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«Ci mancherai, carissimo maestro»: l’addio a Massimo Scalia ieri in Campidoglio

di Italia Libera   
«Ci mancherai, carissimo maestro»: l’addio a Massimo Scalia ieri in Campidoglio

La sala della Protomoteca del Campidoglio colma, una folla commossa di amici, colleghi, ambientalisti, docenti universitari, ex parlamentari e militanti ecologisti gli hanno dato l’ultimo saluto. Con dolore e rammarico per una scomparsa tragica e inattesa. La cerimonia laica, gestita dall’assessore del Comune di Roma Eugenio Patanè in rappresentanza dell’Amministrazione capitolina, è stata aperta dal ricordo del figlio Luca con la voce rotta dall’emozione e da Layla Shukor figlia della sua amatissima compagna Adele Vannini. Sono seguiti gli interventi carichi di ricordi e aneddoti spensierati che hanno restituito la ricchezza e le tante sfaccettature della grande personalità di Massimo Scalia: da Ermete Realacci (Legambiente) a Gianni Squitieri (Fondazione Sviluppo Sostenibile), da Giovanni Puglisi (presidente Unesco) ad Aurelio Angelini (Movimento Ecologista) a Massimo Sperini (Università Tor Vergata). Di seguito il ricordo del direttore di Italia Libera davanti al feretro

◆ Il ricordo di IGOR STAGLIANÒ

► Oggi il mio ricordo ho pensato di portarlo come se all’altro capo del telefono ci fosse Massimo, come abbiamo fatto quasi tutti i giorni negli ultimi tre anni. Su qualche passaggio avrebbe avuto da ridire o non sarebbe stato d’accordo ma lo faccio lo stesso, mettendo in conto che era ed è giusto così.

Quelli che siamo qui ti abbiamo voluto bene, Massimo. Per averti potuto conoscere, per avere studiato assieme, per avere dibattuto e combattuto fianco a fianco. Con te ora abbiamo perduto acume scientifico, impegno sociale, intelligenza politica.

L’acume scientifico l’hai messo al servizio di una società civile più consapevole e più giusta nelle scelte ineludibili del nostro tempo per salvare la presenza stessa dell’umanità sulla Terra. Non era facile negli anni Settanta dire forte e chiaro, da fisico matematico, che il re nucleare era nudo e che l’atomo per la pace un inganno. Non era facile dirlo in quegli anni nella tua facoltà di Scienze a La Sapienza, dominata da fisici nucleari intoccabili. Tu l’hai fatto, con Gianni Mattioli e non molti altri. E hai aperto la mente ad un’intera generazione di ecologisti. Alle spalle avevi l’esempio della “Primavera silenziosa” di Rachel Carson, davanti agli occhi il “Rapporto sui limiti dello sviluppo” del Club di Roma.

Ai tanti giovani che scendevano in piazza dopo l’incidente di Three Mile Island hai fornito armi dialettiche affilate per combattere la giusta battaglia contro il rischio atomico. E all’Italia hai fornito argomenti solidi per chiudere il capitolo fallimentare dell’energia nucleare ben prima di Chernobyl, prima che il fardello divenisse ancor più pesante e irrisolto di quanto non lo sia oggi.

L’impegno sociale ha guidato la tua incisiva presenza parlamentare. Quattordici anni intensi per tutelare l’ambiente e praticare la giustizia sociale. Per mettere al bando l’amianto e per combattere le ecomafie, presiedendo la prima Commissione bicamerale sul ciclo illegale dei rifiuti con cui hai aperto la strada alla repressione dei reati ambientali.

L’intelligenza politica tua ha contribuito in modo rilevante (se non decisivo) a dar vita, con un altro intellettuale militante e visionario come Alex Langer, alle Liste Verdi «nel magma ribollente dei movimenti ecologisti degli anni Ottanta», è stato scritto in questi giorni sul nostro giornale a cui hai dedicato le tue ultime energie pubblicistiche. Una intelligenza politica e una cultura umanistica solidissima, in un intreccio fecondo con l’acume scientifico che ha contraddistinto il tuo impegno accademico.

Personalmente ho avuto il privilegio di vederle alla prova tutti i giorni che abbiamo passato insieme negli ultimi tre anni per la costruzione editoriale di Italia Libera, ridando vita alla testata storica di Giustizia e Libertà con Vittorio Emiliani. Un contributo giornalistico, il tuo, ignoto ai più ma di grande qualità nella scelta delle notizie da approfondire, le analisi da sollecitare ai nostri qualificati collaboratori, le inchieste e i reportage dei nostri giornalisti da imbastire. Hai rifiutato cariche formali ma sei stato il condirettore più stimolante che potessi desiderare in un’impresa culturale controcorrente che volevi ogni giorno più tempestiva.

Chi ti ha letto in questi anni ha visto quanto accurate e sottili fossero le tue analisi sulla politica italiana dominata oggi dai post-fascisti, quanto lucide e lungimiranti le tue riflessioni sulla guerra di Putin, il conflitto israelo-palestinese, il braccio di ferro tra Usa e Cina. Che avrebbe potuto avere, quest’ultimo, persino qualche effetto positivo sulla Cop28, scrivendolo a chiare lettere un mese prima che poi avvenisse davvero a Dubai. E questo perché ogni tuo pezzo era frutto di rigore analitico del contesto e degli attori in campo ragionando sulle tendenze di fondo, senza sterili schematismi politici e ideologici.

E quanta forza hai messo negli argomenti che hanno inchiodato senza sosta il capo dell’Eni (“El Ceo” lo hai marchiato nei tuoi pezzi fulminanti, altro che l’erede di Mattei): il vero ministro degli Esteri, dell’Energia e dell’Ambiente che tiene al laccio il nostro Paese sotto il muro cadente dei fossili. Ci voleva molta forza a denunciare i tentacoli del Cane a Sei Zampe anche negli istituti universitari. Ce ne voleva tanta e ce l’hai saputa trasmettere con vigore.

Mauro Paissan, in una amara riflessione su il manifesto che ha diretto per anni, ha denunciato la congiura del silenzio degli organi mainstream sulla tua scomparsa. Lo sottolineava prima anche Ermete Realacci. Non poteva essere diverso — diciamocelo chiaro fra noi —, essendo tutta la tua esperienza pubblica l’opposto dei “caratteristi a gettone” che imperversano nei talk televisivi e sui giornali asserviti e senza più spina dorsale. Mentre si rilancia l’illusione nucleare certo non si poteva dare la parola a chi (anche solo nella memoria collettiva) gli illusionisti della fissione dell’atomo li ha sconfitti per ben due volte di seguito.

Ti abbiamo voluto bene, Massimo. Come amico, come collega, come maestro per molti di noi. Un intellettuale a tutto tondo, uno scienziato mai chiuso nella torre delle baronie accademiche. Una generosità d’animo e una dedizione personale rare, per chi le ha potute conoscere. Chi ti è stato vicino negli ultimi mesi — come ricordava poco fa Gianni Squitieri — conosce il dolore e la sofferenza patita per la perdita della tua amatissima Adele. A cui, per alleggerire il peso della malattia, trasmutavi i vostri viaggi felici per il mondo nei racconti pubblicati sulle nostre pagine con il nom de plume di Herr K. “Nickname, oggi si dice nickname. Non fare il sardo-piemontese ottocentesco” mi apostrofasti quando ti mandai la presentazione del volumetto che li raccoglie tutti, qualche giorno prima della tua scomparsa: era il buffetto finale del maestro! Un dono, i racconti per Adele, che avresti voluto regalare personalmente ai tuoi amici per questo Natale.

Ciao Massimo, ciao maestro carissimo!

di Italia Libera   

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