell’inferno? E con l’impostazione, finalmente, di una trattativa, che, oltre a salvare migliaia e migliaia di altre vite, inizi ad affrontare le difficilissime questioni poste sul tappeto. Forse ci vorranno anni, come la storia ha insegnato per analoghi conflitti. Ma la soluzione “Alatriste” lasciamola all’epica cinematografica. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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